Movimenti
sociali in Brasile
LULA IN DIFFICOLTA'
Joao Machado
(da Rouge, 3 luglio 2003)
Pur non essendo stata enorme (40.000 persone), la
manifestazione del mese scorso (11 giugno) a
Brasilia contro la riforma delle pensioni, è
stata la prima grande manifestazione centrale
contro una iniziativa del governo Lula. Ne è
stata promotrice la Confederazione nazionale dei
Lavoratori della Scuola (CNTE), affiliata alla
Centrale Unica dei Lavoratori (CUT), la cui
direzione è maggioritariamente apparentata con il
"settore maggioritario" del Partito dei
Lavoratori (PT), che ha sostenuto la mobilitazione
e vi ha preso parte. La stragrande maggioranza dei
partecipanti erano del PT.
Il governo Lula ha cercato di impedire che i
deputati del PT partecipassero alla
manifestazione. Era talmente insolito, che è
stato impossibile. Messo di fronte al fatto
evidente che gran parte dei parlamentari avrebbero
partecipato alla manifestazione, il governo ha
dovuto arretrare. Il gruppo parlamentare del
partito ha inviato ufficialmente a rappresentarlo
una delegazione, alla quale si sono aggiunti molti
parlamentari. Figura dirigente fra le più
popolari fra i pubblici dipendenti, la principale
personalità della manifestazione è stata la
senatrice Heloisa Helena.
Vari settori del PT sono entrati in contrasto con
gli orientamenti centrali del governo. Il 29
maggio scorso, una trentina di deputati del PT
avevano reso pubblico un manifesto che criticava
la riforma delle pensioni e la politica economica.
Il congresso della CUT che si è concluso un mese
fa, ha adottato risoluzioni critiche sugli stessi
punti. Un gruppo di intellettuali fra i più
prestigiosi del paese, in genere legati al PT, ha
pubblicato un "Manifesto d'allarme"
contro la proposta del governo sulle pensioni e
anche un gruppo di economisti hanno redatto due
manifesti di critica della politica economica e
sociale del governo. Nel congresso dell'Unione
nazionale degli studenti (conclusosi il 22 giungo
scorso) i delegati, in maggioranza legati al PT o
al PC brasiliano (d'origine maoista e che fa parte
della coalizione di governo) hanno votato
risoluzioni che andavano nella stessa direzione.
Finora, però, secondo i sondaggi, la popolarità
di Lula e l'appoggio al governo non ne avrebbero
risentito molto. La stessa riforma delle pensioni
sembra avere la simpatia della maggioranza della
popolazione. Nei settori organizzati della società,
invece, in particolare fra quelli legati al PT, la
situazione sta cominciando a cambiare. Il futuro
della riforma delle pensioni non è chiaro.
Finora, il governo tiene ferma l'intenzione di
farla approvare, con pochi emendamenti, e ha dalla
sua l'appoggio di quasi tutti i partiti. La base
del governo, in Parlamento, si è infatti
ampliata, al punto di comprendere ormai,
praticamente, tutti i partiti di destra; anche
quelli che formalmente fanno parte
dell'opposizione, come Il PSDB e il PFL,
appoggiano una riforma che rientra nella continuità
delle proposte che erano state fatte sotto il
governo precedente.
Anche in seno al parlamento, però, la situazione
non è poi tanto tranquilla. La stessa frazione
parlamentare del PT ha presentato un insieme di
emendamenti relativi alle questioni più
controverse, come i contributi dei non attivi, il
calcolo dell'età per l'andata in pensione, o
l'ammontare della futura pensione dei pubblici
dipendenti attualmente in servizio. Inoltre, la
CUT organizza, insieme ad alcuni deputati,
l'appoggio ai propri emendamenti, che cambiano
complessivamente il senso della riforma.
Per complicare ulteriormente le cose per il
governo, l'avvio dell'altra grande riforma
all'ordine del giorno, quella fiscale, incontra più
problemi di quanto non ci si aspettasse. Anche
questa è oggetto di una valanga di emendamenti
(contraddittori, perché alcuni la aggravano) e si
scontra con l'opposizione di determinati settori
padronali. Sembra difficile che il governo possa
mantenerla così com'è, e questo renderebbe
ancora più a rischio l'intransigenza mostrata
sulla riforma pensionistica.
Chiaramente, il destino della riforma dipenderà
dalla mobilitazione degli stessi interessati, fra
i quali esistono divergenze tattiche. Mentre la
CUT sostiene la tattica della mobilitazione in
favore degli emendamenti che cambiano
sostanzialmente la logica della riforma, senza per
ora caldeggiare una iniziativa di sciopero, alcune
strutture caldeggiano la lotta per il ritiro del
progetto e la proclamazione di uno sciopero.
Tutta questa situazione si ripercuote
evidentemente sulla procedura disciplinare
promossa dalla direzione del PT contro alcuni
parlamentari definiti "radicali" (la
senatrice Heloisa Helena e tre deputati federali).
Il clima tende a una crescente contestazione del
governo e a un appoggio crescente alla posizioni
sostenute da questi parlamentari. La commissione
del PT incaricata di raccogliere le testimonianze
si è riunita alla fine di giugno. Alcuni
intellettuali tra i più rispettati del PT si sono
presentati come testimoni in difesa (cioè contro
eventuali sanzioni nei confronti degli inquisiti).
Vi sono state anche testimonianze
specifiche, più personali, in difesa di ogni
singolo imputato. In favore di Heloisa Helena sono
intervenuti il senatore Eduarso Supplicy
(senz'altro il senatore più prestigioso del PT) e
i deputati Walter Pinheiro, Lindberg Farias,
Luciano Zica (che rappresentano varie anime della
la sinistra del PT) e i sindacalisti di Alagoas
(lo Stato di cui Heloisa Helena è originaria. Una
giuria alternativa ha già prosciolto gli imputati
e ha condannato la riforma delle pensioni.
Prevista per settembre, quando si riunirà la
Direzione nazionale, la sentenza del processo ai
quattro parlamentari rischia di essere rinviata
dai dirigenti del partito.