XV
congresso mondiale della Quarta Internazionale:
nel cuore della lotta anticapitalista.
Rilancio, apertura, raggruppamento e
riposizionamento
Di François Vercammen (del Comitato
internazionale della IV Internazionale e del suo
Ufficio esecutivo).
Delegati,
osservatori e invitati, che rappresentavano le
organizzazioni di 40 paesi hanno discusso e
adottato risoluzioni sulla situazione politica
mondiale, (che include anche un bilancio dello
stalinismo e delle resistenze alla
mondializzazione capitalista), sul ruolo e i
compiti della IV Internazionale, un nuovo
Preambolo agli Statuti, e due documenti
programmatici: «La liberazione omosessuali e
lesbiche» e «Ecologia e socialismo». Il
Congresso ha eletto una nuova direzione, il
Comitato Internazionale, che si riunirà almeno
una volta all´anno e che sceglie al suo interno
un Ufficio esecutivo. Entrambi sono stati
rinnovati e ringiovaniti in misura sostanziale.
Volendo riassumere
questo Congresso, lo si potrebbe qualificare nel
modo seguente: nel cuore della lotta
anticapitalista, una politica di rilancio, di
apertura, di raggruppamento e di riposizionamento.
Il clima era
caloroso, il comportamento studioso, le
discussioni appassionate, l´atteggiamento
responsabile: circa 8 anni dopo il Congresso
precedente (1995) c´era il ritrovarsi degli «anziani»,
coscienti di avere «tenuto duro» di fronte alle
sconfitte e alla barbarie crescente, e allo stesso
tempo c´era la presenza attiva di una nuova
generazione, che si è già temprata nell´ascesa
delle mobilitazioni internazionali ed è pronta a
dare il cambio. Le nuove prospettive che si
sono affermate hanno dato un nuovo inquadramento e
relativizzato i vecchi dibattiti, le tendenze e le
frazioni, al punto che i documenti politici
sottoposti alla discussione e al voto, interamente
rivolti al futuro, sono stati adottati a
larghissima maggioranza.
Nel cuore della lotta anticapitalista
I militanti e le
organizzazioni nazionali della IV Internazionale
si trovano oggi nel cuore della lotta
anticapitalista. Non è un fatto recente:
assieme ad altri (ma furono poco numerosi), essi
erano presenti, a partire dalla svolta del
1989-91, nell´iniziativa di alcune campagne
internazionali che avrebbero portato -ma al
momento non si sapeva- alle mobilitazioni di
Seattle e Genova, ai Forum sociali di Porto Alegre
e di Firenze e alla sollevazione dei popoli contro
la guerra imperialista.
Questo ha «
salvato » la nostra corrente dall´emarginazione
e dal settarismo: legarsi a ciò che « si muove
» sul piano delle lotte esemplari di
emancipazione, costruire il movimento di massa
(contro venti e maree), battersi per l´unità,
inserirsi nei dibattiti ideologici più avanzati
è proprio nelle nostre tradizioni.
Tutto ciò, e in più
una apertura interna nelle nostre organizzazioni e
nell´Internazionale, in cui sono stati possibili
tutti i dibattiti, anche i più eterodossi.
Infatti, quando non c´è una tendenza di fondo
che si impone, quando il vecchio mondo crolla e
una nuova prospettiva di emancipazione tarda a
mobilitare le masse popolari, non ci sono più
evidenze e sopravvivono solo i dogmi (ricordiamo
alcune delle questioni nuove: lo zapatismo, la
terribile « questione nazionale » in Jugoslavia,
il ruolo delle «istituzioni internazionali » nei
confronti di massacri e genocidi, l´indebolimento
strutturale della classe salariata e delle sue
organizzazioni, « la fine della Storia », ecc.).
Per una
organizzazione che si definisce
marxista-rivoluzionaria, la scelta diviene molto
semplice: aprirsi all´esterno e dare libero corso
alla dialettica interna (con la sua
inevitabile parte di eterodossia, di dubbio e di
frammentazione), o schiacciare il dibattito con la
« dogmatizzazione » delle analisi e della
teoria, imporre la « giusta linea »
politica, rafforzare la disciplina attivistica,
cristallizzare una « direzione infallibile ».
Nessuna organizzazione rivoluzionaria è uscita
indenne da questo periodo neoliberista
controrivoluzionario. Tutte hanno dovuto
incassare la sconfitta. Ciascuna di loro ha
dovuto adattarsi. Nessuna è sfuggita a
crisi interne - inevitabilmente. Noi abbiamo
la convinzione di aver fatto la scelta giusta.
Ed ecco le realtà e i problemi che ci stanno di
fronte.
Sviluppo del movimento di massa,
rinascita delle forze anticapitaliste
La difficoltà più
grande è di valutare «ciò che succede veramente
oggi nel mondo ». Il XV Congresso ha
osservato: «La fine degli anni 1990 costituisce
una svolta nella situazione politica mondiale.
Si apre una nuova fase che pone all´ordine del
giorno un rinnovamento radicale dell´attività,
del programma, della strategia e dell´organizzazione
del movimento operaio e sociale». Prima di
mettere decisamente questo compito al centro della
nostra attività, la nostra Internazionale aveva
scrupolosamente osservato con attenzione i primi
passi incerti di quello che sarebbe divenuto
il movimento contro la mondializzazione
capitalista, definito anche «movimento
altermondialista» o «no global» o ancora «il
movimento dei movimenti». Il testo «Resistenze»,
scritto prima di Seattle, aveva quindi preparato i
nostri militanti, le nostre organizzazioni
nazionali e l´Internazionale in quanto tale a
prendere atto del cambiamento del « fattore
soggettivo ». Fin dall´inizio, c´era
praticamente l´unanimità nelle nostre file per
dire: bisogna esserci, aiutarlo a costruirsi
rispettando il suo sviluppo, senza settarismo o
arroganza. Da Seattle (dicembre 1999) alla
data storica del 15 febbraio 2003 (sollevazione
mondiale dei popoli contro la guerra), passando
per Porto Alegre, Genova e Firenze, è in corso
una dinamica di rifondazione globale di un
movimento internazionale, le cui molteplici
potenzialità si devono ancora esprimere,
precisare, e organizzare.
Questa nuova,
possente dinamica è agitata da tre forti
contraddizioni:
· la brutale
offensiva militare, economica, e antidemocratica
degli imperialismi e dei grandi padroni ha
misurato quale ostacolo costituisce ormai questo
nuovo movimento sociale che si è consolidato ed
è stato capace, in tre anni, di creare un «
fronte unico mondiale » contro la guerra,
mettendo sotto pressione tutti i governi del
Capitale;
· c´è uno scarto
persistente e inquietante tra l´ascesa di questo
movimento e la debolezza persistente del movimento
de/i/lle salariati/e, che recupera solo molto
lentamente la sua capacità di lotta e di
organizzazione, a causa di un rapporto di forza
sfavorevole dopo le sconfitte del periodo 1985-95;
· mentre c´è una
crisi storica senza precedenti delle forze
politiche che hanno dominato per tutto il 20°
secolo il movimento operaio e popolare
(socialdemocrazia, post-stalinismo e
socialpopulismo), l´alternativa anticapitalista
politicamente organizzata rimane molto debole.
A meno di un evento cataclismico, che non si può
escludere (una guerra a catena che sfugge al
controllo, un crollo dell´economia mondiale), il
nostro « compito strategico per una intera fase,
è di battere la socialdemocrazia e il populismo
neoliberista, sempre minoritari nel movimento
operaio e popolare, al fine di ricostruirlo su una
base anticapitalista e internazionalista,
ecologista e femminista(...) intorno al duplice
obiettivo: la lotta contro la guerra e la politica
neoliberista ».
L´attuale crisi
del movimento operaio non può essere risolta dal
semplice rafforzamento delle organizzazioni
marxiste-rivoluzionarie. La fase che si
apre, infatti, è caratterizzata non solo dalla
debolezza della sinistra rivoluzionaria, molto
minoritaria, ma anche dal drammatico arretramento,
su scala di massa, della coscienza socialista,
dello spirito rivendicativo antipadronale, dell´impegno
militante, delle organizzazioni sindacali. D´altra
parte, la rottura nel fattore soggettivo porta
anche il segno di una enorme radicalizzazione dei
giovani. Questi si stanno costituendo in «
generazione politica » attraverso le proprie
esperienze sociali a tutti i livelli, in
particolare con le più grandi mobilitazioni che
la storia abbia conosciuto.
Questo insieme
eterogeneo che annuncia un rinnovamento profondo e
globale del movimento sociale esige una proposta
appropriata. Questa non può che consistere
nel raggruppamento di tutte le forze della
contestazione, di tutte le correnti politiche
radicali, in una formazione politica nuova
(partito, movimento, coalizione, alleanza...) che
sia insieme anticapitalista e pluralista, forza di
lotta e luogo di discussione, formazione
elettorale ed extraparlamentare, interlocutrice
del movimento sociale e fattore di chiarificazione
rispetto a tutte le altre correnti politiche
riformiste e socia-liberali. In una tale
formazione i marxisti-rivoluzionari non fanno «
entrismo » con lo scopo segreto o dichiarato di
passare quanto prima a un « partito
rivoluzionario » di avanguardia che si doterebbe
di un programma rivoluzionario. Di tale
partito, essi sono co-promotori, co-organizzatori
e co-dirigenti, per condividere le esperienze
delle lotte attuali e di quelle future, per
progredire insieme verso un partito di massa
anticapitalista, capace di lottare per il
socialismo.
Per una nuova internazionale di massa
La IV
Internazionale formula delle proposte che
rispondono a tre livelli di attività e di
organizzazione, a livello sia nazionale che
internazionale:
1) Il movimento contro la globalizzazione,
immediatamente internazionale, è portatore di una
coscienza, di metodi di lotta, di proposte
programmatiche e di strutture internazionali.
Per il semplice fatto di esistere, punta in
direzione di una nuova internazionale. Provoca un
meritato entusiasmo da parte di giovani la cui
coscienza politica è immediatamente legata all´internazionalismo.
Evoca ricordi storici, interroga quante e quanti
sono state/i o sono ancora organizzate/i in
strutture di questo tipo.
« La costruzione delle Internazionali che sono
esistite nel corso della Storia, ha risposto ogni
volta a nuovi compiti legati a evoluzioni sociali
e politiche di grande ampiezza. La nuova
fase politica di riorganizzazione, pone
immediatamente il problema di una nuova
internazionale anticapitalista e antimperialista,
rivoluzionaria di massa », si legge nella
risoluzione sul Ruolo e compiti della IV
Internazionale. E attenzione: « Non si
immagina la avanzata verso una nuova
Internazionale senza un apporto importante di
questo nuovo movimento ». Ma occorrerà che
si produca « un processo di chiarificazione e di
differenziazione(...) sotto l´impatto di grandi
avvenimenti politici nel mondo ».
Questa nuova
Internazionale, o almeno un primo passo sulla via
della sua costruzione, nascerà dai movimenti e
dalle mobilitazioni attuali. Non assomiglierà
a nessuna di quelle precedenti e certamente non
alle internazionali marxiste-rivoluzionarie di
tipo partitario. Sarà la risposta «
spontanea » di massa al regno dispotico globale
senza precedenti nella storia del capitalismo, e
il suo punto fermo sarà il suo internazionalismo
e il suo anticapitalismo intuitivo, ma anche la
sua estrema eterogeneità da tutti i punti di
vista. Poiché la sua coerenza si trova
prioritariamente nella sua stessa messa in
movimento, sarà certamente diversa da tutte le
cinque precedenti: la Lega Comunista
Internazionalista del 1848, la Prima
Internazionale (1864-1876), la Seconda
Internazionale (1889-1914-...), l´Internazionale
Comunista (la «Terza», 1919 -1943), la IV
Internazionale (fondata nel 1938).
Il nostro obiettivo
non è di operare una forzatura politica ed
organizzativa a breve termine per fare decantare
il movimento per un´altra mondializzazione lungo
linee di frattura già percepibili, al fine di
imporci come organizzazione politica. Al
contrario, dobbiamo costruirlo, rafforzarlo come
movimento di lotta sui generis, e realizzare tutte
le sue potenzialità sui diversi piani: come
movimento sociale e politico, come spazio di
discussione e di elaborazione, come portatore di
molte campagne autonome (tassa Tobin, annullamento
del debito del Terzo mondo, difesa dei servizi
pubblici, contro la schiavitù moderna...), come
raggruppamento dei movimenti sociali costituiti
(sindacati, disoccupati, ecologisti...), come
fronte unico mondiale (le mobilitazioni
antiguerra). Non si rinuncia alla
discussione, al dibattito e, se è il caso, alla
lotta politica.
Infatti, non si può
non constatare disaccordi tattici e strategici all´interno
del movimento. Questo non è nato dalla
attività autonoma della classe salariale e non si
collega spontaneamente ad essa. Né si
traduce spontaneamente, ora come ora, in una
formazione politica; al contrario c´è una
diffidenza «antipolitica» molto diffusa ed anche
coltivata.
Nella sua volontà
di vincere, il movimento si trova di fronte questa
doppia sfida, questa doppia e insostenibile
contraddizione. Come imporre le
rivendicazioni forti del «movimento dei movimenti»,
e, al di là, come arrestare la globalizzazione
capitalista e sostituirvi un´altra società?
Per questo fine è
necessaria una forza nella società, che non è
altro che la massa de/lle/gli sfruttat/e/i e
oppress/e/i su scala mondiale, il cui nucleo
decisivo sta dentro l´imperialismo americano ed
europeo. Sono necessarie una o più
formazioni politiche di massa che stiano nel
movimento sociale e che propongano una strategia.
Qualsiasi lotta
conseguente per una rivendicazione importante,
sociale, economica o democratica si porta
immancabilmente, per la sua realizzazione, al
livello politico-istituzionale, vale a dire
statuale. È l´apriscatole politico, nel
senso forte del termine, che implica di prendere
posizione e di impegnarsi sul terreno elettorale,
sulla politica governativa, sul rapporto con i
partiti esistenti e sulla strategia che conduce a
questo «altro mondo possibile».
La politica è
onnipresente di fatto, ma nascosta! Il che
non è sano. Poiché i partiti ci sono, con
la loro storia, la loro cultura politica, il loro
programma, la loro tattica, il loro inserimento
nella società, nei movimenti, nelle
istituzioni...
È evidente che una
chiarificazione politica su scala di massa è in
corso attorno a tre assi, due dei quali sono
inerenti alle condizioni di vita e di lavoro di
milioni di uomini e donne: la politica di guerra
(l´imperialismo armato) e la politica
neoliberista (la guerra antisociale), e un terzo,
all´interno del movimento stesso, inerente al
rapporto dei partiti politici con il «nuovo
movimento sociale», e, più in generale, con il
movimento di massa di emancipazione. Ciò
implica una chiarificazione su due fronti: una
lotta politica per contestare l´egemonia della
sinistra social-liberale; un dibattito fraterno
all´interno della sinistra radicale,
rivoluzionaria, contro il settarismo e «l´avanguardismo».
2) Da circa dieci anni, la IV Internazionale opera
assieme ad altre correnti della sinistra radicale
non settaria per un raggruppamento anticapitalista
ampio e pluralista al fine di battere l´egemonia
della sinistra social-liberista. Come è
logico con il movimento del capitale, il nuovo
movimento politico anticapitalista troverà più
rapidamente una coesione su scala
regionale/continentale. In America latina,
ne è stato un esempio il Foro de São Paulo,
attualmente in regresso. Si sono svolte di
recente riunioni per rilanciare un processo di
convergenza tra correnti
anticapitaliste/antimperialiste di numerosi paesi.
In Europa, la «Gauche Anti-Capitaliste Européenne»
si riunisce in Conferenza due volte l´anno dal
marzo 2000 (in occasione dei controvertici dell´Unione
Europea). Raggruppa partiti e movimenti
rappresentativi, come l´Alleanza Rosso-Verde
(Danimarca), il Blocco di sinistra (Portogallo),
la LCR (Francia), lo SSP (Scozia), l´Alleanza
Socialista (Inghilterra), lo SWP britannico, ecc.
Recentemente si è aggiunto il Partito della
Rifondazione Comunista, che pure continua a far
parte della GUE (Gauche Unie Européenne). In
Asia, su iniziativa del DSP (Democratic Socialist
Party, Australia), una Conferenza di solidarietà
Asia-Pacifico, raggruppa ogni due anni un arco
molto ampio di partiti radicali antimperialisti e
di movimenti sociali.
Sono sviluppi molto promettenti ma ancora fragili
e in ogni caso troppo differenti per passare
direttamente al livello mondiale, cosa che non
farebbe altro che precipitare le dinamiche all´opera
su scala regionale. Questo non esclude
l´esplorazione di vie di incontri immediatamente
mondiali in rapporto allo sviluppo del movimento
sociale.
3) In considerazione dei nostri punti di vista sul
movimento per un´altra mondializzazione e della
priorità accordata ai raggruppamenti
anticapitalisti, il nostro Congresso ha aperto la
via a dibattiti, iniziative, incontri con le
correnti della sinistra rivoluzionaria per
verificare le convergenze, senza che questo si
traduca in una nuova struttura a breve termine.
Concepiamo i tre livelli di intervento (la
chiarificazione politica legata al «movimento
dei movimenti», i raggruppamenti anticapitalisti
pluralisti, il dialogo con la sinistra
rivoluzionaria internazionale) come piattaforme
distinte ma che possono concorrere e contribuire a
una nuova internazionale anticapitalista di massa.
Rilanciare e riposizionare la IV Internazionale
Tra il XIV e il XV
Congresso sono passati sette anni e sette mesi ed
è avvenuta una rottura di portata storica a tutti
i livelli della società. La nostra
organizzazione ha affrontato, con difficoltà ma
con successo, la « discesa agli inferi » degli
anni 1985-95, e la rinascita del movimento di
emancipazione a partire dal 1999 e la sua recente
spettacolare ascesa. Un tale processo
accidentato ha stimolato la riflessione e la
decisione. Il nostro Congresso ha quindi
proceduto a un rilancio e insieme a un
riposizionamento politico ed organizzativo della
IV Internazionale.
Dopo il lungo
processo di indebolimento, occorre in primo luogo
rafforzare la nostra organizzazione: la IV
Internazionale così come è oggi. Senza
questo strumento collettivo di riflessione e
azione non si fa politica. Si tratta di un
ripensamento e di una ricostruzione ragionata
delle nostre strutture di direzione, dei
meccanismi di coordinamento e di intervento
pubblico, delle nostre scuole di formazione e dei
nostri seminari, della nostra stampa.
Ciò implica una
doppia correzione.
Abbiamo certamente,
e da molto tempo, una debolezza rispetto alla
definizione dei nostri obiettivi organizzativi,
dell´adesione e dell´inserimento dei membri,
della formazione teorica e politica, dell´apparizione
pubblica, della propaganda e dell´agitazione.
Questo problema rimanda ad un´altra debolezza: «
c´è uno scarto importante tra la nostra
influenza diffusa dentro i movimenti e il
rafforzamento politico ed organizzativo delle
nostre sezioni ». La risposta non sta soltanto in
una propaganda per il socialismo (nei suoi diversi
aspetti: strategia, rivendicazioni anticapitaliste
transitorie, modello di società, storia dello
sfruttamento e dell´oppressione, il movimento
operaio...). La risposta consiste nel
dimostrare che: «essa [la IV Internazionale] »
ha fin da oggi una propria funzione da svolgere
nell´attività corrente, il lavoro di massa e il
movimento. Ciò richiede in particolare una
propaganda più regolare e più sostenuta delle
nostre idee, una agitazione più costante, una
volontà di dibattito politico e strategico, un
sistema di organizzazione rafforzato a sostegno».
Il problema è certamente organizzativo. Ma
non è solo questo: è la capacità di riflettere
e di definire obiettivi politici validi per il
breve e medio termine.
Il rilancio della IV Internazionale non conduce ad
una autoaffermazione settaria ma ad un
atteggiamento di apertura, di dialogo, di
collaborazione e di raggruppamento unitario: « il
nostro compito principale in quanto IV
Internazionale consiste nel contribuire ad una
ampia riorganizzazione del movimento operaio e
sociale su scala mondiale che abbia come
prospettiva la costituzione di una nuova forza
internazionale, pluralista, rivoluzionaria,
militante e con un impatto di massa».
Questa affermazione implica una revisione profonda
di ciò che è e di ciò che potrebbe fare la IV
Internazionale». Non è «il partito
mondiale della rivoluzione socialista»,
(obiettivo che si era fissato al momento della sua
costituzione), e nemmeno il nucleo centrale di un
tale partito futuro. I sessantacinque anni
che ci separano dalla sua proclamazione non sono
stati segnati da un processo di raggruppamento
delle forze rivoluzionarie, ma da quello di
rotture, di strade separate, di scissioni.
Siamo una corrente trotskista tra altre, una
corrente rivoluzionaria tra altre. Il
capitolo di quando la IV Internazionale poteva
avere la prospettiva di essere portata alla testa
del processo rivoluzionario, grazie a un grosso
sforzo militante, una giusta analisi e una
battaglia riuscita all´interno dell´area
trotskista, quel capitolo è chiuso.
Abbiamo la fierezza di pensare che abbiamo
attraversato un periodo storico difficile potendo
rivendicare quel passato e che abbiamo una
funzione importante da svolgere, una grande
responsabilità politica...Ma soprattutto abbiamo
la convinzione che sarà mediante la
collaborazione sistematica con altre correnti
radicali non settarie, con forze nuove, che i
nuovi partiti e la nuova Internazionale si
imporranno. Questo riposizionamento è
riflesso nelle nostre proposte unitarie. Si
è anche tradotto nella riscrittura dei nostri
statuti.
In una nuova Internazionale, la IV Internazionale
sarà una corrente tra altre. Ciò comporterà
certamente una certa continuità. Ma il
fatto principale è sempre stato, e tanto più sarà
questa volta: una rifondazione su un nuovo
programma il cui rinnovamento, evidentemente, si
farà a partire da una nuova costellazione sociale
ed ideologica.
Il XV congresso mondiale della IV Internazionale
si è svolto in Belgio all´inizio di febbraio
2003, alla presenza di oltre 230 partecipanti.
Erano rappresentate le delegazioni delle sezioni,
gruppi simpatizzanti, e gli osservatori permanenti
dei seguenti paesi: Antille, Argentina, Australia,
Austria, Belgio, Brasile, Canada, Danimarca,
Ecuador, Euskadi, Filippine, Francia, Germania,
Giappone, Gran Bretagna, Grecia, Hong Kong, India,
Irlanda, Italia, Libano, Lussemburgo, Marocco,
Messico, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia,
Portogallo, Portorico, Quebec, Sri Lanka, Stati
Uniti, Svezia, Svizzera, Uruguay.
Le delegazioni, dell´Algeria, del Cile, di
Israele, della Nuova Zelanda, del Senegal, del Sud
Africa della Tunisia, e della Turchia non hanno
potuto partecipare per mancanza di visti o di
altri motivi pratici.
Tra gli invitati al congresso si notava la
presenza di organizzazioni e compagni dall´Australia
(Democratic Socialist Party, DSP), dalla Colombia
(Presentes por el socialismo, PPS), dalla Corea
del Sud, dalla Corsica (A Manca Nazionali), dalla
Scozia (International Socialist Movement, ISM),
dagli Stati Uniti (Socialist Party, SP, e Freedom
Socialist Party, FSP), dalla Francia (Lutte Ouvrière),
dalla Gran Bretagna (Socialist Workers Party,
SWP), dalla Grecia (Diethnistiki Ergatiki
Aristera, DEA), dall´Italia (Partito della
Rifondazione Comunista, PRC), dal Perù, dalla
Polonia, da Taiwan.
Il congresso ha
ricevuto messaggi da organizzazioni invitate che
non hanno potuto essere presenti: Argentina
(Movimiento al Socialismo, MAS), Mauritius
(Lalit), Pakistan (Labour Party Pakistan LPP),
Uruguay (Corriente de Izquierda, CI).