Sulle
elezioni argentine riportiamo un bilancio di
Eduardo Lucita e alcuni dati e commenti sull´andamento
della sinistra dal quotidiano "Página
12"
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Inviamo
un commento di Eduardo Lucita sulle elezioni
argentine e alcune informazioni e dati tratti da
"Pagina 12"
ELEZIONI
ARGENTINE - CONCLUSO IL CICLO INIZIATO NEL
DICEMBRE 2001?
Eduardo Lucita
[Direttore della rivista marxista"Cuadernos
del Sur", membro del collettivo Economisti di
sinistra (Edi)]
Le elezioni del 27 aprile scorso hanno avuto una
conclusione spettacolare: si sono svolte tra l´indifferenza
e l´apatia generale pur ottenendo una
partecipazione vicina all´80% degli elettori.
A parte questo, i risultati non hanno riservato
alcuna sorpresa: il ballottaggio verrà affrontato
dai due candidati che potevano farlo, Menem e
Kirchner, entrambi del Partido Justicialista (Pj),
che esprimono due varianti del modello
neoliberista, senza alterarne la sostanza. Nessuno
dei due ha raggiunto il 25% dei voti espressi. Per
la destra e il centrosinistra emergono forze
uscite dall´Ucr (Union civica radical) - Lopez
Murphy e Carrió, rispettivamente - che hanno
ottenuto il 16% e il 14% dei suffragi.
I risultati annunciano la fine del bipartitismo
tradizionale e prefigurano un nuovo sistema
partitico cui non sono estranei i cambiamenti in
corso nelle organizzazione degli imprenditori del
paese. In gioco c´è la ricomposizione
delle alleanze e la ricerca di una nuova egemonia
in seno al blocco di lasse dominante.
Le tendenze all´astensione, alla scheda bianca o
al voto nullo incoraggiata da alcuni partiti,
organizzazioni minori, settori delle assemblee di
quartiere e piqueteros (la maggioranza organizzata
in un Fronte del rifiuto) hanno registrato un
clamoroso insuccesso. L´astensione ha raggiunto
il 20%, molto meno cioè delle politiche dell´ottobre
2001, anche se lievemente superiore alle
presidenziali del 1999, confermando la tendenza a
crescere dopo il 1983, anche se sono diminuite le
schede bianche e nulle: 2,5%, la percentuale più
bassa dal 1983.
I partiti di sinistra candidatisi alle elezioni -
Izquierda Unida (alleanza Pc-Mst) 1,7% e Poder
Obrero 0,8% - sono aumentati rispetto alle
presidenziali del 1999 (Iu è raddoppiata, Po è
cresciuto del 25%) ma hanno visto diminuire
sostanziosamente i loro voti rispetto alle ultime
politiche. Questi risultati non parrebbero
commisurati alla loro partecipazione e influenza
in seno al movimento sociale.
Quali conclusioni ricavare da questi
risultati? Significano che tutto il processo
iniziato il 19 e 20 dicembre 2001 è stato sepolto
dalla montagna di voti? A priori, non vi è dubbio
che si tratta di un successo delle classi
dominanti. Che il legittimo e debole governo
provvisorio sorto in condizioni di emergenza dopo
la rivolta popolare è riuscito, non senza
difficoltà, a garantire la governabilità e a
portare a casa gli obiettivi che si era proposto.
Ma questi risultati rappresentano una soluzione
della crisi argentina politica destinata a durare?
Va in primo luogo precisato l´obiettivo delle
classi dominanti in queste elezioni: interrompere
il ciclo politico cominciato nel dicembre 2001,
reintroducendo il potere e l´autorità dello
Stato e ricostituendo il potere politico.
Entrambi questi elementi, centrali per il dominio
capitalista nel quadro di uno Stato di diritto, e
di un sistema democratico parlamentare, erano
andati in pezzi, dopo le giornate del 19-29
dicembre e tutto il processo successivo.
Quella rivolta popolare ha liberato tensioni
accumulate negli anni ´90, consolidato le
manifestazioni sociali che stavano nascendo e
permesso l´emergere di altre che, insieme, hanno
dato forma a un soggetto sociale complesso e
contraddittorio, che nonostante questo si è
sviluppato ai margini delle istituzioni e dell´ordine
stabilito, in un profondo processo di
autorganizzazione e autonomia dallo Stato e dallo
stesso regime i governo.
Quello cui si vuole porre fine è appunto questo
processo. Gli assassinii del Puente Pueyrredón, l´arresto
di piqueteros nel nord del paese, e l´aggressione
dello Stato alla fabbrica tessile Brukman e a
quella di ceramica Zanón, occupate dai/dalle
lavoratori/trici, rientrano in questo progetto.
In importanti settori della società, dopo il
dicembre 2001, si è verificata una svolta a
sinistra. Tuttavia, né la sinistra sociale né
quella politica, organizzata nei partiti, sono
riuscite a capitalizzarla in queste elezioni. I
partiti di sinistra hanno continuato a offrire lo
spettacolo delle loro sterili polemiche,
privilegiando le politiche di costruzione di sé
rispetto ai bisogni della gente, mentre il
movimento sociale sembrava avesse raggiunto un
tetto. I piqueteros protraggono le loro
mobilitazioni ma non vanno oltre; le fabbriche
recuperate resistono, ma il processo non si è
esteso; le assemblee non hanno conquistato nessuno
dei grandi obiettivi proposti e molte di esse si
sono rifugiate nell´assistenzialismo,
comprensibile e solidale, ma spoliticizzato. La
parola d´ordine "Que se vayan todos!
["Se ne vadano tutti"] è andata così
perdendo consistenza.
Ciò che queste elezioni mettono in luce è che il
movimento non riesce a fare il passaggio alla
politica e la sinistra dei partiti ha in prima
persona la grande responsabilità di non essere
stata capace di fornire i canali perché si
realizzasse questo salto. La ricomposizione del
potere politico passa certamente non solo per il
fatto di porre fine al governo provvisorio e
insediare un governo legittimato dal voto, ma
anche per la soluzione della crisi del sistema di
rappresentanza politica che è arrivato a una
profonda frammentazione nei partiti tradizionali.
In questo senso, le elezioni recenti sono solo l´inizio
di un processo elettorale che si estenderà fino
al prossimo dicembre, quando si eleggeranno
governatori e rappresentanti provinciali, i
dirigenti dei comuni e verranno in parte rinnovate
le camere dei deputati e dei senatori al livello
nazionale.
Per altro verso, la frammentazione non solo è il
prodotto dello scontro tra membri dei vertici dei
partiti, ma anche della polemica tra settori
distinti del capitale. Non è uno scontro sul
modello neoliberista, perché non è in
discussione la sostanza di questo, ma tra progetti
e varianti dello stesso progetto.
Ci sono, qui, due processi che procedono
parallelamente: da un lato, la soluzione della
crisi in seno al peronismo, dall´altro lato la
soluzione del problema dell´egemonia tra le
diverse frazioni del capitale che consenta di
proporre un blocco unificato. Entrambi questi
processi interferiscono tra loro e giocheranno un
ruolo decisivo nel nuovo sistema di partiti che
sta nascendo.
Quale che sia il prossimo presidente, il suo
governo sarà condizionato dalla natura della
crisi che attraversa il paese, dall´"eredità"
che riceverà, dalla pressione che già sta di
nuovo facendo sentire il Fondo monetario
internazionale, anche perché nessuno dei
candidati mette in discussione il perverso
meccanismo dell´indebitamento con l´estero e i
rapporti con il Fmi. Su questo punto fondamentale
le differenziazioni riguardano solo i tempi e l´ammontare,
per poter operare un trasferimento ordinato e
sostenibile di risorse da destinare al pagamento
degli interessi.
Infine, il prossimo governo dovrà governare con
un bassissimo consenso sociale che, a giudicare
dall´indifferenza della cittadinanza, avrà un
carattere del tutto passivo.
Così, se il processo elettorale che culminerà a
dicembre costituisca una soluzione politica per il
paese si vedrà. Tutto lascia pensare che l´immediato
futuro conoscerà la tensione tra quella che sarà
la frazione borghese che imporrà il proprio
progetto e in che modo sosterrà la governabilità,
da un lato, e un movimento sociale e politico che
conserva la sua dinamica di mobilitazione e di
resistenza ma che dovrà affrontare nuove sfide,
che richiedono un profondo processo di discussione
e di riflessione.
Un Primo Maggio unitario
Per la prima volta da parecchi anni, abbandonando
la loro pratica frazionista e settaria, l´insieme
delle organizzazioni politiche e sociali che
rivendicano una politica anticapitalista e
sostengono la resistenza al neoliberismo, hanno
accantonato le divergenze per convergere in
un´iniziativa unitaria nella giornata
internazionale dei/delle lavoratori/trici.
Si sono autoesclusi soltanto la Cta (Central de
los trabajadores argentinos) e la Ccc (coriente
clasista y combativa, legata al Prc maoista). L´asse
della convergenza è stato la solidarietà con
i/le tessili della Brukman occupata e gestita
sotto controllo operaio da 56 lavoratori/trici da
ormai 17 mesi e sgomberata violentemente giorni
fa.
L´iniziativa ha raccolto 20.00 persone che si
sono concentrate nei pressi della Brukman , dove
hanno parlato lavoratori/trici della fabbrica,
ferrovieri, piqueteros e operai della Zanón. Poi
sono andati in corteo verso la Plaza de Majo, dove
hanno preso la parola dirigenti politici e sociali
e ha concluso una lavoratrice della Brukman.
Le parole d´ordine con cui si è convocata l´iniziativa
sono state: "Fuori l´imperialismo dall´Iraq";
"Né Menem,né Kischner"; "Brukman
appartiene alle lavoratrici" e
"Liberazione dei piqueteros arrestati per le
loro lotte".
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La sinistra in cifre povere (da "Pagina
12"
(...) Il risultato è buono, anche se
modesto", ha dichiarato al giornale Patricia
Walsh, quando i dati ufficiali indicavano che la
coalizione si aggirava intorno all´1,77% in tutto
il paese (335.316 voti), superando abbondantemente
lo 0,89% raggiunto alle ultime presidenziali.
Il dato concreto è che la sinistra ha ottenuto
pochi voti e che questo settore è rimasto in
preda alla brutale pressione dei media che ha
spinto parecchi elettori a scegliere il cosiddetto
"voto utile" in alternativa a uno
scenario che presentava per il ballottaggio due
dei più decisi sostenitori dell´ordine e della
destra più dura.
La soddisfazione di Iu non era incontenibile e la
stessa Walsh lo ha sottolineato dichiarando a
Pagina 12 : "Questo paese non consente di
essere euforici". Nei calcoli precedenti il
risultato, i membri della coalizione, che
comprende il Movimento del los Trabajadores (Mst),
il Partido Comunista (Pc) e alcuni indipendenti,
elucubravano che la loro formula presidenziale si
sarebbe piazzata entro i primi sei posti, e i
risultati ufficiali non sono andati molto lontano
da questo. Quando però i dati non erano ancora
definitivi e tutto si svolgeva a ritmo frenetico,
la Walsh aveva sostenuto che "era giusto
presentarsi alle elezioni e dare battaglia, come
dimostrano lo scarso, pressoché nullo, risultato
delle schede in bianco e l´elevata affluenza
degli elettori".
Non c´è da sforzarsi molto per scoprire fra le
righe il messaggio rivolto dalla candidata a Luis
Zamora, uno dei dirigenti di sinistra che ha fatto
appello a boicottare il voto all´insegna della
formula sorta nel vivo della rivolta del 19 e 20
dicembre 2001: "Que se vayan todos" [Se
ne vadano tutti]!". La Walsh ha inoltre
anticipato la decisione di Iu per la seconda
tornata elettorale: "Non sceglieremo tra
Dracula e Frankestein. Inviteremo a votare scheda
bianca". Più o meno sulla stessa linea si è
dichiarato il leader di Partido Obrero, Jorge
Altamira, il quale ha anticipato che "domani
il suo raggruppamento avrebbe fatto l´analisi del
voto", e non ha escluso la scelta tra
"astensionismo e voto in bianco".
Mentre eravamo in chiusura del giornale, il Po era
allo 0,76% in tutto il paese (142.234 voti), un
dato che ha indotto Altamira a dichiarare all´agenzia
"Télam" che "queste elezioni
rendono meno credibile ma non sommergono la lotta
sociale".
Lungi dall´essere oggetto di confronto, i dati
delle legislative del 2001 mostrano come a Buenos
Aires città Iu avesse ottenuto il 7,8% dei voti e
il raggruppamento "Autodeterminación y
Libertad" con Zamora come candidato avesse
raggiunto oltre il 10% del totale dei voti
espressi. Certamente, le elezioni politiche
presentano uno scenario più favorevole per la
sinistra, mentre queste elezioni non indicano con
chiarezza le reali tendenze in atto in un paese
che sembra ancora lontano dall´aver trovato la
sua rotta.
Secondo Patricio Echegaray, segretario generale
del Pc, "sarebbe errato trarre un bilancio di
queste elezioni a partire dai numeri". Per il
dirigente comunista, "in queste elezioni si
discuteva se si sarebbe ricomposto o frammentato
il sistema borghese. Il prossimo presidente
seppellirà il vecchio sistema, così come Luis
Herrera Campín, il successore di Carlos Andrés Pérez,
ha sepolto il bipartitismo in Venezuela".
Mentre nella sede del Pc anticipavano che uno dei
principali problemi che avrebbero preso in esame
fin da oggi "in che misura il nostro
elettorato ha retto?", in Iu Echegaray non ha
esitato a dire che "il nostro elettorato ha
retto alla campagna del male minore". Non lo
si dice, ma si sta parlando del voto per Nestór
Kirchner come alternativa per ostacolare la
vittoria di Carlos Menem.
In vari punti del paese Iu è arrivata al sesto
posto, scavalcando il socialista Alfredo Bravo e
ampiamente il candidato radicale, Leopoldo Moreau.
Alla conclusione di questa tornata, questa
tendenza si registrava: a Buenos Aires città
(2,93%); ad Avellaneda (3,25%); a Berazategui
(3,40%); Almirante Brown (3,11%); San Isidro
(2,02%); Morón (2,91%). Mediamente, nel Gran
Buenos Aires (= città e provincia), Iu è al
2,85%, superando Bravo (1,21%) e il radicale
Moreau (0,67% in media, nella regione).
Come le altre forze politiche, la sinistra dovrà
affrontare la discussione delle strategie future.
"La sinistra ha ancora una possibilità. Deve
sconfiggere il proprio dogmatismo e i propri
limiti, e costruire l´unità della sinistra per
conquistare l´unità di tutti coloro che sono
vittime del sistema capitalistico", conclude
Echegaray.
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Prospetto dei risultati (da "Pagina
12")
Carlos Menem: 24,34% (4.677.213 voti)
Nestor Kirchner: 21,99% (4.227.141 voti)
Ricardo Lopez Murphy: 16,35% (3.142.848 voti)
Elisa Carrió:14,15% (2.720.143 voti)
Adolfo Rodriguez Saa: 14,12% (2.714,760 voti)
Leopoldo Moreau: 2,34% (449.538 voti)
Patricia Walsh (Iu, Pca ed estrema sinistra):
1,75% (337.166 voti)
Alfredo Bravo (Ps): 1,13% (217.581 voti)
Enrique Venturino (estrema destra): 0,76% (146.292
voti)
Jorge Altamira (Po): 0,74% (142.892 voti)
Guillermo Sullings (ecologisti vari): 0,56%
(106.763 voti)
José Arcagni (liberale): 0,35% (66.552 voti)
Mario Mazzitelli (Psa, socialisti vari): 0,27%
(51.366 voti)
Manuel Herrera (democratico cristiano): 0,26%
(49.188 voti)
Carlos Zaffore (sinistre varie): 0,25% (48.857
voti)
Gustavo Breide Obeid (estrema destra): 0,25%
(47.909 voti)
Juan Mussa (peronisti vari): 0,21% (40.316 voti)
Ricardo Teran (Modin, estrema destra): 0,17%
(33.562 voti)
Voti espressi: 97,29% (19.220.087)
Schede bianche: 0,89% 8175.974)
Schede nulle: 1,62% (320.989)
Schede annullate: 0,19% (38.319)