G8 / IL FILM DI FRANCESCA COMENCINI CON "L'ESPRESSO":
Carlo Giuliani, ragazzo

L'intervista alla mamma Haidi. Le immagini degli scontri

di Stefania Rossini

Carlo Giuliani, ragazzo... è un titolo perfetto. Perché non grida, ma rievoca quasi sommessamente un fatto tragico. Perché non celebra, ma ricorda una morte che resta inaccettabile proprio per quel semplice connotato della vittima, quell'essere, a 24 anni, ancora e soltanto un ragazzo. Non diverso dalle migliaia di ragazzi che erano arrivati a Genova, inseguendo il tam tam generazionale che li obbligava a trovarsi lì, contro il G8, contro i "grandi" della Terra. "Carlo Giuliani, ragazzo" è anche la scritta che una mano consapevole sostituì, la stessa sera di quel 20 luglio di un anno fa, alle targhe stradali di piazza Alimonda, dove Carlo era stato appena ucciso. Nessuno l'ha più cancellata.

Francesca Comencini ha fatto un documentario molto bello, perché ha intrecciato in modo sapiente la fredda cronaca ai grandi temi della tragedia greca: una morte annunciata e quasi imposta dal fato, il dolore senza scampo di una madre, il coro di una moltitudine di simili che si muove sullo sfondo e che - anche senza parlare, con il solo potere delle immagini - illustra i fatti, ricorda le circostanze, suggerisce una spiegazione. È un documentario che farebbero bene a vedere tutti, non solo i ragazzi che hanno affollato le poche sale in cui è apparso facendone già un loro piccolo cult, ma soprattutto i distratti, i cinici, quelli che la sanno lunga perché hanno visto altre stagioni di piazza e di morte, quelli che "tanto è sempre la stessa storia". Invece, storie come questa sono sempre nuove. E con esse le emozioni primarie che sanno evocare.

Haidi Giuliani, la madre di Carlo, è una donna notevole. Ripresa a macchina fissa dalla Comencini sullo sfondo di una scaffalatura zeppa di libri letti, ha una faccia ferma e intensa. Non piange e neanche inveisce. Si capisce che ha cercato, e forse ha trovato, nella caparbia ricerca di una verità, la sopravvivenza a un dolore altrimenti annichilente. Con puntiglio ha visionato migliaia di ore di filmati, ascoltato centinaia di testimonianze e ha ricostruito minuto per minuto la giornata del suo ragazzo, che forse quella mattina voleva andare al mare e invece andò in piazza, per caso, per curiosità, perché trascinato dal fiume colorato che aveva invaso Genova.

Non si resiste al fato, sembra ripetere la Comencini, che sposta la macchina da quel viso determinato solo per darci spezzoni di filmati, scelti tra quelli del gruppo di registi presenti a Genova e coordinati da Francesco Maselli. Rivediamo così sia il disordine festoso della maggior parte dei cortei, sia il più rigido incedere delle tute bianche, sia i funerei mascheramenti dei black bloc e della polizia che avanza battendo minacciosamente il tempo sui grandi scudi di plexiglas. Poi torniamo agli occhi asciutti di quella madre, che nel grande corteo che scende verso il centro insegue un cerchietto rosso. Quel cerchietto contiene la piccola figura di Carlo che seguiamo - anche noi ormai raggelati nell'attesa dell'epilogo - mentre si sposta tranquillo, si guarda intorno, si ferma a pensare incurante degli scontri, fino a quell'estintore sollevato in alto, al colpo mortale, alla camionetta che gli passa sopra e lo schiaccia una, due volte.

Poesie delicate scritte in italiano, in inglese e in latino (quest'ultime tradotte da Erri De Luca) ci parlano di un ragazzo studioso e pensieroso. Ma Haidi Giuliani è asciutta anche nei commenti: «Hanno detto che Carlo era un punkabestia, un disadattato. Non lo era. Ma anche se lo fosse stato?». È una domanda lapidaria che dice molto su quella morte annunciata, sulle indagini, sulle responsabilità, sui depistaggi e sulle menzogne.

"Carlo Giuliani, ragazzo" sarà in edicola con questo giornale venerdì 12 luglio. È un documento che conviene vedere e tenere. Come si fa con le cose che contano. Campeggi, mostre fotografiche, rassegne cinematografiche, azioni simboliche. Ma anche seminari, dibattiti e forum no stop. È questo il ventaglio delle iniziative che i no global organizzeranno, nei vari angoli del pianeta, per ricordare Carlo Giuliani e quel pomeriggio del 20 luglio in cui fu ucciso in piazza Alimonda.

Su Internet il popolo di Seattle si è messo al lavoro: chat e liste di discussione sono prese d'assalto dai nodi del movimento. «Carlo non è soltanto un simbolo della lotta per i diritti umani e la globalizzazione dal volto umano», scrive Mary Jane, australiana di Melbourne, «ma rappresenta ciascuno di noi. Quello che gli è successo può accadere a chiunque se la polizia decide di spazzarti via dalla strada. Come a Genova, a Göteborg, a Napoli». A seguire il dibattito sulla rete ci si rende conto che le motivazioni per ricordare Giuliani sono delle più varie, anche se il primo obiettivo rimane «la lotta al sistema di controllo poliziesco», come sostiene Claude, di Marsiglia, «che si espande proporzionalmente all'aumento della povertà e della fame nel mondo». Scrive Mark, canadese di Calgary: «Il nostro obiettivo è che la polizia, non soltanto italiana, le organizzazioni finanziarie internazionali e i potenti della Terra si rendano conto che la violenza, prima o poi, gli si ritorcerà contro».

Nel nome di Giuliani, sono migliaia le iniziative, spontanee, che si stanno ancora definendo. A Jena, in Germania (dal 12 al 19 luglio) e a Strasburgo, in Francia (dal 19 al 28 luglio), si stanno allestendo le tende dei "no border camping", in cui Giuliani sarà ricordato con workshop dedicati e mostre fotografiche su "i terribili giorni di Genova". In Australia e negli Usa, gli attivisti si sederanno in terra con le mani in alto.

In Inghilterra gli anarco-insurrezionalisti di Reclaim the street hanno pensato bene di ricordare Giuliani con azioni di boicottaggio contro i simboli della globalizzazione che verranno realizzate il pomeriggio del 20 luglio nell'ora in cui Giuliani rimase ucciso. Solo dalla Spagna e dalla Grecia alcuni gruppi della rete europea dei centri sociali si stanno organizzando per essere a Genova il 20 luglio.

E i black bloc? Difficile prevedere una presenza europea dell'ala dura che un anno fa mise a ferro e a fuoco Genova. A parte le piazze tematiche e il corteo superblindato (breve, 800 metri) del 20 luglio che raggiungerà piazza Alimonda, mancano infatti opportunità concrete di infiltrazione. Lo conferma Carlo, romano, capelli rasi e un orecchino al lobo sinistro, 27 anni, "blocco nero" da un anno. Pochi minuti di colloquio, molto evasivo. «Non ci interessa andare a Genova per una semplice commemorazione, non è un'iniziativa di massa contro multinazionali e banche, i simboli del potere globale. Né credo che, dalla Germania o dall'Inghilterra, qualcuno si scomoderà». E dall'Italia? Silenzio.

Andrea Benvenuti

www.elcubanolibre.net