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deraglia un treno, morti e feriti.
Londra,
10 maggio 2002, ore
15:11
Un treno
passeggeri è deragliato poco dopo aver
lasciato la stazione londinese di King's
Cross diretto a Norfolk. Secondo la
polizia, ci sono notizie, non confermate,
di morti mentre è certo che ci siano dei
feriti, in numero ancora imprecisato.
p> Il treno della West Anglia Great
Northern è deragliato all'altezza di un
ponte a Potters Bar, nell'Hertfordshire.
Un testimone oculare ha raccontato
all'agenzia Reuters: "Ho visto due
feriti allontanarsi, un uomo aveva una
ferita in testa".
Il luogo dell'incidente
è vicino al punto nel quale deragliò un
altro treno nell'ottobre del 2000. Allora,
morirono quattro persone. E in questi anni
in Gran Bretagna c'è stata una fitta
serie di incidenti ferroviari. (Red) |
DIO
SALVI I SUDDITI DELLA REGINA DAI SUOI GOVERNANTI: Il
caos delle ferrovie britanniche.
Come può Anthony Blair preconizzare la liberalizzazione
a tutto campo dei servizi pubblici? L'esempio, per molti
versi tragico, della privatizzazione delle ferrovie
britanniche non sembra essergli bastato...
di Marc Nussbaumer*
In Paul, Mick e gli altri, l'ultimo
film di Ken Loach, la realtà supera la finzione. E, del
resto, sono veri ferrovieri quelli che rispondono ad
attori di caffè-teatro nella regione di Sheffield. Il
film denuncia il deterioramento delle condizioni di vita
dei ferrovieri e il progressivo aumento dell'insicurezza
in favore della crescita dei profitti. Paul, Mick, Len e
Gerry, ferrovieri amici e solidali, vedono la propria
vita improvvisamente sconvolta una mattina del 1995.
All'inizio del loro turno al deposito, vengono infatti a
sapere che le ferrovie sono state privatizzate. Da un
cartello sistemato in tutta fretta, scoprono che da quel
momento lavoreranno per la «East Midlands
Infrastructure».
Poco dopo, un nuovo cartello indicherà «Gilchurch
Industry». I dirigenti della nuova compagnia fanno di
tutto per svalorizzare i lavoratori: «Fare il proprio
lavoro non basta più!». Occorre «ottenere contratti»
e «battere la concorrenza». I nuovi dirigenti offrono
agli operai di «scegliere» fra l'accettare nuove
condizioni di lavoro fondate sulla redditività (e
dunque sullo sfruttamento dei lavoratori) e le
dimissioni in cambio di una modesta buonuscita.
Le scene in cui si vedono i lavoratori costretti a
distruggere i loro strumenti di lavoro per evitare che
li usi la compagnia concorrente sono episodi reali del
dopo-privatizzazione. A Beckenham Junction, gli operai
di Railtrack spengono un fuoco col fango perché
l'estintore appartiene a un'altra compagnia: un cartello
indica persino che l'uso degli estintori potrebbe
determinare sanzioni disciplinari. Nello stesso ordine
di idee, gli abbonamenti per studenti tra le due città
di Teignmouth e Torre vengono aumentati del 50% perché
i dirigenti della compagnia ferroviaria ritengono che
sono troppi i ragazzi che prendono il treno.
Il trionfo degli speculatori «Redditività», ecco la
parola chiave. A partire dal 1994, la privatizzazione di
British Railways (Br), provoca lo smembramento
dell'azienda in un centinaio di settori indipendenti,
che collaborano tra di loro su base contrattuale.
Railtrack, i servizi viaggiatori in franchising e le
imprese che operano prendendo a noleggio il materiale
ferroviario compongono la nuova struttura delle ferrovie
prevista nel piano di privatizzazione. L'organizzazione
è controllata da vari dirigenti: da un lato il
direttore del franchising, che è responsabile della
trattativa, della concessione e del controllo;
dall'altro il coordinatore, che segue l'applicazione
delle misure relative all'accesso alle ferrovie e
stimola la concorrenza; infine, una direzione specifica,
che cura la regolamentazione della sicurezza.
Quanto al traffico viaggiatori, il governo sceglie il
franchising per i servizi. British Railways riorganizza
il suo settore viaggiatori in venticinque differenti
società (Train Operating Companies, o Toc).
Il direttore del franchising concede e gestisce i
singoli franchising, contratti conclusi per un periodo
determinato tra le imprese private.
Per poter gestire un'impresa, gli operatori devono
ottenere l'autorizzazione di una seconda autorità, il
coordinatore. Le società in franchising traggono
l'essenziale dei lori profitti dalle entrate tariffarie.
Esse possono chiedere sovvenzioni quando devono gestire
linee o treni non redditizi, da mantenere nell'ambito
del servizio pubblico. Possono inoltre subaffittare le
stazioni, o parti di esse, in particolare a negozianti o
ristoratori. Le spese più consistenti riguardano
l'accesso alla via ferrata, l'affitto delle stazioni e
del materiale rotabile, i costi del personale. Per
rassicurare i più scettici, il governo ha dichiarato di
prestare particolare attenzione alla sicurezza, alla
qualità del servizio e al mantenimento delle linee
regionali o di periferia. Tuttavia, a otto anni
dall'inizio della privatizzazione, il bilancio è molto
negativo. I reclami dei viaggiatori si moltiplicano:
assenza di informazione, insalubrità, ritardi e
annullamento di treni, per non parlare degli incidenti.
Ma la privatizzazione non ha creato solo infelici: gli
speculatori hanno saputo trarne adeguati profitti.
Nel corso del dibattito sulla privatizzazione, Hugh
Jenkins, ricercatore all'università di Salford, aveva
risposto alla domanda: «I vari settori privatizzati
guadagneranno del denaro?», con questa metafora: «Un
giorno, venticinque antiquari sbarcarono su un'isola
deserta con un solo bene, il tavolo del capitano. Li
ritrovarono sette anni dopo: vendendo e ricomprando il
tavolo fra di loro, a furia di vendere e di ricomperare
il tavolo tra di loro, tutti erano vissuti in prosperità!».
Jenkins aveva visto giusto. A partire dalla
privatizzazione, i dirigenti delle compagnie si sono
arricchiti, soprattutto grazie alle stock options.
L'azione del gruppo Railtrack Plc ad esempio, è
cresciuta del 300% tra il 1996 e il 1998. Insomma, i
ferrovieri devono essere più «produttivi» per
accrescere il valore del tavolo del capitano.
Sono scomparsi tutti i piccoli vantaggi. I ferrovieri
hanno perso le loro conquiste più elementari,
soprattutto dopo la soppressione delle agevolazioni di
viaggio: ormai sono spesso costretti a usare il proprio
mezzo personale per recarsi sul posto di lavoro. Hanno
anche perso il diritto alle ferie pagate o ai congedi
per malattia: gli viene spiegato che sono remunerati in
funzione del loro tempo di lavoro e non del tempo
libero. Arsenale antisindacale Il degrado delle
condizioni di lavoro non ha incontrato grandi resistenze
perché il rapporto di forza tra sindacato e dirigenti
è cambiato a vantaggio di questi ultimi. Il periodo di
ristrutturazione dell'azienda ha coinciso infatti con
una esasperazione della politica antisindacale.
Alla fine degli anni '70, i conservatori denunciavano
l'eccessivo potere delle centrali operaie accusate di
costituire «uno stato nello stato». Nel 1974, la
sconfitta del primo ministro Edward Heath è stata in
parte causata dallo sciopero dei minatori. Ma neanche i
laburisti sono stati sempre risparmiati: nel 1978-1979,
il governo di James Callaghan è stato scosso da un «inverno
dello scontento», con molte interruzioni di lavoro nel
servizio pubblico. Margaret Thatcher limiterà poi
l'influenza dei sindacati con diverse leggi molto
restrittive. Il monopolio sindacale del collocamento
(closed shop) viene assoggettato alla consultazione
elettorale di tutti i lavoratori; il diritto di
sciopero, severamente regolamentato; i picchetti di
sciopero, limitati solo ai luoghi di lavoro; i movimenti
di solidarietà, vietati. Nel 1982, la legge Tebbit
agevola il licenziamento dei lavoratori scioperanti
senza decisione preliminare del tribunale.
E diventa possibile citare un sindacato in tribunale e
chiedergli risarcimenti - da 10.000 a 250.000 sterline
(da 16.000 a 407.000 euro) a seconda della dimensione
della centrale - «per azione illegale».
Nel 1983, il governo annuncia tre misure volte a
indebolire ulteriormente i sindacati. Le centrali devono
organizzare ogni cinque anni elezioni aperte a tutti gli
iscritti, a scrutinio segreto, per nominare i
responsabili. I conservatori cercano così di favorire
l'elezione di dirigenti più «moderati», contando in
particolare sull'influenza esercitata dai media. Per i
sindacalisti, queste disposizioni sono in contraddizione
con la convenzione internazionale n° 87
dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil),
ratificata dal Regno unito, secondo la quale le
organizzazioni di lavoratori hanno «il diritto di
definire le proprie regole costitutive». All'interno
del loro partito, i conservatori non applicano nemmeno i
principi della legge imposta ai sindacati.
Infine, la consultazione degli iscritti a scrutinio
segreto deve svolgersi meno di ventotto giorni prima
dell'inizio di una sospensione del lavoro. Questo
arsenale antisindacale è stato integralmente applicato
per le ferrovie, provocando un calo vertiginoso di
iscritti in tutti i sindacati di ferrovieri. Nel 1994 il
lungo sciopero dei controllori di Railtrack ha mostrato
che, dopo la privatizzazione, sarebbe diventato sempre
più difficile mobilitare gli operai e strappare
miglioramenti sociali . Durante il conflitto, la
compagnia privata ha infatti minacciato di licenziare
gli scioperanti costringendoli a sottoscrivere «contratti
personali» in cui rinunciavano alle loro rivendicazioni
per poter essere reintegrati nell'azienda. La compagnia
ha inoltre investito 250.000 sterline (407.000 euro) in
una campagna di propaganda sui giornali nazionali. Il
conflitto si è chiuso senza che i lavoratori avessero
ottenuto quanto rivendicavano.
Una lunga serie di incidenti Spesso i lavoratori delle
compagnie ferroviarie private lavorano più di settanta
ore settimanali e due settimane consecutive senza un
giorno di riposo. Ciò spiega in parte la frequenza con
cui non vengono visti i segnali di stop: l'autorità
incaricata della sicurezza ha reso noto un elenco di
ventidue stazioni in cui i treni sono passati con il
rosso più di cinque volte in otto anni. Soltanto per
l'anno 1988, i treni britannici sono passati con il
semaforo rosso ben 643 volte. Eppure, dopo l'incidente
di Clapham Junction nel 1988 (35 vittime) il governo
aveva promesso l'installazione di sistemi di sicurezza
Atp (Automatic Train Protection) sulle grandi linee. Ma
il progetto è presto risultato troppo costoso per le
compagnie private, poco desiderose di investire nella
sicurezza, tanto più che i loro contratti di
franchising durano di norma tre o quattro anni. Sulla
rete britannica, si susseguono incidenti ferroviari:
Bellgrove (1989: 2 morti e 40 feriti), Cannon Street
(1991: 2 morti, 248 feriti), Newton (1991: 4 morti, 22
feriti), Cowden (1994: 5 morti, 12 feriti).
Southall (1997: 7 morti), Hatfield (2000: 4 morti, 35
feriti), Selby (2001: 10 morti), Lincolnshire (2002: 1
morto, 12 feriti). Nemmeno il periodo delle riprese di
Paul, Mick e gli altri è stato risparmiato da una
catastrofe: il deragliamento di un treno ha fatto
quattro morti a Hatfield. Sebbene fossero stati
segnalati guasti sui binari, non era stata fatta nessuna
riparazione. I ferrovieri privatizzati, che sono stati
sacrificati dai conservatori, sono poi stati dimenticati
dai laburisti di Blair, per il quale una nuova
nazionalizzazione delle ferrovie non è all'ordine del
giorno.
Quest'ultimo, infine, ha comunque dovuto concedere un
investimento di 60 miliardi di sterline per i prossimi
dieci anni.
note:
*Maître de conférences all'Università Nancy 2, autore
di Tensions et conflits autour des chemins de fer
britanniques au 20° siècle, Annales Littéraires de
l'Université de Franche-Comté, Basançon, n° 691,
2000.
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| Tratto da "Le
Monde Diplomatique" di Aprile 2002. |
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