Noi
e il manifesto.
L'editoriale
di Valentino Parlato del 31 maggio mi ha
amareggiato (e ho rimpianto Pintor) ma non
sorpreso. Nel 2001 il venerdì prima del voto al
senato Cosimo Rossi spiegò il "voto
utile" per il centro sinistra, quindi contro
Rifondazione che si presentava da sola, ben
sapendo che non si poteva replicare per il
silenzio imposto il sabato precedente al voto. Il
fatto è che questi compagni e compagne ancora
oggi non hanno deciso cosa vogliono far da grandi.
L'attacco sulle dimissioni di De Bortoli è
infamante. Se esprimere una posizione dialettica
significa essere per i "poteri forti"
(qualcuno poi dovrebbe spiegarmi quali sono quelli
deboli, perché il Corsera di De Bortoli non mi
sembrava affatto debole) allora sul serio siamo al
caos. Il problema a mio avviso è un altro e lo ha
ben argomentato Rina Gagliardi nell'editoriale di
ieri. A forza di pensare che chi entra in rotta di
collisione con Berlusconi è nostro amico, alleato
e via dicendo, non riusciamo più a capire che
Berlusconi non si batte alleandosi con De Bortoli,
sponsor di Oriana Fallaci e dei suoi deliri. Non
penso neanche che difendere De Bortoli significhi
smascherare la limitata libertà di stampa nel
nostro Paese . Il compagno Grisolia, in una
lettera uscita oggi, cade in pieno nella trappola.
La vecchia teoria che il "nemico del mio
nemico è mio amico" ha fatto
miltissime vittime, interi popoli pagano il prezzo
per averci creduto. Il nostro partito sta
attraversando un momento difficile. Sull'esito
positivo o meno del Referendum ci giochiamo molto,
moltissimo. Ci siamo accorti che "Il
manifesto" di fatto appoggia, tranne rari
casi, l'astensione? Cosa avrebbe dovuto fare
Liberazione, un editoriale sul fatto che
l'astensione è la posizione unificante di padroni
e padroncini da Berlusconi a Sergio Billé,
passando per Confindustria, per arrivare a Fassino
e Cofferati? Non lo ha fatto e ha fatto bene. Ha
fatto bene non per difendere una unità della
sinistra che non esiste, ma perché
dall'articolazione affannosa della posizione
(peraltro non solo sui Referendum) de "Il
manifesto" (oggi "si" e domani
"non so") si comprende chiaramente che
il giornale è più o meno nelle condizioni dei Ds
con una sinistra interna timida e spaventata di
scegliere, una buona volta, la strada
dell'autoemancipazione.
Cinzia
Nachira- Lecce