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«L’accusa che si evince dai documenti di
Antonino Arconte è seria e se fosse provata
sarebbe enorme, clamorosa, eclatante». E
ancora: «L’immediata interrogazione
parlamentare presentata da Andreotti evidenzia che
vi è qualcosa di vero. L’ex presidente del
consiglio si sente colpito direttamente e non può
tacere». L’ex parlamentare del Pci, Sergio
Flamigni, torna sui tragici fatti del ’78. Su
quel rapimento Moro di cui, secondo la
testimonianza anche documentale del gladiatore
G-71, la struttura Stay Behind sapeva tutto:
almeno 14 giorni prima che lo stesso rapimento
avvenisse. Flamigni cerca di analizzare fatti e
circostanze - frutto di anni di impegno nelle
commissioni d’inchiesta sul caso Moro, sulla
Loggia P2 e Antimafia - e chiede ancora coraggio e
impegno nella ricerca della verità. Anche se
scomoda e terribile.
Onorevole Flamigni, cosa sa del caso Arconte?
La testimonianza di Antonino Arconte venne
affrontata anche in commissione Stragi. Mi ricordo
bene del suo caso e posso dire che su quella
vicenda la commissione fu negligente e non
approfondì o, peggio, non volle approfondire. Lo
stesso Falco Accame, già dal marzo del 2000,
informò la commissione, e non solo, e chiese che
il caso venisse affrontato seriamente.
Dai servizi segreti che contributo otteneste?
Nessuno. Anzi, anche a causa del loro silenzio non
si approdò a nulla. Un silenzio che alla luce dei
documenti di Arconte insospettisce ancora di più.
Può essere interpretato come l’ammissione
dell’esistenza di qualcosa di serio. Anche perché
i servizi, in altre occasioni, sono intervenuti e
puntigliosamente su aspetti irrilevanti.
Eppure la commissione Stragi...
... la commissione avrebbe potuto e dovuto
fare di più. I rappresentanti di Gladio, a
cominciare da Francesco Gironda, hanno subito
tentato di screditare Arconte per cercare di
bloccarlo. Ed anche questo aspetto mi
insospettisce molto. E’ stata una reazione non
corretta. Tutti coloro che insistono sulla purezza
di Gladio hanno sempre cercato di glissare su
questi aspetti.
Del resto non fu questo il solo caso di,
diciamo, “superficialità” della commissione.
Dovrei andare a consultare le mie carte, ma la
memoria non mi inganna nel ricordare una precisa
segnalazione dei servizi segreti giunta dal Medio
Oriente che avvertiva: sta per succedere qualcosa
di grosso.
Si tentò un approfondimento?
No, ed è presto detto. Cossiga ritenne questa
segnalazione non circostanziata e tutto finì lì.
Ma oggi, senza dubbio, proprio quella segnalazione
può accreditare l’ipotesi che i servizi segreti
abbiano incaricato Arconte di recarsi in Medio
Oriente per acquisire ulteriori informazioni.
Ma torniamo ancora a Cossiga.
Cossiga cercava di giustificare la non rilevanza
della segnalazione. Alla nostra domanda: “Ma sul
rapimento Moro i servizi segreti hanno dormito?
”. L’ex capo di Stato replicava: “Sì, ci
sono state delle segnalazioni ma senza nulla di
circostanziato”.
Arconte riferisce di aver ricevuto questi
documenti da un preoccupatissimo colonnello del
Sismi, Ferraro (il presunto agente G-219), circa
un mese prima del suo suicidio. Sicuramente
misterioso. In una lettera scriveva di avere
timore di una «missione messinscena» a Beirut:
«Vogliono uccidermi».
Purtroppo non ho avuto modo di approfondire i
sospetti sulla morte del colonnello Ferraro
(trovato impiccato al portasciugamani del bagno
nel ’95, *ndr*). Quindi, non l’ho neanche mai
collegato al rapimento Moro. Certo anche questa
morte evidenzia che occorre fare chiarezza. Che
bisogna andare fino in fondo.
La commissione Stragi non è stata più
istituita, quale percorso individua allora, a
livello parlamentare, per aprire squarci di verità?
Occorre intanto giungere ad una seduta ad hoc
della commissione Difesa, per il ruolo del Sismi,
e della commissione Interni, per quanto riguarda
il Sisde, o meglio ad una seduta a commissioni
congiunte. Il governo deve rispondere il più
presto possibile alle interrogazioni parlamentari
e chiarire i fatti dopo un serio dibattito nelle
sedi istituzionali. Certo la commissione Stragi
avrebbe avuto competenze e poteri più vasti.
Non sembra molto ottimista.
Perché vi è il rischio che tutto finisca con una
semplice relazione governativa. Ma a quel punto,
se le risposte saranno ritenute insufficienti,
bisognerà avere il coraggio di chiedere
l’istituzione di una commissione ad hoc.
Da questo punto di vista l’interrogazione
presentata da Andreotti a Martino ha un peso
determinante.
Vede, se Andreotti chiede chiarimenti al ministro
con questa tempestività, vuol dire che sotto ci
deve essere qualcosa. Non credo che avrebbe dato
importanza a qualcosa che ritiene solo una nullità.
Quindi ha fatto molto bene a sollevare il caso.
Semplice amore per la verità?
Certamente Andreotti si sente colpito direttamente
e non può tacere. Vuole scongiurare ogni
discredito sul governo dell’epoca di cui era
presidente del consiglio. Sente il rischio di
poter essere coinvolto in accuse e responsabilità.
Anche perché i nostri servizi segreti, nel 1978,
erano americani al cento per cento ed è fuor di
dubbio che hanno svolto anche un ruolo spesso in
contrasto con lo stesso governo.
Forse Andreotti potrebbe raccontare una sua
storia d’Italia?
Ho l’impressione che nei documenti di Arconte
potrebbe esserci qualcosa di vero e ad Andreotti
potrebbe non essere sfuggito. E’ possibile che
l’ex presidente del consiglio possa anche
saperne qualcosa di più. Oppure auspica solo che
chi sa parli. Perché l’accusa è seria... e se
fosse provata sarebbe enorme, clamorosa,
eclatante. An§dreotti interviene per difendere il
suo ruolo e per poter prendere le distanze da
eventuali accuse di responsabilità nella gestione
del caso Moro.
Nonostante la rilevanza della questione, i mass
media hanno preferito alzare il consueto muro di
gomma. Anche questo è significativo. Ma vediamo
cosa succederà nei prossimi giorni. Ho piacere
che voi continuate nella vostra inchiesta.
Nella foto Aldo Moro
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