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Il
Paese più giusto del mondo
Anno 2001
Daniel
Chavarria, uno dei più famosi
scrittori uruguayani al mondo, racconta
perché considera l'isola di Fidel
"il paese più giusto del
mondo". E risponde alle accuse
degli anti-castristi.
Perché un cittadino uruguayano,
scrittore di successo, decide di vivere
a Cuba?
Amo
il Tropico, la sua aria limpida, il
sole, la temperatura...
Dopo 30 anni passati all'Avana, mi sono
abituato alla sua umidità e ne ho
bisogno.
Cuba mi piace soprattutto per la sua
musica, per la sua gente, le sue pazzie
e i suoi balli.
Ma soprattutto, perché non conosco una
società più giusta.
Se
considera quella cubana una società così
giusta, perché tanta gente rischia la
vita in mare, con i figli piccoli, per
fuggire dall'isola?
Purtroppo,
tanti secoli di capitalismo nel mondo
hanno fatto sì che in tutte le società
esista gente, molta gente, per la quale
il desiderio principale, il non plus
ultra della vita, è diventare ricchi.
E a Cuba questo è impossibile: perché
quasi nessuno diventa ricco con il suo
lavoro.
La ricchezza implica lo sfruttamento
degli altri, il loro plus valore.
A Cuba siamo felici soltanto noi che ci
abituiamo ad una vita modesta; noi che
siamo soddisfatti di costruire una
società migliore, e viviamo con
cooperazione e affetto con i nostri
simili; noi che amiamo il nostro lavoro
e cerchiamo di essere creativi.
I giovani, qui, hanno la possibilità di
studiare, dedicarsi alle scienze,
all'arte, allo sport, a tutto quello che
vogliono.
Ma per essere felice a Cuba bisogna
essere umili, come la maggior parte
della popolazione.
Bisogna rinunciare a vivere del lavoro
altrui, rinunciare all'egoismo e a
questa mentalità aberrante per la quale
il mondo sarebbe diviso in vincitori e
perdenti, a seconda che abbiano più o
meno soldi e potere, che poi sono i
valori che permettono di occupare uno
scalino più o meno alto nelle società
classiste.
Sono convinto che nessuno che aspiri,
nella sua vita, a diventare ricco può
essere anche onesto.
Come Bertold Brecht, credo sia più
dignitoso rapinare una banca che essere
il suo presidente.
Quindi, questa città giusta, la più
giusta del mondo, può anche essere un
inferno per quelli che aspirano ad avere
denaro e potere personale.
Hanno soltanto due possibilità:
commettere reati a Cuba o emigrare.
Gli Stati Uniti non gli danno il
permesso di ingresso, ma da anni
promulgano una macabra Ley de Ajuste
Cubano, per la quale tutti i cubani che
arrivino sul territorio statunitense
ricevono immediatamente aiuto economico,
un lavoro e la residenza negli Usa.
Mentre gli immigranti del Messico,
Guatemala, Haiti e Santo Domingo,
diciamo da tutta l'America Latina,
vengono bastonati alla frontiera,
uccisi, cacciati come animali, i cubani
che fanno lo stesso vengono trattati con
tutte le accortezze.
Questo per demonizzare la società
cubana, presentarla al mondo come se
fosse simile ai Balcani, un luogo in cui
la popolazione rischia la vita per
fuggire dall'orrore, dalla guerra, dalla
fame, dalle mafie locali e dai massacri.
Ma in Cuba non c'è mafia, né fame, né
violenza, né guerra, né ingiustizia.
Ah...però ci sono leggi che ti
impediscono di sfruttare gli altri e di
diventare ricco.
Così gli Usa investono milioni di
dollari per sostenere una permanente
campagna pubblicitaria sulla vita e la
libertà e la democrazia; e molti, in
maggioranza gente antisociale, ma anche
persone onorate e ingenue, rischiano la
vita con la speranza di arrivare alla
libertà (questa "libertà di
commercio e sfruttamento del
prossimo") e alla democrazia nella
quale governa Bush con i voti di Gore;
comunque, con voti che non provengono
dalla maggioranza del popolo.
Cuba
fu condannata lo scorso anno dalla
Commissione dei Diritti Umani dell'Onu,
per aver violato tali diritti. Che ne
pensa?
E'
una vergogna per le Nazioni Unite e una
dimostrazione in più del servilismo
internazionale nei confronti degli
interessi americani.
Figurarsi, contro Cuba ha votato
l'Argentina, un paese dove la dittatura
militare degli anni Settanta fece
sparire 30mila persone. In tema di
stermini, l'Argentina offre cifre
impressionanti, delle quali forniscono
notizia le Madri di Plaza de Mayo e
l'associazione Figli.
E proprio il governo argentino, servo di
Washington, lo stesso che si rifiuta di
collaborare con le madri e gli orfani e
protegge i militari torturatori,
condanna Cuba, dove in 40 anni non si è
verificata una sola sparizione.
In Uruguay, scenario in parte della
macabra operazione Condor, organizzata
dagli Usa, giacché la Cia addestrava
con le tecniche di repressione e tortura
i militari del Sud America, sparirono e
furono massacrati migliaia di
oppositori.
Un paio di anni fa, il presidente
Sanguinetti si rifiutò di collaborare
con Juan Gelman, grande poeta argentino,
orgoglio della letteratura in lingua
spagnola, che dopo aver individuato i
responsabili della sparizione dei suoi
figli, gli chiedeva aiuto per cercare i
nipoti. Sanguinetti gli rispose che
erano storie passate, soldati in
pensione, come se il loro ritiro li
esonerasse dalla responsabilità dei
crimini.
E tirò fuori la Legge del Punto Finale,
o "legge della dimenticanza",
promossa e imposta dagli stessi militari
assassini per sfruttare l'impunità e il
denaro rubato alle vittime.
E' stato questo Uruguay che protegge i
militari torturatori, quello che condannò
Cuba come violatrice dei diritti umani.
L'unico paese dell'America Latina dove
non è mai stata istituzionalizzata la
tortura, dove non sono mai esistiti
gruppi paramilitari dedicati a massacri
e sparizioni di operai, studenti e
contadini.
E nel Cono sudamericano condannò Cuba
anche il Cile, dove il generale Pinochet
non soltanto risiede, ma anche circola
impunemente.
E la condannò il Paraguay, teatro di
endemici massacri in questo secolo, dove
sono ancora endemiche anche malattie
come la malaria e lo scorbuto, che
potrebbero essere estirpate con un
minimo investimento.
Il Paraguay della fame, dello scorbuto,
condannò Cuba perché non rispetterebbe
i diritti umani; condannò un paese che
in materia di salute potrebbe esibire
medaglie d'oro, record della medicina,
indici di efficienza che il resto
dell'America Latina non sogna neppure.
Ma continuiamo con la lista...
A parte un paio di astensioni, Cuba fu
condannata da tutta l'America Latina,
dove esistono bambini che lavorano dai
cinque anni in su, bambini sfruttati per
la prostituzione, drogati, sicari
professionali di 15 anni che uccidono
per 50 dollari, come in Colombia e nel
Salvador.
Tutti questi paesi condannarono Cuba,
dove non c'è un bimbo che ha fame,
senza ospedale, senza un insegnante,
senza libri, compresi i bambini
ritardati e quelli che vivono nelle
montagne più sperdute.
La condannò la Comunità europea in
blocco, sotto l'iniziativa di Polonia e
Cecoslovacchia, tirapiedi degli yankee,
paesi dove prosperano le mafie, la
tratta delle bianche, la pedofilia. Che
genuflessioni di gente svergognata!
Ma il colmo è stata la condanna del
Salvador e del Guatemala, soprattutto,
dove governa a sevizia del generale Rìos
Montt dietro la facciata strumentale del
presidente democratico Portillo.
Ma nessuno ignora in Guatemala che
l'attuale democrazia ha avuto i suoi
200mila morti, 30mila desaparecidos, un
milione e mezzo di rifugiati, 627
massacri ufficiali, 3mila persone
sotterrate clandestinamente.
E' questo il bollettino dell'operazione
Tierra Arrasada, capitanata da Rìos
Montt e ispirata dagli Usa.
E da questo democratico governo che
obbedisce servilmente gli Stati Uniti e
condanna Cuba, è fuggita il Premio
Nobel Rigoberta Menchù. E' stata
costretta all'esilio in Messico, dopo
aver denunciato i genocidi del generale
Rìos Montt di fronte all'Audencia
Nacional spagnola e al giudicie Baltazar
Garzòn.
E condannano Cuba....
E'
degno della Storia Universale
dell'Infamia.
El
Cubano Libre.
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