Qualche osservazione sui risultati elettorali in Germania

 

I risultati tedeschi sono stati salutati come un segnale positivo, su cui i DS e in verdi nostrani dovrebbero riflettere: la presa di distanza del governo Schröder dalle posizioni belliciste di Bush ha pagato, permettendo una rimonta spettacolare rispetto ai sondaggi di appena un mese fa, che davano per scontata una clamorosa sconfitta della coalizione rosa-verde, che con la sua politica interna aveva deluso profondamente l’elettorato.

Invece c’è stata una vittoria, sia pure di stretta misura, e dovuta soprattutto ai verdi, che avendo minori responsabilità di governo hanno potuto più credibilmente accentuare la caratterizzazione a sinistra anche sui temi sociali, e hanno recuperato le notevoli perdite della socialdemocrazia.

Benissimo. Vedremo se questa linea durerà a lungo, una volta portato a casa il relativo successo. Lo diciamo non solo per i precedenti di questi partiti, che avevano non solo accettato, ma promosso ben più decisamente del governo USA la guerra nei Balcani, dove la Germania aveva e ha interessi ben maggiori dell’imperialismo statunitense.

Lo diciamo perché nell’ultimo scorcio di campagna è stata abbandonata al linciaggio la ministra della Giustizia Herta Daeubler-Gmelin, che aveva espresso un più netto giudizio su Bush (paragonato a Hitler, peraltro, solo per aver lanciato una campagna bellicista per nascondere le difficoltà interne, e non per altre ben più sostanziose ragioni). La ministra “linciata”, di cui era stata annunciata la non riconferma, non è stata rieletta. Va detto che anche il ministro degli Esteri Fischer nel suo collegio, dove a quanto pare lo conoscono bene, non è stato eletto (ma sarà recuperato col proporzionale), e così altri cinque ministri su 12.

Fischer, subito dopo il voto, ha annunciato che ora il compito della Germania è recuperare l’intesa con gli Stati Uniti. Vedremo cosa vuol dire...

Salutiamo in ogni caso il successo della coalizione rosa-verde come una battuta d’arresto dell’ascesa delle destre clericali (che peraltro avevano anch’esse dovuto differenziarsi da Bush, visti gli umori dell’elettorato), ma notiamo che le destre europee non sono rimaste sconvolte da questo risultato. Ad esempio il democristiano Casini ha subito detto che – nonostante l’insuccesso dei suoi amici “popolari” tedeschi - è soddisfatto, perché l’Europa ha bisogno anche dei socialdemocratici. Vuol dire che non teme una politica molto diversa da quella del governo Berlusconi, una volta passata per Schröder e Fischer la necessità di accattivarsi un elettorato preoccupato per una guerra al buio.

Comunque ci andrebbe bene se i DS tenessero conto di questa spettacolare rimonta, e – sia pure per ragioni tattiche – cominciassero a fare qualche discorso di sinistra!

Come si spiega l’insuccesso della PDS?

La PDS ha ridotto da 36 a 2 seggi la propria rappresentanza nel parlamento tedesco. In primo luogo ciò si deve alla pessima legge elettorale vigente in Germania, che  assurdamente Cossutta (a nome del PRC, quando ne era presidente) aveva proposto come modello). Nelle elezioni precedenti la PDS aveva potuto beneficiare della suddivisione dei resti, che in Germania è concessa sia a chi raggiunge il 5%, sia a chi ottiene almeno tre eletti nei collegi uninominali. In queste elezioni era scontato che non potesse raggiungere il 5%, ma sperava di avere come l’altra volta tre o più eletti nelle zone dell’ex Germania Est dove ha la sua base più forte. Invece ne ha avuti solo due, ed è stata pesantemente penalizzata.

Perché? La PDS ha pagato in primo luogo  per la forsennata campagna sul “voto utile” fatta dalla socialdemocrazia (ne sappiamo qualcosa anche noi, e la “nuova sinistra” italiana la subì ancor più pesantemente quando nel 1976 c’era l’illusione del “sorpasso” sulla DC). Inoltre la PDS (che non è solo il “partito degli ex comunisti”, ma contiene forze di diversa provenienza), non ha mai sfondato all’ovest perché appare in eccessiva continuità con la vecchia SED della Germania Est di cui ha raccolto molti uomini. Ma soprattutto questo partito, che non è esatto accostare al PRC, non era al governo non per sua scelta ma perché la coalizione rosa-verde non lo voleva (e ha ribadito che non ne avrebbe mai accettato i voti, preferendo piuttosto – in caso di mancato raggiungimento della maggioranza assoluta - una coalizione con i clericali). Questa dichiarazione di Schröder ha spinto alcuni elettori socialdemocratici scontenti a “turarsi il naso” e a votare ugualmente per la SPD. Tuttavia la PDS era al governo con i socialdemocratici nel Land del Meclemburgo, a Berlino e in altre amministrazioni locali della Germania orientale (dove i suoi voti erano indispensabili) e lì ha in certi casi quasi dimezzato i propri voti, avendo avallato le politiche di austerità della SPD.

Inoltre ha pagato per uno “scandalo” che in Italia appare quasi risibile: il suo leader storico Gregor Gysi è stato costretto a dimettersi perché aveva usato per un viaggio personale di vacanza a Cuba i punti accumulati con i voli della Lufthansa fatti per attività parlamentari, che dovevano essere utilizzati solo per altri voli di lavoro. Un equivalente tedesco dei MilleMiglia dell’Alitalia. In Italia siamo abituati a ben altro! In effetti molti dirigenti politici di altri partiti erano stati scoperti con le mani nel sacco per la stessa quasi insignificante scorrettezza, ma Gysi ha dovuto (lui solo) dimettersi dall’incarico nel governo di Berlino, ed è stato duramente contestato da iscritti ed (ex) elettori. Ingiusto? Non direi. Un esponente di un partito “della democrazia socialista”, indubbiamente di sinistra, e sia pur insufficientemente schierato per il rinnovamento, non dovrebbe cascare in queste trappole, che abbastanza logicamente paga più di altri. Non si può fare “come fanno tutti”, se si dice di voler cambiare la società e il mondo!

Il PRC, un partito che - come ha sottolineato amareggiato Fausto Bertinotti - ha un enorme turn-over di iscritti e dirigenti, dovrebbe riflettere su questa esperienza. Quanti dei nostri eletti nelle istituzioni si preoccupano di non adattarsi ai comportamenti prevalenti negli altri partiti? Quanti riflettono prima di votare per forza d’inerzia provvedimenti sbagliati e dannosi proposti dalle componenti moderate e borghesi delle coalizioni a cui partecipiamo? Molti, ma non tutti (conosco non pochi casi). E prima o poi lo si paga, soprattutto in termini di immagine del partito. La sconfitta della PDS è quindi un campanello di allarme anche per noi.

Antonio Moscato (24-9-2002)

 

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