Un piccolo dossier sul PRC e Cofferati

 

Oggi i compagni del PRC (almeno quella piccola parte che legge “Liberazione”) hanno abbastanza chiaro che l’operazione di Cofferati è molto insidiosa, e ha un obiettivo ben diverso da quello di Rifondazione. L’obiettivo di Cofferati è rinvigorire il centro sinistra così come esso è, cooptandovi alcuni settori del movimento (escludendo le componenti più forti, che lo hanno portato al successo proprio tutelando la sua unità, e rifiutando ogni divisione tra “buoni” e “cattivi”). Il progetto di Cofferati non è gradito, naturalmente, alla maggioranza DS e dell’Ulivo, che vede insidiata la sua debole leadership, e che a volte non esita a ricorrere agli insulti volgari nei suoi confronti. Tra gli aspetti della proposta di Cofferati che Fassino e Rutelli mal sopportano è la sua posizione contro la guerra, che li ha costretti per ora  a indurire essi stessi un po’ il loro atteggiamento verso il governo (e ha spinto anche il governo a oscillare promettendo un voto parlamentare anziché una pura e semplice entrata in campo al fianco di Bush e Blair).

Questo è indubbiamente positivo: ma il senso complessivo dell’operazione di Cofferati rimane del tutto opposto a quello del PRC sui problemi sociali. Cofferati non ha mai fatto la minima riflessione autocritica sulle politiche di concertazione che negli ultimi decenni, e proprio sotto la sua direzione, hanno contribuito potentemente a disarticolare la classe operaia, già indebolita dalla sconfitta alla FIAT, dando il via libera alla mobilità, alla flessibilità, all’erosione dei salari reali. Politiche che vengono portate avanti ancora oggi dalla stessa CGIL di Epifani, che continua a proporre e firmare contratti pessimi. Solo la FIOM, o almeno il suo gruppo dirigente nazionale ha imboccato una strada diversa. Tuttavia in molte realtà periferiche, dove manca una pressione forte della base operaia e i dirigenti FIOM sono spesso quadri DS paracadutati senza aver mai lavorato in una fabbrica metalmeccanica, questa politica resta sulla carta, e la FIOM rischia, restando isolata, una pesante sconfitta.

La cartina di tornasole è l’atteggiamento sul referendum per l’estensione dell’art.18 ai lavoratori delle aziende sotto i 15 dipendenti (la maggioranza oggi dei lavoratori dipendenti, anche se spesso non si tratta di “artigianato” ma di esternalizzazioni di lavorazioni che facevano parte di grandi complessi industriali, allo scopo di realizzare un maggiore controllo sui lavoratori, e di poter licenziare grazie all’attuale stesura dell’ art. 18). Ebbene Cofferati e il gruppo dirigente della CGIL si sono schierati decisamente contro il SI al referendum, e continuano a parlare di una legge che con l’attuale maggioranza e l’ostilità di metà e più dei DS e di gran parte della Margherita è semplicemente impossibile. Non ci limitiamo a domandare perché non ci hanno pensato prima, quando erano in maggioranza: diciamo che la appoggeremo se ci sarà. Ma non ci sarà, mentre il referendum c’è e potrebbe vincere se non ci fosse il boicottaggio attivo (con le bugie) da parte del centro sinistra.

Su queste cose riproduciamo alcuni degli articoli che avevamo scritto mesi addietro su “Controcorrente”: allora ci provocarono attacchi furibondi e inverosimili accuse di essere “fuori linea” da parte della segretaria provinciale, che si illudeva su Cofferati (come si è illusa sul ruolo dell’ONU, ecc.), ma soprattutto non accettava di aprire un dibattito su queste questioni scottanti, inviando le diverse posizioni ai circoli per evitare che leggendo solo la “Gazzetta”, il “Quotidiano”, o “Repubblica” i compagni fossero influenzati dagli argomenti dei nostri avversari, che vogliono cancellare il PRC o costringerlo a rinunciare alla sua identità. Lo stesso “manifesto”, letto al posto di “Liberazione” dai compagni più sofisticati per la sua buona informazione internazionale, e che molti di noi leggono, è pericoloso se diventa l’unico giornale, dato che ha legami strettissimi e non solo ideali col gruppo dirigente della CGIL e dei DS: “il manifesto” ci attacca volgarmente quasi ogni giorno. Ha avuto una buonissima risposta su “Liberazione” da due sue ex redattrici, Ritanna Armeni e Rina Gagliardi, ma quanti le hanno lette? Apriamo dunque una discussione troppo rinviata: se non si capisce la posta in gioco, la battaglia per vincere i referendum sarà molto più difficile.

 

Lecce 27 gennaio 2003

Circolo Università del PRC

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