Ancora
una volta due pesi e due misure
Ancora
una volta due pesi e due misure: Bush ha
denunciato la “violazione” degli accordi di
Ginevra da parte degli iracheni, perché hanno
mostrato i prigionieri di guerra alla “gogna
televisiva”: ma con che faccia, se appena il
giorno prima erano stati abbondantemente ripresi
dalle TV di guerra di tutto il mondo gli iracheni
catturati, umiliati e con un mitra puntato alla
testa?
E
come si fa a dimenticare gli orrori dei
prigionieri rasati, incatenati e portati nelle
gabbie da tigri di Guantanamo, anche per sfregio
alla sovranità cubana? E come dimenticare il
massacro di migliaia di afghani a Mazar-i-Sharif,
effettuato sì dai barbari integralisti locali
arruolati per la “crociata contro il
terrorismo”, ma sotto gli occhi benevoli e la
supervisione dei marines?
La
stampa italiana “indipendente” ha subito
ripreso le veline di regime presentando i
prigionieri statunitensi come “ostaggi”. Bush
ha ammonito gli iracheni (definiti “bestie”)
chiedendo loro di trattare bene i prigionieri.
Assurdo! Quando nel 1991 furono catturati dagli
iracheni i piloti Maurizio Cocciolone e Gian Marco
Bellini, tutta la stampa italiana favoleggiò di
atroci torture (basate su qualche livido di
Cocciolone, che risultò poi provocato dalla
caduta dell’aereo). Quando furono liberati,
Cocciolone dichiarò che era stato trattato
benissimo, e che aveva sofferto solo per la
mancanza di zucchero nel the (non si preoccupava
certo dei milioni di bambini iracheni privati
allora e ancor oggi di quello stesso prezioso
alimento a causa dell’embargo). Anche una
soldatessa statunitense di cui tutta la stampa
mondiale aveva parlato immaginandola vittima di
umiliazioni e di stupri, appena liberata fece
dichiarazioni analoghe, lamentando solo la carenza
di zucchero e descrivendo cortesi attenzioni,
“quasi galanti” ma senza nessuna molestia, da
parte dei suoi carcerieri.
Va
detto tra l’altro che anche gli stupri sulle
donne kuweitiane attribuiti agli iracheni dalla
propaganda di guerra risultarono una balla, mentre
si seppe che nel Golfo c’erano state parecchie
vittime di violenze e molestie sessuali, ma erano
state soldatesse statunitensi aggredite dai
commilitoni.
Qualche
altra considerazione su questa fase della guerra
Dopo
cinque giorni di “avanzata trionfale, come un
coltello nel burro”, i prigionieri iracheni sono
ancora solo 3000 (su un esercito di cui si dice
che sia composto da un milione di uomini!) Il
“generale” di cui era stata annunciata
trionfalmente la resa con tutta la sua divisione
è risultato un piccolo truffatore, un
ufficialetto subalterno che voleva essere ben
retribuito per la sua personale capitolazione. La
maggior parte dei morti statunitensi e britannici
sono vittime di attacchi guerriglieri da parte di
una popolazione che probabilmente non ama Saddam
ma difende la sua terra da un’aggressione
coloniale. La presenza degli antichi dominatori
inglesi, se è servita a Bush per fingere di non
essere solo, facilita questa risposta popolare.
Per giunta vari ufficiali britannici hanno
manifestato il loro malcontento per l’arroganza
dei colleghi USA, che non li informano neppure dei
loro movimenti.
Inoltre
i due eserciti contrapposti sono ben diversamente
motivati: da un lato i soldati statunitensi – in
genere senza nessuna conoscenza della realtà del
Medio Oriente e della stessa politica del loro
paese - sono stati convinti che dovevano vendicare
i morti delle Due Torri, attribuita a Saddam
Hussein, dittatore odiato dal suo popolo. Sono
effettivamente in qualche modo “mercenari”,
cioè poveracci che si sono dovuti arruolare per
avere l’unico posto di lavoro a disposizione in
un paese in cui – come e più che da noi – si
licenzia alla grande, e credevano di avere un
compito facile perché si aspettavano lo
sfaldamento immediato del regime e il plauso della
popolazione; dall’altra un esercito quasi tutto
male armato, ma animato dalla convinzione che gli
antichi oppressori sono tornati, spalleggiati
dalla superpotenza americana alleata di quello
Stato di Israele che continua a massacrare i loro
fratelli palestinesi. La propaganda di Saddam sarà
anche ipocrita (soprattutto perché in molti
momenti ha abbandonato i palestinesi, o ha tentato
di dividerli), ma è più convincente delle favole
deliranti del fondamentalista Bush, che crede di
essere direttamente ispirato da Dio.
Naturalmente
a lungo andare l’enorme sproporzione di
armamento e di risorse finirà per pesare, ma per
ora ha perfino peggiorato le cose per gli
invasori, anche per il mancato coordinamento tra i
contingenti statunitensi e quelli britannici, che
ha già provocato parecchie vittime per il
“fuoco amico”, come era avvenuto già nel
1991, e prima ancora a Grenada e a Panama. La
vantata precisione delle armi “intelligenti”
si è rivelata ancora una volta un bluff: missili
statunitensi sono caduti un po’ ovunque, dalla
Turchia all’Iran, a enormi distanze dai
bersagli. Compresi i famosi Cruise, che costano ciascuno
mezzo milione di dollari (un miliardo di lire).
Dei
civili morti non si parla, la stessa propaganda di
Saddam minimizza, per vanagloria da Miles
gloriosus, come aveva fatto già nel 1991. Gli
unici civili di cui si conosce la morte sono i
corrispondenti di guerra, che è più difficile
tenere nascosta.
Intanto
in Afghanistan riprendono i combattimenti e
perfino le manifestazioni (vietatissime dalla
banda di assassini messa alla testa del paese
dagli invasori, con solerte partecipazione
dell’Italia), mentre scontri tra le polizie dei
dittatori locali e la popolazione si moltiplicano
in tutto il mondo arabo e islamico.
Le
borse che avevano salutato con gioia la guerra,
credendola facile e quindi rapida e poco costosa,
sono cadute a picco appena si sono manifestate le
prime difficoltà, e il prezzo del petrolio, che
era sceso per le stesse ragioni il primo giorno
dell’invasione, ha ripreso a salire.
La
ragione è che i costi si preannunciano
elevatissimi e questa volta, a differenza del
1991, quando gli Stati Uniti se ne accollarono
solo una minima parte scaricandoli soprattutto su
Germania, Giappone e regimi arabi reazionari del
golfo, ricadranno solo sui contribuenti
nordamericani. Bush ha già chiesto altri 75
miliardi di dollari al Congresso.
L’Europa,
che ha evitato di prendere posizione nettamente,
preferendo non nominare neppure la guerra, ma
rivendicando solo la partecipazione allo sporco
affare della “ricostruzione”, ha rivelato
quello che è: un’Europa di paesi imperialisti
con interessi in parte diversi dagli Stati Uniti
(ovviamente pensiamo a Francia e Germania, a cui
qualcuno a sinistra attribuiva un sincero “ruolo
di pace”), ma non meno responsabili
dell’affamamento del mondo. La Russia, che era
stata comprata con il silenzio sulle stragi di
ceceni, ha dovuto alzare un po’ la voce. Ma
come, Putin non era il miglior amico di
Berlusconi? L’ONU poi, come sempre, è stata a
guardare.
Ma
non tutto è perduto: il movimento contro la
guerra è più forte che all’inizio di qualsiasi
altra guerra, perché è stato preceduto da
scadenze importanti come Porto Alegre, Firenze,
Roma, e ha visto negli Stati Uniti - senza
aspettare il primo colpo e il primo morto - più
manifestanti di quanti ce ne fossero alla fine
della guerra del Vietnam che aveva portato il
lutto in tante famiglie nordamericane.
E
da questo che si deve partire, senza delegare
nulla a questa Europa dei padroni, e dei mercanti
di armi, o a un organismo da sempre subalterno
agli interessi dei potenti come l’ONU, e neppure
al papa, anche se apprezziamo le sue
dichiarazioni, più coraggiose di quelle dei
governanti europei, e realmente preoccupate da uno
dei possibili effetti di questa guerra criminale:
uno scontro di religioni, che potrebbe travolgere
i cattolici, nettamente minoritari nell’immenso
mondo islamico.