Contro la congiura del silenzio sul 

REFERENDUM IN DIFESA DEI DIRITTI

Stanno cercando di nascondere ai cittadini che il 15 giugno si voterà su due questioni davvero importanti, che possono avviare una svolta. Dopo anni di smantellamento graduale delle fabbriche, dei servizi come le poste o le ferrovie, di cancellazione dei diritti di chi lavora, il governo ha tentato un colpo grosso, con la complicità di CISL e UIL: eliminare l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori che consentiva almeno a chi era licenziato individualmente di ricorrere a un magistrato per ottenere di essere riassunto, se poteva dimostrare che era stato buttato fuori SENZA GIUSTA CAUSA. Pochi riuscivano a farlo, tanto più che per cacciare un operaio capace di difendersi i padroni spesso lo inserivano in un licenziamento collettivo “per mancanza di lavoro”, salvo dopo un po’ riassumere qualcuno di quelli rassegnati a piegarsi. Occorreva anche un buon avvocato e un giudice sensibile ai problemi dei lavoratori (e non è così facile, perché contrariamente a quel che dice Berlusconi la maggioranza dei giudici non sono affatto “rossi”…). Ma ai padroni premeva lo stesso cancellare questo diritto, per distruggere definitivamente ogni capacità di resistenza dei lavoratori.

L’attacco alle conquiste dei lavoratori non era iniziato solo sotto il governo Berlusconi, ed era stato avallato inizialmente da tutti i sindacati confederali: sembrava quindi che non ci fosse niente da fare. Invece una coalizione formata dal piccolo partito della Rifondazione comunista, da una parte dei verdi e della sinistra DS, con la partecipazione decisiva dei metalmeccanici della Fiom, è riuscita a raccogliere le firme necessarie per vari referendum, su tematiche ambientalistiche ma anche per estendere la copertura dell’art. 18 a tutti quei lavoratori che ne sono sprovvisti perché buttati fuori dalle grandi aziende e inseriti in piccole imprese appartenenti allo stesso padrone, in cui è praticamente impossibile organizzare la difesa collettiva dai soprusi. Alcuni dei referendum sono stati cancellati con vari pretesti dalla Corte Costituzionale, ma ne sono rimasti due: quello sull’art. 18 e uno contro l’elettrosmog.

Tante bugie, da tutte le parti

 

Alcuni dirigenti del centro sinistra, alla ricerca dell’ennesimo “inciucio” con il Polo, hanno insinuato che se si estende la tutela dell’art. 18 alle piccole aziende… un parrucchiere non potrà più licenziare sua moglie che lo ha lasciato. Sono argomenti stupidi e disonesti, perché si sa bene che nelle aziende familiari a nessuno viene in mente di andare in tribunale: ad essere privati della tutela sono ormai soprattutto i lavoratori che un tempo stavano “protetti” nelle grandi fabbriche.

I giovani sanno che se trovano lavoro, lo trovano solo precario, a tempo, “in affitto”, senza copertura assicurativa e pensionistica, e camuffato da “lavoro in proprio” anche quando svolgono un lavoro continuativo che dovrebbe comportare una regolare assunzione a tempo indeterminato.

La portata dell’attacco padronale è evidente: senza "giusta causa" per i licenziamenti nessuna resistenza, nessuna organizzazione sarà possibile all’interno dei luoghi di lavoro.

Per questo bisogna respingere l’ignobile invito a non votare il 15 giugno (ad “andare al mare”, come diceva a suo tempo Craxi) che viene fatto dal governo Berlusconi e dal padronato (e si capisce bene perché), ma anche dagli esponenti del centro sinistra, che a Berlusconi hanno aperto la strada quando erano al governo, e dai sindacati filo governativi e filopadronali CISL e UIL.

Dobbiamo VOTARE SI’!

Anche la CGIL, inizialmente scettica e incerta, è stata sospinta da alcune categorie come i metalmeccanici della FIOM e da molte strutture locali a cambiare posizione e a schierarsi finalmente a favore del SI’ AL REFERENDUM per l’estensione dell’art. 18 a tutti.

Rompiamo la congiura del silenzio: non c’è nessuna informazione televisiva e sulla grande stampa “indipendente” (cioè padronale), neppure per ricordare di cercare la maledetta TESSERA ELETTORALE che sostituisce il vecchio certificato, che ci avvertiva del voto. Informiamo i colleghi, i vicini, gli amici: una vittoria del SI’ è possibile, e darebbe un segnale di svolta importante!

Fotoc. in proprio, Lecce 21 maggio 2003

viale Università 85, tel. 0832 304393

Circolo Università del PRC

 

 

IL 15 GIUGNO

SI

AI DIRITTI

 

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