Il punto di Fausto Bertinotti sull'autunno di Rifondazione comunista.

La nostra opposizione

"Noi proponiamo a tutti una priorità: quella del modello sociale, per un nuovo modello di sviluppo, per la trasformazione dei rapporti economici e sociali, per i diritti sociali. Queste sono le caratteristiche fondamentali della nostra opposizione, che mettiamo al centro della nostra manifestazione del 28 settembre. Questo è il contributo che vogliamo dare all'unificazione dei movimenti". Così Fausto Bertinotti, intervenendo ieri mattina a un "Filo diretto" di Radio radicale, ha delineato le proposte di Rifondazione comunista per la fase che si va aprendo. Una fase di intensa ripresa del conflitto sociale e della mobilitazione di massa, all'interno della quale si misurerà la capacità delle diverse sinistre di costruire un'idea ed una pratica forte di opposizione.

 

Contro Berlusconi

Che cosa pensa Bertinotti delle scelte di politica economica del governo, dalla messa in discussione del Patto di stabilità all'attuale, paventato condono fiscale? "Che siamo di fronte al disastro delle politiche neoliberiste, in Italia ma non solo, certo, in Italia: due terzi dell'Europa, in questo momento, sono fuori dai vincoli del Patto. Questo accade perchè torna la crisi, che i neoliberisti negavano potesse tornare: la locomotiva Usa si è fermata, e questo blocco si ripercuote, a catena, sul resto del mondo e produce disastri drammatici come quello dell'Argentina. L'Europa non riesce a invertire la rotta". E l'Italia? "L'Italia ha una sua crisi specifica: bastino le cifre. Il fabbisogno pubblico è cresciuto, in un anno, del 60 per cento, la produzione è diminuita tra il 6 e il 9. Di fronte a questi dati, il governo, semplicemente, non sa che cosa fare. Anche perché contestualmente torna a galoppare l'inflazione - la gente normale se n'era già accorta da un pezzo, a differenza degli istituti di statistica. Prova di questa difficoltà è un provvedimento risicato come il blocco delle tariffe, che all'inizio era stato annunciato in pompa magna. La reazione del centrosinistra ha del grottesco: prima, una difesa strenua del Patto di stabilità, poi un attacco da destra ai provvedimenti del Governo, accusato di "dirigismo" (accusa, oltre a tutto, infondata, data la scarsa entità del blocco)...". Che cosa bisognerebbe fare, invece? Bertinotti delinea una vera piattaforma di fase, in cinque punti: primo, la ripresa di un'espansione qualificata, attraverso un intervento pubblico socialmente mirato. Si tratta quindi di rompere i vincoli e le rigidità del Patto di stabilità, non certo per aprire, genericamente, i cordoni della borsa o, peggio, per finanziare grandi opere dannose e costose tipo il Ponte di Messina: ma di varare progetti significativi sull'ambiente, il Mezzogiorno, la cultura, i servizi. Secondo: bloccare seriamente prezzi e tariffe almeno per un anno. Bloccarli tutti: tra le ragioni di questa crisi c'è anche un aumento patologico dei profitti (la bolla speculativa) che ha ridotto drasticamente salari e stipendi, e determinato una gigantesca redistribuzione del reddito verso l'alto. Terzo: è essenziale superare l'inflazione programmata e ripristinare indicatori legati all'inflazione reale. Quarto: è urgente favorire, anche per questa via, un aumento generalizzato delle retribuzioni (anche per stimolare una ripresa della domanda interna). Quinto: realizzare una svolta nella politica fiscale attraverso la tassazione dei grandi patrimoni.

 

Centralità dei diritti

Ma quali sono le priorità concrete di lotta di Rifondazione comunista? La stagione sociale e politica, come si diceva, è ad altissima intensità - i campi di intervento, le contraddizioni esplose o in via di esplosione, sono varie, e di varia natura. Il filo rosso del ragionamento di Bertinotti ricomincia dal referendum sull'estensione dell'articolo 18, con la straordinaria raccolta di firme realizzata in estate. Un tema centrale, almeno per una doppia ragione: perché parla dei rapporti di classe e del recupero di quella "potestà contrattuale" dei lavoratori senza la quale non ci potrà essere vera opposizione e vera alternativa al dominio delle destre; e perché avrà un effetto scardinante sull'insieme del quadro politico, sociale, di movimento. Questo tema, del resto, sarà al centro dello sciopero generale d'autunno, promosso dalla Cgil. "Noi certo ci saremo" dice Bertinotti, con la consapevolezza che si tratta a sua volta di un punto di partenza per lo sviluppo e la crescita dell'opposizione. "Questo governo, al di là delle sue apparenti contraddizioni, segue nella sua azione due linee-guida molto precise: verso l'alto, liberare da ogni inceppo, da ogni vincolo possibile, il profitto, la rendita, la ricchezza. Si possono leggere in questa chiave i provvedimenti legislativi che hanno caratterizzato i primi dodici mesi del centro destra, l'eliminazione delle tasse di successione, il rientro dei capitali, le rogatorie, lo stesso disegno di legge Cirami, che offre una nicchia di privilegio al ceto politico e a quello affaristico al confine tra legalità e illegalità. L'altra linea, verso il basso, è quella opposta: la drastica compressione dei diritti sociali, a cominciare da quelli di organizzarsi e aggregarsi. In questo senso, la modifica dell'articolo 18 e la legge Bossi-Fini sull'immigrazione sono due facce della stessa medaglia: il fine comune è la precarizzazione "assoluta" delle condizioni di lavoro. Questo significa, in generale e per tutti, la massima libertà di licenziamento. E per i lavoratori stranieri è una negazione ulteriore, e specifica, del diritto di agire la cittadinanza"

 

I movimenti

Qual è la posizione del Prc sulla manifestazione dei "girotondini" del 14 settembre? "Noi aderiamo, e io stesso andrò in piazza. Per una ragione evidente: la giustizia è sotto tiro, così come sotto tiro è il valore irrinunciabile dell'autonomia della magistratura. Così come è seriamente minacciato il pluralismo dell'informazione: il caso di "Sciuscià" parla da solo. A questa giornata, tuttavia, parteciperemo con le nostre parole d'ordine sulla giustizia: perché non ci sfugge la natura di classe del sistema attuale - le carceri sono affollate di poveri e di immigrati. Perché vogliamo sentirci liberi di criticare la magistratura tutte le volte - è il caso della scandalosa sentenza Montedison - che essa si pone al servizio degli interessi antioperai. E perché riteniamo importante, tra le altre cose, la chiusura di una stagione - quella degli "anni di piombo" - attraverso un provvedimento necessario di indulto, se non di amnistia". Una questione assai più specifica: come si colloca Rifondazione sulla questione dell'articolo 41 bis? "E' uno strumento che ci pare indispensabile, nonostante le obiezioni e nel rispetto del dettato costituzionale, per pareggiare lo svantaggio dello Stato sulla criminalità organizzata. Senza questo articolo, insomma, la lotta alla mafia diventerebbe impossibile".

 

Le priorità internazionali

In un'ampia parte del filo diretto, si è parlato di questioni internazionali. Che cosa pensa Bertinotti della manifestazione indetta dai radicali per il 21 settembre contro il governo del Vietnam? Un governo, dice l'intervistatore, che, al pari di quello della Cina, sta tentando di coniugare comunismo e logica del mercato? Così risponde Bertinotti: "Coniugare comunismo e mercato è impossibile, per la contraddizion che nol consente. Quanto alla Cina, l'integrazione nel mercato mondiale e il suo sorprendente sviluppo economico stanno producendo, mi pare, squilibri sociali e territoriali drammatici, alti tassi di disoccupazione, zone franche di sfruttamento selvaggio: una situazione che non può non preoccuparci. Non siamo certo indisponibili, quindi, alla critica di questi percorsi e di questi modelli di sviluppo. Tuttavia, in ogni fase ci sono delle priorità: e le nostre sono altre. Innanzi tutto, la mobilitazione per impedire l'attacco Usa all'Iraq. Poi, la ripresa delle tematiche di Johannesburg, e di un summit drammaticamente fallito nei suoi obiettivi cruciali. Infine, il fronte del Mediterraneo, contro la gigantesca aggressione del governo di Sharon ai territori palestinesi".

“Liberazione”, 6 settembre 2002

 

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