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Non siamo
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Vivere insieme. Di Michael
Warshawski. |
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Non siamo condannati alla
separazione!
Vivere Insieme. Di Michael Warshawski.
(tratto dal libro "Israel-Palestine: le défi
binational", ed. Le minuit,
Paris, 2001)
Oggi sono esattamente due anni che Elias, Inbal
e Yohanan, tre amici,
colleghi e compagni, sono morti nel bel deserto
di Ayn Gedi, portati via
dalle acque di un wadi in piena, in un
banalissimo incidente. Io ho avuto la
fortuna di sopravvivere, tenendo tra le mie
braccia il figlio di Elias,
Ahed. Per varie settimane, la stampa israeliana
e palestinese ha parlato
molto di questo incidente, nonostante non
avesse nulla di tanto
eccezionale. La mia amica Simone Bitton,
cineasta israelo-franco-marocchina,
in una commovente cronaca pubblicata nella Revue
d'Etudes Palestiniennes, ci
ha fornito una chiave per comprendere questo
affascinamento:
" Un banale incidente come quelli che
capitano piu' volte ogni anno nel
deserto era diventato un piccante fatto di
cronaca sociopolitica: non tutti
i giorni Israeliani e Palestinesi muoiono
insieme nel momento in cui erano
sul punto di vivere insieme . Elias Jeraissi era
redattore del mensile dell'
AIC [ Alternative Information Center ] in arabo,
un agguerrito militante del
FPLP che aveva totalizzato piu' di dieci anni
nelle prigioni israeliane.
Egli aveva trovato un linguaggio comune con
Inbal Perlson che dirigeva la
redazione del bimestrale in ebraico ed aveva
appena terminato il dottorato
in letteratura, dedicato alla memoria musicale e
poetica arabo-giudaica. A
Inbal piaceva immensamente scandalizzare i suoi
amici arabi indossando
minigonne provocanti e parlando ebraico
"li' dove questo non si faceva".
Yohanan Lorwin era l'unico credente del gruppo
dell'AIC, un devoto ebreo
venuto da New York, che qui aveva trovato
l'occasione per esprimere la
propria repulsione verso la degradazione del
giudaismo da parte dei coloni
[.]
La morte ha qualcosa di bello quando, per
sbaglio, viene a suggellare cio'
che resta di umano in un paese dilaniato
dall'odio. I riti funebri hanno
qualcosa di bello quando si susseguono in
diverse lingue, religioni e
culture rigorosamente applicate da agnostici per
rispettare le famiglie di
un amico morto. Chi non ha mai visto un marxista
concludere una preghiera
con un vibrante amen, chi non ha mai visto un
musulmano raccolto in una
chiesa ne' un cristiano porre una pietra sulla
tomba di un ebreo non capira'
mai fino in fondo cio' che accade in questo
paese. Comunque, quel giorno, il
sentimento di partecipazione era talmente
unanime che sarebbe stato
perfettamente normale che uno Stato binazionale
venisse creato l'indomani in
Israele-Palestina, e che i nostri amici annegati
nel sole fossero stati i
primi morti di morte naturale su questa terra
riconciliata con se stessa ."
In un paese in cui la separazione - separazione
fra Ebrei e Arabi,
separazione fra credenti e laici, fra
Occidentali e Orientali - e'
contemporaneamente un dogma e un modo di vivere,
l'incidente di Ayn Gedi ha
lasciato intravvedere un'altra normalita', ed e'
questa eccezionale
normalita' del vivere-insieme che ha affascinato
i media locali e ha fatto
sognare per alcuni giorni migliaia di Israeliani
e Palestinesi. Non era
tanto la curiosita' di fronte all'inusuale ad
averli appassionati, ma cio'
che essi hanno sentito come una promessa di una
diversa possibilita', di
gran lunga piu' rassicurante della piu' alta
muraglia, del piu' potente dei
ghetti.
E' in quel momento che ho capito che noi non
siamo condannati alla
separazione, che la binazionalita' non e' solo
il mezzo migliore per unire
pace, sicurezza, giustizia e reciproco
arricchimento per i nostri due
popoli, ma anche una profonda speranza celata
nel cuore di donne e uomini
che da oltre cento anni si sbranano a vicenda in
questo bel paese che alcuni
chiamano Palestina e altri Eretz Israel.
25 gennaio 2001
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