I BALCANI PRESI TRA DUE
FUOCHI
Appunti sullo scontro tra
Europa e Usa in quella parte del mondo
della redazione di
"Critica e Conflitto"
"Finché il
capitalismo resta tale, l'eccedenza dei capitali non
sarà impiegata a elevare il tenore di vita delle
masse del rispettivo paese, perché ciò imporrebbe
diminuzioni dei profitti dei capitalisti, ma ad
elevare tali profitti mediante l'esportazione
all'estero, nei paesi meno progrediti. In questi
ultimi il profitto ordinariamente è assai alto,
alto poiché colà vi sono pochi capitali, il
terreno vi è relativamente a buon mercato, i salari
bassi e le materie prime a poco prezzo".1
Così Lenin ne L'imperialismo
fase suprema del capitalismo descrive
"l'esportazione del capitale", una delle
caratteristiche tipiche della fase monopolistica del
capitalismo2.
Ma più cresce l'esportazione di capitale, più
aumentano le "sfere d'influenza" dei grandi
cartelli monopolistici che, a loro volta, determinano
la spartizione politica del mondo tra le grandi
potenze, le quali devono garantire i profitti dei
monopoli internazionali che hanno presso di loro la
propria base nazionale.
L'implosione fallimentare dei regimi dei paesi
dell'est europeo ha aperto ai monopoli la possibilità
di esportare direttamente i propri capitali e le
proprie merci in un enorme mercato ancora in larga
parte non sfruttato. Una nuova corsa alla conquista,
questa volta verso est, è iniziata.
A questa nuova situazione, va aggiunta la sempre più
accresciuta potenza e indipendenza economica che
l'Europa sta riacquistando dopo lunghi decenni di
dipendenza americana. Tra enormi contraddizioni e
debolezze, un polo imperialistico nuovo e indipendente
si sta formando, chiedendo per se stesso un
"posto al sole".
Manlio Dinucci, su "Koiné" scrive: "Già
oggi, il peso economico dell'Unione europea si sta
avvicinando a quello statunitense e, in alcuni campi,
lo supera. Nel 1996, il prodotto nazionale lordo della
Ue è stato (…) di 8.468, 5 miliardi di dollari
contro i 7.433,5 degli Usa. Nel 1997, l'export di
merci dell'Europa occidentale ha raggiunto (…) un
valore di 2.269 miliardi di dollari (di cui 2.100
costituiti dalle esportazioni dell'Unione europea),
mentre le esportazioni nordamenricane sono state 904
miliardi di dollari, due volte e mezza di meno".3
Il pericolo per gli Usa è che in breve tempo si crei
un'area economica integrata tra Europa dell'Ovest e
dell'Est capace di rendersi autonoma sia sul piano
economico che militare e politico.
In questo scontro per la definizione di una nuova
spartizione dei mercati e delle sfere d'influenza
l'area dei Balcani ricopre un ruolo fondamentale.
L'intera area si presenta agli occhi delle potenze
economiche e politiche imperialiste come territori da
colonizzare e a cui imporre la propria legge del
profitto. Anche la terminologia usata spesso tradisce
questo intento (il rispolverare un termine ormai
desueto e tipico del periodo colonialista come
"protettorato", per la regione del Kosovo,
fa capire la logica con cui si agisce).
Due elementi caratterizzano l'area da un punto di
vista economico e strategico.
1) Tra i paesi ex-comunisti
dell'Europa centro-orientale si sta sempre più
verificando una diversa velocità di integrazione
nel cosiddetto capitalismo "maturo"
determinando due diversi raggruppamenti. "Nei
paesi appartenenti al primo raggruppamento
[Repubblica ceca, Polonia, Slovacchia, Slovenia,
Ungheria, n.d.r.] (…) sono nel complesso giunte a
un punto molto più avanzato la stabilizzazione
finanziaria e le riforme strutturali, mentre il
quadro legale ed economico offre ampie
garanzie"4.
Mentre per i paesi dell'area sud-orientale e
balcanica (Albania, Bosnia, Bulgaria, Croazia,
Jugoslavia, Macedonia, Romania) la situazione
economica resta ancora fortemente instabile.
2) I Balcani sono sempre stati una terra di
passaggio tra Occidente e Oriente, tra Europa, Medio
Oriente e Russia e ancora oggi risultano
strategicamente determinanti per le vie di
comunicazione e di trasporto di merci e di materie
prime.
E' questo connubio tra importanza
strategica e storica instabilità che induce, in
particolare gli Usa, ad usare le "maniere
forti" per poter penetrare economicamente nella
regione. La guerra in questo caso viene usata per
spezzare la resistenza dei vecchi rapporti economici e
politici di un determinato territorio per imporre i
propri.
Ma è sulla differente strategia per la ricostruzione
dopo la guerra del Kosovo e sull'integrazione
economica dell'intera area che sta iniziando la vera
disputa tra imperialismo americano ed europeo, uniti
nel bombardare il popolo serbo, divisi su chi si
spartirà le migliori commesse per la ricostruzione e
per chi controllerà nei prossimi anni la regione.
Il piano dell'Unione Europea per il dopoguerra prevede
un Patto di Stabilità per l'Europa sud-orientale. In
specifico, il settimanale bulgaro "Kapital",
nel numero del 15-21 maggio, ha pubblicato uno schema
dei piani messi a punto dall'Ue che prospettano
l'inserimento come nuovi paesi associati all'Ue per
cinque stati5:
Albania, Bosnia, Croazia, Macedonia, Jugoslavia6.
Interessante qui notare che alcuni punti dei piani
prevedono per questi paesi:
1. un regime di mercato, senza tariffe doganali verso
l'Ue con l'entrata graduale nell'unione doganale e nel
mercato unico;
2. l'unità monetaria con una piena
"eurizzazione" a partire dal 1 gennaio 2003;
3. la generazione di un'agenzia per lo sviluppo
dell'Europa sud-orientale (la quale avrà pieni
diritti sulle infrastrutture);
4. il dispiegamento, dove necessario, di servizi
doganali e forze di polizia dell'Ue;
5. un ruolo di leadership dell'Ue nelle operazioni
militari di mantenimento della pace;
6. l'utilizzo di nuove agenzie e fondazioni del
Consiglio e della Commissione europea con compiti di
governo per un'azione direttiva più efficace e
veloce.
E' difficile trovare forme di dominio imperialistico
più pure di queste.
In evidente contrapposizione
alla proposta generale avanzata dall'Ue, gli americani
propongono, ai vari paesi dell'area, rapporti
bilaterali e un'associazione nell'ambito di un
protettorato de facto.
"Il governo di Washington ha sponsorizzato
e finanziato fin dal 1996 la South Balkans development
initiative (Sbdi), con l'obbiettivo dichiarato di
sviluppare il sistema di trasporti fra Albania,
Macedonia e Bulgaria e di promuovere, allo stesso
tempo la cooperazione tra i tre paesi. (…) gli
americani cercano di sviluppare una catena locale di
affari e di favorire l'esportazione nell'area di
prodotti e servizi americani. (…) si creano così le
basi per una sorta di protettorato tecnologico e
manageriale che permette di assicurare una domanda e
quindi una presenza continua nel tempo di consulenti
americani nei paesi della regione. (…) L'approccio
americano alla ricostruzione dei Balcani ha dunque una
forte componente strategica. Si tratta di controllare
i Balcani adriatici e le "finestre" sul Mar
Nero da dove transiteranno ingenti approvvigionamenti
energetici verso l'Europa".7
Dagli europei, contro gli americani, spesso si solleva
la critica di usare la forza militare con troppa
facilità e allo scopo di favorire una penetrazione
economica e strategica "Made in Usa". Ad
essa si contrapporrebbe una proposta di civiltà, e di
solidarietà del vecchio continente (il quale dovrebbe
solo tacere per come negli ultimi cinquecento anni ha
schiavizzato e colonizzato gran parte del mondo).
Ma queste belle intenzioni, di fronte alle questioni
concrete, si rivelano ben presto un ipocrita velo di
chi oggi non può permettersi un autonomo intervento
militare.
Nel n. 2/99 di "Limes", un militare italiano
che si presenta con lo pseudonimo di Miles, in un suo
articolo, fa dichiarazioni molto chiare e esplicite.
Va qui premesso, che visto il tipo di rivista e visto,
che su di essa pubblicano ex presidenti della
Repubblica, ministri in carica, e tra i più
importanti giornalisti e intellettuali italiani ed
esteri, Miles non è certo un caporale di giornata, ma
sarà invece uomo inserito in alti ranghi delle nostre
forze militari e con competenze adeguate su quella
regione europea.
Egli afferma ad esempio che: "occorrerebbe,
in Bosnia essere meno timidi e rispettosi dei poteri
locali. Quando necessario, si deve essere brutali.
D'altronde, forza e determinazione sono le virtù più
apprezzate dalla cultura politica balcanica. Possedere
la forza, ma non usarla quando necessario, suscita
solo disprezzo e sarcasmo"8.
Ma è Enrico Letta, ministro del governo D'Alema per i
rapporti con la comunità europea, che sempre su Limes
esplicita la soluzione politica su cui le borghesie
europee stanno lavorando per difendere i propri
interessi imperialistici. "Costruire
un'identità europea in materia di politica di
sicurezza e di difesa richiede adesso uno sforzo
supplementare, quello di avviare un confronto sugli
interessi dell'Unione nel mondo, e di maturare una
visione comune sulle posizioni che l'Unione deve
assumere nei confronti delle diverse aree geopolitiche
nelle quali è inserita e opera. (…) Le soluzioni
alla difesa vanno legate a due cerchi più ampi
(allargamento dell'Ue ai paesi dell'Europa
centrorientale e legame transatlantico) e, nel
contempo, inserite nel più vasto e ambizioso progetto
di costituzione di uno Stato politico europeo"9.
Il cerchio si chiude, l'Europa da potenza economica,
almeno nei progetti, si sta organizzando per diventare
potenza politica e militare con un'autonoma visione
strategica. Gli alleati di oggi sono avvisati, un
nuovo scontro interimperialistico si sta prospettando
all'orizzonte.
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note
1
Vladinir Ilic Lenin, L'imperialismo fase suprema
del capitalismo, 1916, Editori Riuniti, Roma,
1980, p.77.
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2
Qui dobbiamo rilevare che nel nostro secolo questa
tendenza all'esportazione di capitale è stata in
parte limitata dalla necessità di stornare una quota
di ricchezza nazionale prodotta per la costruzione
dello stato sociale e dagli aumenti di consumi imposti
dalle tenaci lotte di rivendicazione attuate dal
movimento operaio contro le varie borghesia nazionali,
dalla competizione con il sistema sovietico e
dall'enorme aumento della produttività e quindi di
sfruttamento relativo dovuto all'introduzione dei
metodi tayloristici di lavoro.
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3
Manlio Dinucci, L'interesse americano, il ruolo
europeo e il nuovo concetto strategico della NATO,
"Koinè", n.6/10, gennaio/settembre 1999,
anno VII - Nuova serie, Pistoia, p. 73.
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4
Walter Goruppi, ISDEE Trieste, Evoluzione della
situazione economica nell'Europa centro-orientale e
sud-orientale alla fine del 1998, in I Balcani,
sito-web: www.enc.org/est/balcani.
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5
La sintesi di ciò che è stato scritto su
"Kapital" è reperibile in I Balcani,
sito-web: www.enc.org/est/balcani, in un'articolo del
29 maggio 1999 dal titolo Il dopo guerra visto dall'Ue
e dai russi.
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6
Essere "paesi associati" è uno dei vari
gradini per arrivare alla piena partecipazione all'Ue.
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7
Adriaticus, Italia-Europa-Usa: la grande partita
della ricostruzione, in "Limes, rivista
italiana di geopolitica", n. 2/99, Roma,
pp.61-63.
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8
Miles, I Balcani in Europa: tra utopia e magia nera,
in "Limes", n.2/99, p.70.
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9
Enrico Letta, E adesso gli stati uniti d'Europa,
in "Limes, n.2/99", pp. 80-81.
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