Inghilterra,
crisi totale.
di
Ignacio Ramonet
«La
peste, scriveva Antonin Artaud, è la rivelazione di
un fondo di crudeltà latente, per cui si localizzano
su un individuo o su un popolo tutte le possibilità
perverse dello spirito (1)».
Come la peste, l'afta epizootica che attualmente
imperversa nelle campagne britanniche rivela senza
dubbio «un fondo di crudeltà latente» e non poche
«perversioni della mente». Difatti, come confermano
gli storici, ogni epidemia non è soltanto causa ma
anche conseguenza di un momento storico preciso. Non
è dunque un caso se proprio in Inghilterra, un paese
che per oltre un ventennio ha fatto da laboratorio
all'ultraliberismo, si moltiplicano i bagliori di
medievali roghi funerari ove bruciano le carcasse di
centinaia di migliaia di animali (2),
e si leva un grido di desolazione e spavento.
Sfortunatamente per la popolazione britannica, questa
realtà da incubo viene a coronare un inverno
tormentato da tutti i flagelli: «mucca pazza»,
alluvioni, regioni bloccate sotto la neve senza
elettricità, catastrofi ferroviarie ecc. Un disastro
che non trova spiegazione in nessuna maledizione
divina o «congiura del destino» (3).
Le
decisioni che hanno spianato la strada a questi drammi
sono state prese molto consapevolmente, con
riferimento a dogmi precisi, attinti alla vulgata
neoliberale. Ad esempio, l'espansione fulminea
dell'afta epizootica, che non ha ancora raggiunto il
suo apice parossistico ma appare già «fuori
controllo (4)»,
nasce dalla corsa alla redditività, che ha indotto
gli operatori a economizzare sui costi - cioè sulla
sicurezza - per accrescere i loro margini di utile. In
nome della deregulation, negli anni '80 i governi di
Margaret Thatcher hanno voltato le spalle al principio
di precauzione e sono arrivati addirittura a
sopprimere la rete nazionale dei veterinari. Come se
non bastasse, nel 1991, per risparmiare un miliardo di
euro e favorire le esportazioni è stata adottata
un'altra decisione nefasta: il divieto di vaccinare
gli animali.
Queste
due misure, caratteristiche di un'agricoltura
produttivista, hanno creato le condizioni in cui si è
sviluppata l'attuale epidemia.
E
impongono di lottare contro la sua propagazione - dato
il divieto di ricorrere alla prevenzione secondo
Pasteur - con metodi arcaici, ispirati al concetto di
Ippocrate: «Cito, longe, tarde» (subito, a distanza,
a lungo) applicato fin dall'antichità in tutte le
epidemie.
Paradossalmente
queste misure, adottate in nome di un'«agricoltura
senza frontiere», instaurano di fatto un rigoroso
protezionismo.
Ci si
era dimenticati di una realtà ovvia: anche i virus
non conoscono frontiere, e nell'epoca della
globalizzazione «si spostano con una fluidità
comparabile solo a quella dei movimenti dei capitali (5)».
La
ricerca disperata della competitività, la corsa
sfrenata per ottenere il massimo al minor prezzo sono
pure all'origine della malattia della «mucca pazza».
«Tutte le inchieste hanno rivelato una correlazione
tra alcune modifiche apportate al processo di
fabbricazione delle farine animali inglesi e la
comparsa del prione. Nel 1981 i fabbricanti britannici
saltano una tappa del processo produttivo: riducono la
temperatura (risparmio di energia) e sopprimono i
solventi (risparmio di materie prime). Queste due
modifiche impediscono lo sradicamento del prione, che
quindi ha modo di espandersi (6)».
Identica la logica che fin dal 1979 ha indotto i
governi britannici a moltiplicare le privatizzazioni.
Nel 1994 le ferrovie sono state vendute ai privati. Da
allora si susseguono gli incidenti, che hanno fatto a
tutt'oggi 56 morti e più di 730 feriti ... I media
accusano i nuovi operatori di sacrificare la sicurezza
per gonfiare i profitti e compiacere gli azionisti.
L'arrivo al potere, nel 1997, di Anthony Blair e dei
laburisti ha cambiato qualcosa? Sostanzialmente no: la
sua «terza via» socialdemocratica si percepisce
tuttora come una semplice variante del neoliberalismo
di Margaret Thatcher. Durante il suo mandato, la quota
del prodotto interno lordo destinata alla spesa
pubblica è stata la più bassa dell'ultimo
quarantennio, Tra i paesi europei, l'Inghilterra è
quello che presenta i più stridenti contrasti
sociali. Con molta discrezione è stata portata avanti
anche la privatizzazione della pubblica istruzione.
Anthony Blair ha imposto inoltre forti aumenti delle
tasse universitarie, che hanno indotto una selezione
in base al censo. Sul piano dell'assistenza medica,
un'inchiesta dell'Organizzazione mondiale della sanità
classifica il Regno unito all'ultimo posto tra gli
stati membri dell'Unione europea. Le disuguaglianze
tra i più ricchi e i più poveri si sono aggravate.
Più di cinque milioni di britannici vivono in
condizioni di assoluta indigenza; quasi la metà delle
donne lavora a tempo parziale; un quarto dei bambini
vive al di sotto della soglia di povertà. Tra i paesi
industrializzati, la Gran Bretagna conta il maggior
numero di bambini poveri (7)
...
Di
fronte a un bilancio del genere, i socialisti europei,
che teoricamente lottano per una maggiore giustizia
sociale e per una diminuzione delle disuguaglianze,
rivolgeranno qualche espressione di biasimo ad Anthony
Blair e al suo New Labour? Pare proprio di no. Non
hanno forse appena designato come «candidato unico»
alla carica di presidente del Partito dei socialisti
europei - che terrà il suo Congresso a Berlino il 7-8
maggio di quest'anno - il ministro degli affari esteri
del Regno Unito Robin Cook, amico e stretto
collaboratore di Blair?
note:
(1)
Antonin Artaud, Il teatro e il suo doppio, Einaudi,
1968.
(2)
L'afta epizootica, estremamente contagiosa, è stata
descritta fin dal XVI secolo; il virus che la provoca
è stato identificato nel 1898. Non è una malattia
mortale per il bestiame (la mortalità è al disotto
del 5%). Nel corso della storia, l'Europa ha
conosciuto decine di epidemie di afta epizootica: dopo
alcune settimane gli animali guarivano e gli
allevamenti tornavano ai livelli qualitativi
precedenti.
(3)
Daily Mail, Londra, 1° marzo 2001.
(4)
International Herald Tribune, Parigi, 24 marzo 2001.
(5)
International Herald Tribune, 16 marzo 2001.
(6)
Le Monde, 13 marzo 2001.
(7)
Le Monde, 28 settembre 2000; L'Expansion, Parigi, 5
marzo 2001.
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