Appendice
Un po' di storia
del colonialismo russo nel Caucaso
La Russia ha cominciato i suoi tentativi di
penetrazione nel Caucaso
addirittura al tempo di Ivan il Terribile, che nel
1556 era arrivato fino al
fiume Terek, che scorre nelle pianure
settentrionali dell'attuale Cecenia.
Nel 1722 un altro zar, Pietro il Grande, invase
per breve tempo il
Daghestan, e i suoi successori nel 1770 riuscirono
a occupare la Cecenia,
prendendo a pretesto una richiesta di aiuto da
parte dei ceceni occidentali
(oggi chiamati ingusci), che allora erano
cristiani.
Ma gia' tre anni dopo una grande rivolta dei
ceceni orientali, da poco
convertiti all'Islam, scaccia i russi dalla
regione. Per ben diciotto anni,
le truppe russe sono ricacciate indietro da una
"guerra santa" che ha come
leader una singolare figura di avventuriero, che
si fa chiamare Mansur
Ushurma, ma che e' arrivato nel Caucaso come
missionario cattolico: padre
Giovan Battista Boetti, un domenicano originario
del Monferrato che a trent'
anni si era convertito all'Islam. I ceceni (a cui
si aggiungono anche altre
popolazioni del Caucaso, compresa una parte degli
ingusci, diventati anch'
essi musulmani per combattere gli invasori) sono
convinti che Mansur abbia
il dono dell'ubiquita', mentre i russi insinuano
che per sostenerlo si serva
di un sosia ceceno. Per qualche tempo si forma una
confederazione antirussa
che comprende il Daghestan, e a cui si aggregano
osseti, cabardini e
circassi, che si scioglie solo dopo la cattura di
Mansur, avvenuta nel 1791.
Una parte della popolazione viene deportata, e
nelle terre migliori vengono
insediate colonie di cosacchi).
Da allora il dominio russo si consolida e dura
ininterrottamente fino alla
comparsa degli attuali "terroristi"?
Neanche per niente. Gia' nel 1824
scoppia una rivolta ancora piu' grande, che porta
alla creazione di un
Emirato del Caucaso del Nord sotto la direzione di
Imam Shamil. Di fatto la
regione riconquista l'indipendenza, che dura fino
al 1859 (dopo la sconfitta
nella guerra di Crimea, i russi hanno concentrato
tutte le loro forze per
avere se non una rivincita, una compensazione). La
vittoria russa non e'
facile, tanto e' vero che devono riconoscere a
Shamil l'onore delle armi e
concedergli di ritirarsi (finira' i suoi giorni in
esilio alla Mecca). Una
parte degli sconfitti lo segue e si installa
nell'impero ottomano, e altri
25.000 ceceni emigreranno nel 1865 per sfuggire
all'oppressione russa;
ancora una volta nelle terre dei vinti giungono i
cosacchi, che devono
garantire la fedelta' allo zar di quella inquieta
regione.
Nei decenni successivi non ci saranno rivolte di
analoga ampiezza , ma il
ricordo di quelle precedenti alimenta il
nazionalismo. Anche se la scoperta
del petrolio nel 1900 comporta mutamenti sociali
importanti, e determina l'
afflusso di una classe operaia proveniente dalla
Russia o dall'Azerbaigian,
quando la rivoluzione d'Ottobre proclama il
diritto all'autodecisione e fa
appello a "tutti i lavoratori musulmani della
Russia e dell'Oriente" a
costruire liberamente la loro vita nazionale e
rovesciare i predoni e gli
oppressori dei loro paesi, i ceceni sono tra i
primi a rispondere
costituendo, gia' il 15 dicembre 1917, una
repubblica autonoma del Caucaso
del nord, che nel maggio successivo proclama la
sua indipendenza.
Dopo anni di lotte convulse, a cui partecipano
forze turche che occupano per
qualche tempo Azerbaigian e Daghestan, nel
febbraio 1920 l'esercito islamico
di Huzun Haji risulta determinante per schiacciare
- insieme all'Armata
rossa - le truppe controrivoluzionarie di Denikin.
I bolscevichi offrono a
Huzun Haji la carica di mufti' della Ciscaucasia,
ma dopo la sua morte
provocano una ribellione islamica guidata da Said
Bek. Dopo alcuni successi,
gli islamici vengono sconfitti, ma i comunisti,
consapevoli di essere odiati
perche' appaiono gli eredi della Russia zarista,
concedono un'ampia
amnistia, e riconoscono nuovamente i diritti
nazionali dei popoli del
Caucaso del nord. Nel gennaio 1921 viene cosi'
costituita a Vladikavkaz una
"Repubblica sovietica autonoma dei popoli
montanari", la cui autonomia e'
cosi' grande che al suo interno viene applicata la
sharia, la legge
islamica. Negli uffici pubblici compare il
ritratto dell'Imam Shamil. Ai
ceceni vengono restituite le terre che erano state
confiscate sotto gli zar
e assegnate ai coloni cosacchi.
Tuttavia il progetto leninista viene accantonato
subito dopo la morte di
Lenin. Gia' nel 1924 Stalin (che nel 1921 era
stato presente a Vladikavkaz
al momento della sua formazione) scioglie la
"Repubblica della montagna", e
inserisce nella Federazione russa le varie
nazionalita' ridotte al rango di
regioni autonome.
Nel 1928 alla lingua cecena, che veniva trascritta
usando l'alfabeto arabo,
viene imposta la trascrizione in caratteri latini
(e poi, successivamente,
in quelli cirillici, nel quadro di una
russificazione strisciante).
Contemporaneamente comincia la collettivizzazione
forzata dell'agricoltura e
della pastorizia, che significa in quelle regioni
anche una
sedentarizzazione forzata dei nomadi. Nello stesso
anno vengono abolite le
scuole coraniche e abolita la sharia.
Nel 1929 esplode una grande rivolta dei ceceni,
che viene conclusa l'anno
dopo con un armistizio e la concessione di
un'amnistia. Ma subito dopo
vengono epurati i quadri comunisti indigeni,
sostituiti da russi. L'amnistia
viene revocata e gran parte dei capi della rivolta
del 1929 vengono
fucilati. Il risultato e' che una nuova rivolta
scoppia nel 1931, e dura
fino al 1936.
Nel 1934 intanto Cecenia e Inguscezia, sempre
senza essere consultate,
vengono raggruppate in una sola repubblica
autonoma all'interno della
Russia. La storia degli anni successivi conferma
che i ceceni non si
rassegnano: nel 1940 scoppia una nuova ribellione,
guidata da un comunista
indigeno, Hassan Israilov.
Nel 1941, al momento dell'aggressione nazista,
Hitler, che punta alla
conquista del petrolio del Caucaso e che ha
studiato bene le contraddizioni
interne dell'Unione Sovietica, lancia un appello
ai musulmani a cui offre
protezione (d'altra parte un analogo atteggiamento
era stato sperimentato
nei Balcani, e nel Vicino e Medio Oriente, in
chiave antibritannica). La
Germania nazista ha ereditato anche i legami
dell'impero germanico con
quello ottomano, che aveva offerto protezione a un
"governo in esilio del
Caucaso del Nord", che continuo' a pubblicare
per anni a Berlino la sua
rivista "Caucasus". Uno dei suoi
redattori, Ali' Khan Kantemir, segue le
truppe naziste e organizza un comitato di
liberazione a cui partecipa un
generale di origine daghestana, Bicerakhov.
Alcune migliaia di balcari, caraciai, e daghestani
si arruolano come
volontari nelle formazioni ausiliare tedesche. Non
in Cecenia, dove invece
un comunista locale, Mairbek Sheripov, tenta
nuovamente un'insurrezione
indipendentista, senza nessun aiuto dei tedeschi,
che non riescono a
occupare la Cecenia-Inguscezia. Ma per Stalin fa
lo stesso, e la vendetta
colpisce in blocco tutti quei popoli, senza
distinguere tra chi ha
collaborato veramente con i nazisti e chi li ha
combattuti nelle formazioni
partigiane. Oltre un milione di ceceni, ingusci,
balcari, caraciai, ecc.
vengono deportati a partire dal 23 febbraio 1944
in Asia centrale e in
Siberia. Un terzo di essi muore durante il
trasporto in carri bestiame non
riscaldati e sigillati. La stessa sorte tocca ai
tatari di Crimea, ai
calmucchi e ai meschi di Georgia, e ai tedeschi
del Volga, istallati nella
zona da due secoli e che erano stati il pilastro
del potere bolscevico
durante la guerra civile.
I ceceni torneranno solo dopo la morte di Stalin,
nel 1957, trovando
tuttavia le loro terre e le loro case occupate da
altri. Tedeschi, meschi e
tatari hanno dovuto aspettare Gorbaciov per
tornare...
Non c'e' dubbio che i ceceni non si siano mai
rassegnati alla dominazione
russa, che anche dopo la fine dello zarismo
appariva tale, e che fu
codificata negli ultimi anni di Stalin con la
teoria della superiorita'
conquistata dalla nazione russa nella "grande
guerra patriottica", che le
assegnava il diritto di essere riconosciuta come
"guida" dell'intera Unione
Sovietica.
Al momento dello sfascio dell'URSS, i ceceni, come
altri popoli, dal Baltico
all'Asia centrale, rivendicano la loro
indipendenza, la conquistano
facilmente e la consolidano tra il 1991 e il 1993.
In quell'anno parte il
primo tentativo di riconquista russa, che si
concludera' nel 1996 con un
fallimento, dopo aver provocato danni
incalcolabili. Il generale Lebed ha
firmato un accordo che riconosce di fatto
l'indipendenza della Cecenia, che
peraltro, date le sue dimensioni e la sua
integrazione col tessuto economico
dell'ex URSS, e' disposta a realizzare una qualche
forma di federazione.
L'attuale attacco, innescato da misteriosi e non
rivendicati attentati a
Mosca, che sembrano piuttosto partiti dai servizi
segreti di Putin, serve a
rialzare il prestigio di Eltsin e a preparare il
passaggio del potere al suo
piu' giovane collaboratore. Ma serve anche ad
ammonire altri popoli della
Russia e della ex Unione Sovietica, che il potere
centrale non tollerera'
secessioni o ulteriori autonomizzazioni. In nome
di che? Dei diritti storici
della Russia, cioe' dell'aver mantenuto per due
secoli sotto il suo tallone
di ferro un popolo indomito. (...) (17/1/2000)
(Estratto da un articolo di Antonio Moscato
apparso nel num. 96 di "Bandiera
rossa", febbraio 2000.)