Torture
in caserma, 68 pagine di botte e abusi
I
due funzionari e i sei agenti di polizia per i quali
sono stati richiesti gli arresti domiciliari eseguiti
ieri a Napoli sono indagati per quanto è stato
denunciato riguardo al comportamento delle forze
dell'ordine con i fermati dopo gli incidenti avvenuti
nel capoluogo campano il 17 maggio 2001. I reati
contestati sono di sequestro di persona, violenza
privata, lesioni personali e abuso di ufficio.
L'inchiesta si prefigge l'obiettivo di capire se c'è
stato l'ordine di portare in caserma i fermati, molti
presi in ospedale dove si facevano medicare, e se ci sia
stato un ordine, ovviamente non scritto, di usare le
"maniere forti".
Nelle
68 pagine dell'ordinanza, vengono citate 82
testimonianze, per la maggior parte di giovani che
parteciparono alla manifestazione, molti dei quali
prelevati dagli ospedali dove erano andati a farsi
medicare le ferite. Le deposizioni sono tutte molto
simili e riguardano in particolare la caserma Raniero,
una di quelle dove furono portati i fermati. "Tutti
affermano - dice l'ordinanza - che i poliziotti presenti
erano particolarmente agitati e riservavano un
trattamento violento a chi era vestito meno bene o aveva
il piercing o, tra i ragazzi, portava capelli
lunghi".
Giuseppe
N.: gli
agenti dicono "di seguirli in bagno, ove dovevo
essere perquisito". Gli fracassano "la
macchina fotografica e il telefonino", lo prendono
"a calci e pugni", lo fanno "spogliare
nudo" e lo costringono "a fare delle
flessioni".
Lua
A., appena scesa dalla
macchina riceve da un agente in borghese "una
manata sul viso". Condotta in uno stanzone, le
ordinano di mettersi spalle al muro e la coprono di
insulti.
Stefano
C., che durante una
carica non è riuscito a scappare per una paraparesi
spastica agli arti inferiori, viene raggiunto da alcune
manganellate e, più tardi, da sputi e calci: una volta
in caserma, "è stato costretto a stare in piedi
lungo il perimetro della stanza e sottoposto ad
ispezione anale". Ma quando i poliziotti scoprono
dai suoi documenti che è iscritto all'associazione dei
ciechi "moderano un poco i toni".
Andrea
C., praticante
procuratore, coinvolto per aver accompagnato al pronto
soccorso un'amica, viene "costretto ad
inginocchiarsi con la faccia al muro e le mani
incrociate dietro la testa, insieme con altre dieci,
quindici persone. Ognuno che arrivava veniva fatto
inginocchiare. Le minacce erano pesanti e in particolare
le ragazze venivano minacciate di violenza
sessuale".
Rosario
D.C. ha visto
"numerosi ragazzi in ginocchio con la faccia al
muro e le mani dietro la testa": lui ed un suo
amico vengono "presi a calci, mentre le ragazze
venivano chiamate 'troia' e 'puttana'. Il bagno era
maleodorante di vomito, c'erano indumenti a terra
sporchi di sangue, e orina".
A
Francesco C. rompono la macchina fotografica,
poi, "condotto in bagno e spogliato nudo per essere
perquisito", riceve "schiaffi, calci ed
insulti" e vede "ragazzi ricevere pugni e
botte", mentre ad altri "strappavano il
piercing".
A
Chiara P.anche lei condotta in bagno e costretta
a togliersi gli abiti, un'agente donna consiglia di
togliersi il piercing, "per evitare di farsi
male".
Donatella
R., "con la faccia
contro il muro, una volta si girò e immediatamente ebbe
uno schiaffo: fu portata in bagno per subire la
perquisizione e l'agente donna aveva chiuso la porta ma
i colleghi le dissero di riaprirla; le fu ordinato di
denudarsi ma lei riuscì a mantenere la biancheria
intima".
Filippo
R., obbligato a stare
con la faccia contro il muro, "ogni volta che
provava a girarsi veniva picchiato. Dopo mezz'ora
iniziarono le perquisizioni". Un agente "gli
svuotò lo zaino e poi gli ordinò di raccogliere gli
oggetti a terra, e ogni volta che si abbassava per
raccogliere riceveva un calcio in faccia".