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Il
23 marzo siamo andati in tanti a Roma: un buon inizio, ma. |
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L'unico
Generale che ci piace, si chiama SCIOPERO!!!
IL
16 APRILE L'ITALIA SI E' FERMATA!! 13 MILIONI IN SCIOPERO!!
Adesione
massiccia in tutta Italia allo sciopero - Adesioni comprese tra
l'80% e il 90% in tutti i settori. 
ED
ORA: AVANTI A TUTTA FORZA, PER RISPONDERE COLPO SU COLPO AL
VILE ATTACCO PADRONAL-GOVERNATIVO!!! INIZIA LA CONTROFFENSIVA!!! |
•
Il
23 marzo siamo andati in tanti a Roma: un buon
inizio, ma...
...ma non basta, se dal palco si chiede poco o
niente.
Ci siamo abituati. Ricordiamo cosa accadde
nell'autunno del 1994, le
mobilitazioni erano partite dal basso, dai
consigli di fabbrica
autoconvocati, dai sindacati autoorganizzati:
quando sono entrate in scena
le grandi confederazioni, hanno svenduto lo
sciopero generale e si sono
accontentate di sostituire Berlusconi col suo
ministro dell'economia, Dini,
ossia con l'uomo che aveva varato la
controriforma delle pensioni che aveva
fatto esplodere la protesta.
E il centrosinistra ha poi votato il governo di
Lamberto Dini, capitalista,
speculatore ed evasore fiscale, superpensionato
da 600 milioni, e anche dopo
il 1996 gli ha affidato compiti importantissimi
nei governi Prodi, D'Alema e
Amato. Legittimo dunque essere vigilanti.
Il vuoto di proposte del centrosinistra non
si riempie con gli insulti.
Il "Corriere della sera" ha fatto una
pagina intera di documentazione degli
insulti che i due Poli si scambiano
quotidianamente, invitando gli uni e gli
altri alla moderazione. In realta', lo stile dei
due contendenti ha solo
qualche punto di contatto, perche' il polo
berlusconiano ricorre
sistematicamente alle calunnie e alle
insinuazioni gratuite, mentre al
centrosinistra si puo' rimproverare al massimo
qualche esagerazione e
qualche insulto che non serve a molto.
Noi preferiremmo comunque che i toni della
sinistra (del centro non ci
importa molto, sono nemici dei lavoratori non
meno dei berlusconiani)
fossero magari meno infiammati, ma appoggiati su
argomenti concreti e
proposte inequivocabili: vorremmo soprattutto
che, dopo tante dichiarazioni
infuocate ma senza implicazioni pratiche, non ci
fosse il solito sbocco
delle squallide iniziative trasversali (dette
solennemente "bipartisan" o
piu' efficacemente "inciuci") che
hanno portato a voti comuni quasi unanimi
(sulla guerra, sulla modifica dell'art. 51 della
Costituzione, ecc.) e a
manifestazioni o fiaccolate "contro il
terrorismo" allargate perfino ...
alla "Fiamma Tricolore" del noto
terrorista Rauti!
Argomenti concreti contro il teleimbonitore
Berlusconi.
Molti esponenti dello stesso centrosinistra piu'
moderato si sfogano a
definire l'Italia un regime cileno o un vero e
proprio "fascismo". E' una
sciocchezza: ci sono tanti fascisti al governo,
ma le tecniche repressive e
di governo sono quelle classiche di ogni
democrazia borghese in difficolta',
quelle a cui eravamo abituati prima che il
'68-'69 desse uno scossone e
imponesse di cambiare registro. E poi la stessa
repressione di Genova c'era
stata a Napoli col governo di centrosinistra, a
Göteborg nella
socialdemocratica Svezia, mentre il blocco delle
frontiere (sospendendo gli
accordi di Schoengen) era stato deciso per Nizza
dal governo italiano di
centrosinistra e dalla "gauche
plurielle" francese!
Sarebbe meglio rispondere giorno per giorno (sui
luoghi di lavoro, nelle
scuole, nei bar) al mentitore di professione
Berlusconi che afferma di poter
fare quello che vuole perche' "investito
dal voto della stragrande
maggioranza degli italiani". Bisognerebbe
ricordare a tutti coloro che sono
scontenti ma rassegnati perche' pensano di
essere in minoranza, che il Polo
ha la maggioranza nel parlamento grazie a una
legge elettorale truffaldina,
ma non ha ottenuto affatto il voto della
maggioranza degli italiani.
Al Senato il 13 maggio 2001 il Polo ha avuto
14.381.007 voti, pari al 42,5%,
contro 13.260.249 dell'Ulivo (39,2%), 1.705.733
del PRC (5%) e 1.138.553
(3,4%) della Lista Di Pietro (totale 16.104535,
pari al 47,6%). Se e'
difficile immaginare che queste tre liste
potessero presentarsi insieme
utilmente senza perdere voti da una parte o
dall'altra, NON C'E' DUBBIO CHE
I LORO ELETTORI FOSSERO TUTTI DECISAMENTE
CONTRARI AL POLO. D'altra parte
una parte notevole dei non votanti (8.363.788
non partecipanti al voto, piu'
2.301.799 schede bianche o annullate con scritte
varie, per un totale di ben
10.665.597) non erano certo sostenitori di
Berlusconi!
I dati della Camera sono analoghi anche se piu'
complicati da valutare per
la differenza tra voto maggioritario e
proporzionale. Comunque, grazie all'
apporto del PRC, che non ha presentato candidati
alla parte maggioritaria,
lo scarto tra Ulivo e Polo si riduce a poche
centinaia di migliaia di voti:
Polo 16.918.020 (45,4%), Ulivo 16.289.204
(43,7%), a cui e' legittimo
aggiungere 1.496.110 della Lista Di Pietro
(4.0%). Anche qui ci sono
9.186.411 italiani che non sono andati a votare,
piu' 2.877.409 tra bianche
e nulle, per un totale di 12.063.820. L'aumento
delle astensioni e bianche
rispetto al Senato puo' essere dovuto - tra
l'altro - a una parte dell'
elettorato del PRC che non ha condiviso la
scelta di presentare candidati
solo al proporzionale. In ogni caso anche questo
dato conferma che
Berlusconi non e' stato eletto dalla maggioranza
degli italiani come
sostiene!
Berlusconi rappresenta una minoranza: perche'
l'Ulivo non glielo rinfaccia?
L'imbarazzo dell'Ulivo e in particolare dei DS,
che evitano di ricordare
ogni giorno questa semplice verita' (e ad agire
di conseguenza, smettendo di
cercare accordi trasversali come alla
Bicamerale) dipende dal fatto che non
vogliono ammettere che Berlusconi ha una
maggioranza parlamentare e puo'
quindi governare solo grazie a una legge
elettorale infame, che e' stata
voluta proprio dai DS e dai loro alleati di
allora come Mario Segni e Di
Pietro. Lungi dall'ammettere l'errore (fatto
soprattutto sperando di
liberarsi cosi' della scomoda minoranza rimasta
comunista) i DS sperano solo
di avere una rivincita approfittando della legge
nel caso di una flessione
di Berlusconi. Alla faccia della democrazia!
Invece di continuare ad
attribuire le proprie sconfitte al rifiuto di
accodarsi del PRC o dell'
Italia dei valori, i DS dovrebbero capire che se
si tornasse al
proporzionale puro, anche con i rapporti tra i
partiti registrati il 13
maggio 2001, il Polo della liberta' non sarebbe
in grado di governare.
Certo, per poter formare un governo anche con il
PRC l'Ulivo dovrebbe
cambiare rotta, smettere di fare concessioni
alla Confindustria e alla
stessa destra politica, rispondere ai bisogni
delle masse, che il PRC
interpreta e mette nel suo programma (che invece
ai DS appare dovuto a
"pregiudiziali ideologiche"!)..
L'unita' che e' possibile e necessaria.
Bertinotti ha suscitato grande scalpore con
un'intervista a "l'unita'" in
cui dichiarava la disponibilita' del PRC a un
incontro di tutti i
parlamentari delle opposizioni per identificare
alcuni obiettivi di lotta
contro il governo. La grande stampa e la TV
l'hanno presentata come un
cedimento, un ritorno del PRC all'ovile, e
alcuni compagni che non avevano
letto l'intervista sono rimasti disorientati. In
realta' Bertinotti si
dichiarava disposto a discutere con tutti, ma
indicava alcuni punti
qualificanti che non sono certo piaciuti a
Fassino o a Rutelli: opposizione
alla guerra e al liberismo (comprese le
privatizzazioni fatte proprio dal
centrosinistra), lotta in difesa dello Statuto
dei lavoratori anche con un
referendum per estenderne la validita' alla
grande massa dei lavoratori
delle piccolissime imprese e ai precari di vario
genere.
L'articolo 18 non basta.
Giustissimo: la pura difesa dell'art. 18 non
basta. I fautori della sua
abolizione insistono che sono stati pochissimi a
beneficiarne. Secondo
alcuni a ottenere il reintegro nel posto di
lavoro sono stati solo 90 in un
anno, secondo il super bugiardo ed ipocrita
Pannella, solo 40. Anche se
fossero stati un po' di piu', e' vero che
l'applicazione di questo articolo
richiedeva condizioni speciali: non si applica
ad esempio ai licenziamenti
collettivi col pretesto di difficolta'
economiche, che servono ai padroni
per sbarazzarsi dei lavoratori che difendono i
loro diritti. Non si applica
ovviamente a chi sta nelle piccolissime aziende
in cui proprio per questo,
oltre che per ragioni fiscali, molti padroni
suddividono i loro dipendenti.
Non si applica ai tanti precari con contratti
atipici, a termine, ecc. Non
si applica a chi non riesce a dimostrare a un
giudice che il licenziamento
era veramente punitivo e che lo "scarso
rendimento" o la "scarsa
attenzione"
al lavoro addotti dal padrone erano solo
pretesti. Non tutti i giudici sono
sensibili alle ragioni dei lavoratori, e in
qualche caso possono viceversa
subire le pressioni o le lusinghe di capitalisti
dotati di risorse enormi e
spalleggiati da mezzi di stampa potentissimi.
Per questo e' indispensabile non limitarsi a
difendere l'articolo 18 come e'
oggi, ma battersi per estenderne la validita' a
tutti i non protetti, come
propone il PRC, e affrontare la difesa e
l'estensione anche degli altri
diritti tutelati dallo Statuto dei Diritti.
Due semplici domande, con facili risposte.
1. Se a
beneficiare dell'articolo 18 sono stati cosi'
pochi, perche'
governo e padronato si ostinano a volerlo
cancellare? Evidentemente per
essere liberi di buttare fuori con piu'
tranquillita' chiunque difenda i
suoi diritti, senza dover inventare pretesti, o
doverlo infilare in un
licenziamento collettivo.
2. Se sono
stati cosi' pochi a essere reintegrati, come e'
possibile
che rendendo piu' facile il licenziamento senza
nessuna tutela giudiziaria
si creino tanti posti di lavoro? Al massimo la
sua abolizione dovrebbe
portare all'assunzione di 40 o 90 lavoratori al
posto dei licenziati, se
fossero veri gli argomenti padronali! Ovviamente
l'obiettivo e' un altro:
creare un clima di maggior terrore nelle
fabbriche e negli uffici,
costringendo chi "si salva" a lavorare
sempre piu' con la spada di Damocle
del licenziamento. Altro che assunzioni, ce ne
sarebbero sempre meno.
Perche' l'Ulivo e la CGIL non affrontano con
chiarezza questi problemi?
E soprattutto perche' si sono affrettati ad
escludere la proposta del PRC di
un referendum per estendere a tutti le garanzie
che oggi lo Statuto dei
lavoratori offre a pochi? Il rifiuto di ampliare
la validita' dello Statuto,
che pure sarebbe l'unico modo per fondare su
basi solide la lotta ed evitare
che facciano presa gli argomenti della destra si
spiega in primo luogo con
la ricerca dell'unita' ad ogni costo con
sindacati apertamente filopadronali
(e fino a poco tempo fa apertamente
fiancheggiatori di Berlusconi), e con le
componenti capitaliste e liberiste del
centrosinistra. Per i DS c'e' anche l
'imbarazzo dovuto al fatto che D'Alema era stato
il primo a proporre di
modificare lo Statuto per venire incontro alle
pretese padronali (e a questo
progetto lavoravano non solo personaggi della
Margherita, ma anche esponenti
DS come l'industriale De Benedetti).
Solo difendendo tutti i diritti dei
lavoratori si puo' vincere.
Eppure solo una svolta su tutti i piani, in
direzione di una controffensiva
dei lavoratori, puo' essere davvero mobilitante.
Berlusconi e' un
provocatore e un bugiardo, ma una volta tanto
mente solo in parte quando
dice che non e' molto spaventato dalla
mobilitazione del 23 marzo, cosi'
come e' stata. Effettivamente, anche se non e'
certo contento di sapere che
messi alle strette anche dalla loro base i DS
hanno saputo mobilitare il
"popolo della sinistra" come avevano
fatto in passato (ad esempio nei
grandiosi funerali di Berlinguer), sa anche che
queste mobilitazioni
investono solo in parte il vero e proprio mondo
del lavoro, e sono
soprattutto difficilmente ripetibili a breve
scadenza. Per trasformarle nell
'avvio di una riorganizzazione della classe
operaia, cosi' come e' diventata
oggi, dopo decenni di attacchi non contrastati,
bisogna affrontare tutti i
problemi che vanno oltre l'articolo 18, e i DS
(Cofferati compreso, checche'
ne pensi "il manifesto") non ne hanno
nessuna intenzione..
Anche la CGIL, per anni, ha avallato la
deregulation, e non solo col
pretesto di salvare l'unita' con CISL e UIL
apertamente filopadronali.
Oggi, di fronte a una mobilitazione sia pur
politicista e controllata dai
vertici burocratici della CGIL, Berlusconi
qualche passo indietro lo deve
fare: l'attacco del governo non e' piu' frontale
all'art. 18, o alle
pensioni (che rimangono un obiettivo essenziale,
ma pericoloso da immettere
nello scontro in questa fase), ma punta col
"libro bianco" a liquidare
definitivamente i contratti con validita'
generale (erga omnes),
approfittando del fatto che sono gia' stati
largamente erosi dalle
concessioni confederali e dalle misure prese dal
centro sinistra per
sviluppare precarieta' e flessibilita'.
Berlusconi spera di poter ricominciare a
trattare con le confederazioni
sindacali sulla destinazione del TFR (le
liquidazioni), un bottino
sottratto ai lavoratori e che interessa sia i
sindacati sia le sue
finanziarie. Il punto di partenza sarebbe
appunto il famoso "libro bianco",
ormai consacrato: i sindacati accetterebbero,
come sempre negli ultimi vent'
anni, le misure chieste da padronato e governo,
accontentandosi di gestire
gli "ammortizzatori sociali". Sempre
che non si estenda l'autorganizzazione
dei lavoratori, per impedire questo turpe
mercato.
Costruire l'unita' della classe operaia, non
quella dei vertici di partiti e sindacati.
Oggi si punta a introdurre altre differenze
contrattuali tra vecchi e
giovani. Prima Berlusconi e Maroni dicevano che
si eliminava l'art. 18 per
evitare che i vecchi togliessero il lavoro ai
giovani, oggi assicurano che
non toccheranno i diritti di chi gia' lavora, ma
che vogliono abolire la
validita' dell'art. 18 e in genere dello Statuto
solo per i nuovi assunti.
Sono trucchi da giocatori delle tre carte, ma la
proposta e' insidiosa
perche' ripercorre strade gia' praticate dai
burocrati confederali, anche
della CGIL. Bisogna spiegare a ogni lavoratore
che chi accetta che i nuovi
assunti siano pagati meno e abbiano minori
diritti di lui, anche se non e'
toccato oggi, scava la sua fossa, perche'
ovviamente il padronato, quando
addurra' le solite "difficolta'
economiche", si sbarazzera' per primi dei
lavoratori con un trattamento relativamente
migliore.
Al contrario bisogna allargare il fronte di
resistenza, e quindi per questo
bisogna puntare a coinvolgere nella difesa dello
Statuto chi oggi non
beneficia della sua protezione. La proposta
del referendum per estendere le
garanzie a tutti e' importante anche se non
sufficiente (c'e' sempre la
difficolta' se comunque la tutela rimarrebbe
affidata alla sola
magistratura, che non sempre, anzi raramente, e'
sensibile alle esigenze dei
lavoratori).
E la lotta per l'occupazione si combatte su
molti piani, a partire dalla
rivendicazione di una forte riduzione d'orario,
ben oltre le 35 ore, e
soprattutto impedendo che il ricatto del bisogno
costringa i lavoratori a
fare molte ore di straordinario per arrivare
alla fine del mese, togliendo
quindi lavoro a chi sta fuori. Per questo
occorre difendere i salari reali,
rilanciando la lotta per il ripristino della
scala mobile, che i sindacati
confederali, CGIL compresa, hanno accettato di
cancellare in cambio di vuote
promesse.
Occorre rilanciare la lotta sindacale contro il
precariato, e avviare quella
politica per abrogare il pacchetto Treu e tutte
le misure che sono state
prese in questi anni per frammentare il mondo
del lavoro col pretesto della
flessibilita' che porterebbe occupazione (bugia
detta dal centrosinistra ma
degna di quelle di Berlusconi). E' un compito di
tutti i lavoratori, ma che
non puo' essere delegato ai vertici confederali:
deve essere portato avanti
insieme dai sindacati autorganizzati insieme
agli spezzoni classisti della
CGIL, dove ci sono (rarissimi qui nel
Mezzogiorno, ma presenti in molte zone
del Nord).
Terrorismo e speculazioni.
L'avevamo detto a caldo, all'alba del 20 marzo:
l'uccisione di Biagi cadeva
come il cacio sui maccheroni per chi voleva
ricorrere al piu' squallido
armamentario da guerra fredda per tentare di
bloccare la manifestazione del
23 (perfino tentando di organizzare per quella
data i funerali di Stato, a
Roma, che la famiglia per molte ragioni ha
rifiutato).
Come da copione sperimentato, sono state
lanciate tantissime balle, comprese
quelle pseudotecniche (si assicurava ad esempio
che i bossoli erano uguali a
quelli usati per D'Antona, che invece non
c'erano mai stati, perche' era
stata usata una pistola a tamburo). Si e'
sostenuto che c'e' da sempre una
"talpa" al ministero: ma se c'e',
perche' non l'hanno presa, ne' al tempo di
D'Antona ne' ora?
Le dichiarazioni di quattro residuati
delle BR (i cosiddetti
"irriducibili"), che hanno espresso la
loro solidarieta' agli assassini
(dichiarazioni che provano solo il loro totale
isolamento nel paese e la
totale incapacita' di capire che succede e cosa
si voleva fermare con quell'
assassinio) sono state pompate e trasformate in
"rivendicazioni", come se
quelle quattro frasi buttate giu' in stampatello
in un aula di tribunale per
dimostrare la propria esistenza avessero
qualcosa in comune col prolisso
documento confezionato a computer mettendo
insieme pezzi di vecchi documenti
di quando le BR c'erano davvero (e' l'opinione
di uno che se ne intende,
Franceschini, che ha notato che in quel testo
era assurdamente assente tutto
quello che da almeno un anno appassiona e
mobilita la sinistra).
Probabilmente non sapremo mai chi ha organizzato
quell'attentato
(naturalmente reclutando manovalanza chissa'
dove, non dev'essere stato
difficile trovarla). Ma sappiamo chi ha usato
immediatamente e cinicamente
quel morto, per gettarlo di traverso sulla
strada delle mobilitazioni contro
il governo.
Oggi, di fronte all'annuncio da parte degli
Stati Uniti che ci sarebbero
attentati in preparazione per Pasqua a Firenze e
Venezia il governo italiano
(preoccupato solo del turismo?) ha dichiarato
che e' tranquillo. I nostri
servizi sono meglio informati della CIA? Sanno
tutto? E allora perche' non
sono stati identificati gli assassini di
D'Antona, e sono state cercate
false tracce prefabbricate? E perche' non e'
stato protetto Biagi? Era piu'
utile morto?
Marco Biagi non era l'unico e insostituibile
padre del Libro bianco, non era
il prezioso ed eccezionale amico di Maroni: era
stato collaboratore di Treu,
Bassolino, Salvi! Era uno dei tanti docenti che
hanno ritenuto di dover
collaborare col governo, qualunque governo, per
dare veste pseudoscientica
alle esigenze padronali. Nessuna persona appena
capace di pensare poteva
ritenere che uccidendolo si potesse fermare un
progetto di lunga durata a
cui hanno collaborato in tanti, sotto tanti
governi.
Ma hanno presentato Biagi come
"l'uomo dell'art. 18"! Quelli che lo
hanno
detto hanno rivelato di essere bugiardi e
sciacalli, se non peggio.
Comunque, chiunque sia stato, se voleva fermare
le mobilitazioni, non ci e'
riuscito. Speriamo che il risultato a media e
lunga scadenza non sia che la
stessa sinistra moderata finisca per considerare
"priorita' nazionale" la
"lotta al terrorismo" anziche' la
difesa dei diritti dei lavoratori.
Per tutte queste ragioni dobbiamo partecipare
massicciamente allo sciopero
del 16, cercando di trasformare i cortei in
momenti importanti per bloccare
gli attacchi del governo e le manovre delle
burocrazie confederali.
Lecce 30 marzo 2002
Circolo "Università" del PRC
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