Riportiamo uno stralcio di un ampio articolo di Livio Maitan sulla situazione in America Latina, che uscira' in gennaio sul n. 1 della nuova rivista "Erre", e che affronta anche dettagliatamente i problemi di Argentina e Messico (in particolare sulle posizioni espresse recentemente da Marcos).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lula presidente: enorme posta in gioco

Sulla portata della vittoria di Lula non si possono che condividere i
commenti largamente espressi: e' un successo operaio e popolare senza
precedenti, avvertito come un segnale estremamente stimolante da grandi
masse dell'America Latina. Condividiamo piu' in particolare le reazioni e i
commenti dei militanti del Pt raggruppati in Democrazia socialista (Ds), la
tendenza di sinistra piu' consistente in seno al partito, che all'esito del
24 ottobre hanno attivamente contribuito, al di la' delle riserve espresse
su alcune scelte tattiche di Lula nel corso della sua campagna. Ds e, piu'
in generale, la sinistra del Pt sono state, del resto, premiate nelle
elezioni parlamentari, registrando un netto aumento della loro
rappresentanza (28 dei 91 deputati del Pt appartengono alle due componenti
della sinistra, di cui 12 dell'area della Ds. Il Partito comunista
brasiliano ha avuto, a sua volta, 12 eletti).
Nel quadro di un'analisi realistica non e', tuttavia, possibile ignorare una
serie di elementi tutt'altro che irrilevanti. In primo luogo, se la campagna
elettorale e' stata caratterizzata da una vasta mobilitazione politica, non
ci sono stati durante tutta la fase precedente movimenti sociali di grande
portata. In secondo luogo, i due partiti che avevano appoggiato il
presidente Cardoso, Psdb (Partito socialdemocratico brasiliano) e il Pmdb
(Partito del movimento della democrazia brasiliania) hanno vinto nei due
principali Stati. Il Pt ha subito una sconfitta nella sua roccaforte di Rio
Grande do Sul, dove come successore di Dutra e' stato eletto il candidato
del Pmdb, Rigotto. Nella citta' di Porto Alegre, sempre nelle elezioni per
il governatore, ha mantenuto la maggioranza, ma il suo vantaggio si e'
ridotto da 223.737 nel 1998 a soli 3.277 voti il 24 ottobre. In terzo luogo,
sul piano piu' strettamente istituzionale, il Pt, pur avanzando nettamente
anche nelle elezioni parlamentari (da 59 a 91 deputati e da 8 a 14 senatori)
non dispone di una maggioranza nelle due assemblee. Questa incongruenza del
sistema elettorale potra' essere compensata dal probabile ingresso nella
maggioranza di eletti di diversa provenienza: le difficolta', con pressioni
e ricatti di ogni genere, non potranno, comunque, essere evitate.
Ma i maggiori interrogativi si pongono a proposito delle scelte che Lula
fara' su cruciali problemi socio-economici brasiliani e sul piano
internazionale e latino-americano. Gia' l'accordo elettorale con un partito
di destra come il Partito liberale, diretto da un esponente dell'
imprenditoria che sara' vicepresidente, aveva sollevato non poche
preoccupazioni e critiche nell'ambito stesso del Pt. Le preoccupazioni si
sono accentuate dopo le elezioni per le dichiarazioni di Lula e di suoi
collaboratori, che confermavano l'intenzione di non rimettere in discussione
gli accordi presi con il Fmi dal presidente uscente e neppure il quadro
generale dell'Alca. E non hanno certo rassicurato le dichiarazioni di Lula
dopo l'incontro con Bush, cui hanno preso parte anche Colin Powell e la
tristemente nota Condoleezza Rice . Vedremo che cosa uscira' dal secondo
incontro, che avra' luogo dopo che Lula avra' assunto effettivamente le sue
funzioni. Per ora non e' tranquillizzante che sia stato scelto come nuovo
governatore della Banca centrale Henrique Mereilles, deputato del Psdb e gia
' presidente della Banca di Boston.
Che Lula debba operare con cautela sul piano diplomatico e' perfettamente
comprensibile e nessuno avrebbe potuto aspettarsi che si rifiutasse di
andare a Washington e dichiarasse in partenza guerra aperta al Fmi. Ma quali
saranno le prese di posizione concrete nei prossimi mesi, in particolare se
Bush, con o senza l'avallo dell'Onu, scatenera' una nuova guerra contro l'
Iraq? Si pone, in primo luogo, il cruciale problema del debito estero, che
riguarda tutti i paesi dell'America Latina. Una proclamazione immediata di
rifiuto del debito comporterebbe probabilmente il rischio di una crisi che
Lula ha l'interesse di evitare. Ma va forse esclusa anche una dichiarazione
di moratoria, tenendo conto che su questo terreno il Brasile non si
troverebbe necessariamente isolato, ma potrebbe condizionare un passo
analogo di altri paesi latino-americani, per esempio dell'Ecuador e dell'
Uruguay, per non parlare dell'Argentina, che gia' non puo' pagare? Per
quanto riguarda, poi, l'Alca, piu' che le dichiarazioni, peseranno le azioni
concrete: il nuovo presidente decidera' di non avanzare sul cammino indicato
dagli Stati Uniti e di privilegiare, invece, i piu' ampi accordi commerciali
nel quadro del Mercosur, come molti auspicano in altri paesi della regione?
Ma le sorti della presidenza Lula si decideranno, in ultima analisi, sul
piano interno. Nel corso della campagna elettorale si e' impegnato ad
assicurare tre pasti al giorno a tutti i suoi concittadini. Considerando l'
elevatissima percentuale di poveri, la realizzazione di un simile programma,
di per se', esemplare, non potra' non comportare misure di ridistribuzione
dei redditi. Sara' possibile procedere in questa direzione nel quadro dei
rapporti di forza parlamentari attuali e, piu' concretamente, senza
rimettere in discussione alleanze o convergenze con settori della borghesia
del tipo di quelle che sono stati alla base dell'accordo elettorale?
Non meno cruciale, secondo le ripetute affermazioni dello stesso Lula, il
problema della riforma agraria. Secondo Joao Pedro Stedile, militante del Pt
e della direzione del Movimento dei Senza terra, "esistono nelle campagne 32
milioni di persone, di cui 16, equivalenti a 4,5 milioni di famiglie, sono
contadini senza terra: questa e' la base sociale che lottera' per una
riforma agraria". Che una riforma del genere, vera e propria prova del fuoco
per il nuovo presidente, sia destinata a scontrarsi con feroci resistenze,
maggiori di quelle che hanno vanificato tentativi abbozzati in precedenza, e
' del tutto scontato. L'interrogativo e' se le forze non proletarie o
popolari, che hanno optato per Lula nella campagna elettorale, saranno
disposte o no ad appoggiarlo in una lotta che sara' verosimilmente senza
esclusione di colpi e se Lula sara' comunque deciso ad andare avanti, quali
che siano le resistenze interne e le facilmente immaginabili reazioni
internazionali.
Nell'intervista citata, Stedile ha puntualizzato:"Onestamente non ci
preoccupiamo troppo del tono del discorso di Lula, ne' delle alleanze che
puo' realizzare. La nostra fiducia si basa sul fatto che Lula rappresenta le
forze sociali organizzate della nostra societa', ai margini dei partiti
politici tradizionali. I cambiamenti necessari non dipenderanno dalla
volonta' di Lula, ma dalle mobilitazioni. Nostra missione nel Mst e'
mobilitare il popolo per esigere questa rottura da parte del nuovo governo".
Piu' in generale, una analoga ispirazione traspare da un articolo scritto
subito dopo le elezioni da due militanti del Pt e della Ds, Carlos Enrique
Arabe e Jose' Correa: "Il movimento democratico e popolare intraprende una
esperienza storica inedita e decisiva, da tutti i punti di vista, per il
nostro avvenire. La tendenza Democrazia socialista del Pt si considera parte
integrante di questo processo, condividendo tutte le sfide che si impongono
al Pt e alla sinistra brasiliana. Interverremo perche' il partito leghi
questa esperienza decisiva alla lotta per il superamento della
globalizzazione neoliberista, della tirannia dei mercati, del parassitismo
del capitale finanziario, delle diseguaglianze, delle esclusioni e delle
ingiustizie storiche che caratterizzano la societa' brasiliana. La nostra
prospettiva e' di inserire questa esperienza in un processo il cui orizzonte
sia il superamento del capitalismo con un socialismo democratico e
internazionalista".
Ci sara', anzi c'e' gia', chi considera queste impostazioni
giustificazioniste, ansioso di lanciare senza por tempo in mezzo stroncature
e scomuniche. Per parte nostra, preferiamo collocarci sulla stessa lunghezza
d'onda dei militanti del Mst e della Ds cui ci siamo riferiti. Tanto piu'
questa dovrebbe essere la scelta in quanto il successo o la sconfitta dell'
esperienza intrapresa in Brasile avra' conseguenze enormi in tutta l'America
Latina e al di la' dell'America Latina: di stimolo esemplare nella variante
positiva, di smarrimento e demoralizzazione se si finisse in un vicolo cieco
o si registrasse addirittura un fallimento.
Non c'e' dubbio che, al di la' dei programmi e delle intenzioni di
organizzatori e partecipanti, la vicenda brasiliana esercitera' una
grandissima influenza sull'ormai imminente scadenza di Porto Alegre. Nell'
irrinunciabile pluralismo, linfa vitale del Forum sin dal suo sorgere,
potranno essere espresse le valutazioni e le ipotesi strategiche piu'
diverse, come pure considerazioni di ordine teorico. Ma ci auguriamo che
prevalga, comunque, un atteggiamento come quello gia' suggerito da
protagonisti del movimento brasiliano.(14 dicembre 2002)



Una rettifica doverosa di un "errore" involontario

Abbiamo pubblicato su "controcorrente" e poi ripreso in "Bandiera Rossa
News" il testo di una lettera del vescovo statunitense di cui era apparso
uno stralcio nella rubrica delle lettere di "Liberazione". Il testo
integrale lo avevamo ripreso dall'agenzia cattolica "Adista" n. 85. Noi non
avevamo detto esplicitamente che si trattava di un vescovo cattolico, come
appariva dall'agenzia. Un lettore scrupoloso di "Liberazione" dopo una serie
di accertamenti ha appreso che si tratta di un mezzo falso: il vescovo non e
' cattolico ma protestante (per l'esattezza, della Chiesa Unita di Gesu'
Cristo), e fin qui poco male (almeno per noi che non avevamo specificato la
chiesa a cui apparteneva). Ma gia' contribuiva a creare l'ennesima
attribuzione alla Chiesa cattolica di una volonta' di lotta contro la guerra
ben superiore a quella espressa realmente.
Ma la lettera era stata scritta e pubblicata nel 1998, e quindi era stata
indirizzata a Clinton. Il redattore che l'ha "ritoccata" evidentemente" non
amava che si criticassero i democratici degli Stati Uniti, in cui tanta
parte del centro sinistra ripone speranze del tutto ingiustificate! I
ritocchi, a quanto pare, sono parecchi "per attualizzare" la lettera, usando
un metodo che il lettore attribuisce ai "Midrash" ebraici, ma che in realta'
e' stato usato per secoli per rendere i testi sacri cristiani e le fonti
coeve non cristiane corrispondenti alle convinzioni del copista! Per noi l'
errore e' stato involontario, ma per chi ha messo in circolazione la lettera
in questo modo e' stata una vera e propria falsificazione con molteplici
scopi. Ce ne scusiamo comunque con i nostri lettori.

Sergio Dalmasso, Rifondare e' difficile, Rifondazione comunista dallo
scioglimento del PCI al "movimento dei movimenti", Centro di documentazione
di Pistoia, CRIC Torino, 2002.

E' uscito da alcuni mesi il testo Rifondare e' difficile, l'unico, ad oggi,
a tentare una panoramica sugli undici anni di vita di Rifondazione
comunista.
Ripercorre le vicende che hanno portato allo scioglimento del PCI, alla
formazione del PDS e di Rifondazione, segue le fasi di questo partito dalla
fondazione, alla caduta di Garavini, alla segreteria di Bertinotti, alle
varie fasi che ne hanno segnato la storia, segnata dalle diverse scelte
elettorali, dai congressi, dalle divisioni interne evidenziate dalle due (se
non piu') scissioni.
Senza avere la pretesa di essere la "storia ufficiale" di Rifondazione e pur
non offrendo interpretazioni analitiche, il testo e' strumento utile per i
militanti, soprattutto per i giovani che non hanno conoscenza del retroterra
(fatti, dibattiti, riviste, problematiche...) e puo' essere utilizzato,
dentro e fuori il "partito" per incontri, tavole rotonde, seminari....

Nonostante il poco comprensibile silenzio di "Liberazione", il testo e'
stato segnalato su:
"Bandiera rossa", "Carta", "L'indice", "Notiziario centro documentazione di
Pistoia", "La Comune", "Nuova Unita'" e sui siti del Centro "Marco Pezzi" di
Bologna e "Resistenze.org", oltre che su giornali locali.
E' stato presentato in molte feste di Liberazione, con la partecipazione
(fra gli/le altri/e) di Gastone Cottino (un. di Torino), Luigi Cortesi (un.
di Napoli, direttore di "Giano"), Gianni Alasia, Franco Turigliatto
(direzione nazionale PRC), Stefano Vinti (segretario regionale Umbria PRC),
Mimmo Porcaro (CPN del PRC).

L'autore, Sergio Dalmasso, ha fatto parte per oltre venti anni dei gruppi
della nuova sinistra ed e' in Rifondazione dalla fondazione. E' stato
segretario provinciale a Cuneo di DP dal 1977 al 1991, di Rifondazione dalla
fondazione al 1995 e ha fatto parte dei comitati politici regionale e
nazionale, oltre ad essere stato per lungo tempo consigliere comunale e/o
provinciale. Ha collaborato a numerose riviste ed e' autore di testi sulla
storia della sinistra politica a livello locale e nazionale, sulla "stagione
dei movimenti", su figure del socialismo e del comunismo italiano.

Chi volessi ricevere il testo puo' richiederlo a
Sergio Dalmasso, via Cavallo 10, 12.012 Boves (Cuneo), telefono 0171/380403
(casa), 0171/445289 o 445292 (istituto storico resistenza di CN) inviando
per vaglia postale 10 euro a copia (spedizione come piego di libro).
Per eventuali presentazioni, tavole rotonde..., contattare direttamente l'
autore.

Erre-numero 1

Editoriale: Lo sciopero generale sociale (Gigi Malabarba)

MOVIMENTI GLOBALI
1) Fiat, vittime della globalizzazione (Franco Turigliatto)
2) Il vascello fantasma dell'Ulivo (Roberto Firenze)
3) La crisi del riformismo (Rina Gagliardi)
4) Da Firenze a Porto Alegre (Gustavo Codas, Cut, segretariato
internazionale Forum sociale mondiale)
5) La svolta di Firenze: bilancio e impressioni del primo forum sociale
europeo. Articolo redazionale + intervista a piu' voci: Antentas (Mrg
Barcellona), Nineham (Globalise Resisetnce), Bersani (Attac Italia),
Pecorini (segretario fiorentino del Prc), Kovac (Ics - organizzazione Fse)
6) Per un nuovo garantismo: dopo Cosenza e Genova, il movimento di fronte
alla repressione (Giuliano Pisapia)
7) Cristo non si e' fermato a Eboli: la nuova questione meridionale
(Giovanni Russo Spena)
8) Iraq, la guerra sporca (Antonio Moscato)
9) Un movimento permanente per la pace (Piero Maestri)



IL TEMA: Il precariato-massa

1) Precariato e nuova sindacalizzazione (Flavia D'Angeli)
2) Siamo tutti precari (Danilo Corradi e Severo Lutrario)
3) La precarizzazione del lavoro (Maurizio Zipponi)
4) Per un nuovo diritto del lavoro (Franco Russo)
5) Esperienze di vita, esperienze di lotta (Gli operai dell'Alfa, gli
interinali della Tim, i lavoratori socialmente utili)

CULTURE IN MOVIMENTO
Cambiare il mondo senza prendere il potere? A proposito di un libro di John
Holloway (breve introduzione)
1) La recensione della rivista argentina "Herramienta"
2) Dodici tesi per. (John Holloway)
3) Zapatismo e lotta anticapitalista (Attilio A. Boro'n)
4) Recensioni: Peruzzi su Moscato-Nachira + Segnalazioni (schede su Tariq
Ali, Caldiron, Nadia De Mond)

IL MONDO
1) Le nuove facce dell'America Latina (Livio Maitan)
2) Lula alla prova della sinistra sociale (Intervista a R. Antunes, Mst)
Erre


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