La
coalizione "rosso-verde" sulla via della
controriforma
di Paul B. Kleiser
(dal num. 484 di "Inprecor", agosto
20039
Dopo i sedici anni del governo
conservatore-liberale di Helmut Kohl - che furono,
soprattutto alla fine, "anni di piombo"
- la vittoria elettorale della coalizione
elettorale tra socialdemocratici e verdi (SPD,
Grünen) nell´autunno 1998, aveva prodotto un
clima di relativo sollievo, soprattutto negli
ambienti sindacali. I socialdemocratici, a
prestar fede ai loro discorsi, volevano
"modernizzare" la Germania, preservando
la "giustizia sociale": "Noi
vogliamo conciliare il livello attuale di
protezione sociale con un migliore utilizzo del
mercato. Non vogliamo fare tutto in modo diverso,
ma molto in modo migliore", affermava
Schröder nei suoi comizi.
Qualche esitazione, e....a
destra tutta!
All´inizio, nella sua fase di "luna di
miele", il nuovo governo ha fatto passare
alcune riforme che abolivano alcune controriforme
del governo decaduto. Non si trattava,
evidentemente, di misure a favore dei salariati,
ma di qualche miglioramento relativo alle pensioni
e ai servizi sociali (ad esempio, le dentiere
erano nuovamente rimborsate). Quanto all´ambiente,
l´introduzione della tassa ecologica, presentata
come una misura per ridurre il consumo di energia,
era stata accolta favorevolmente.
Rapidamente però, le tensioni all´interno del
governo - tra l´ala neoliberista diretta da
Schröder e Fischer, e quella neokeynesiana
diretta da Lafontaine - si sono esacerbate, al
punto che Lafontaine non ha avuto altra scelta che
sottomettersi o dimettersi dal governo (e dal
partito di cui era presidente).
A partire da quel momento, tutte e misure del
governo hanno seguito la logica liberista di
difesa "della posizione nazionale" e del
rafforzamento della "offerta":
· la riduzione
delle imposte è andata a beneficio dei più
ricchi e del grande capitale: il tasso di
imposizione della fascia di reddito più alta è
passato dal 53% al 48,5% e deve passare
prossimamente al 42%per le "famiglie",
mentre il tasso di imposizione degli utili delle
imprese è stato ridotto dal 40% al 25%. Le
più colpite sono state le entrate dei comuni,
l´anello debole.
· La riforma delle
pensioni -denominata la "Riester Rente"
dal nome dell´ex numero due del sindacato IG
Metall, ministro del lavoro nel primo governo
Schröder- ha portato ad una privatizzazione
parziale, sostenuta dallo Stato, e ad un abbandono
parziale del sistema a ripartizione.
· Misure di
"lotta contro la disoccupazione" rendono
le disoccupate e i disoccupati responsabili della
loro situazione e introducono de facto
l´obbligatorietà del lavoro.
· La nuova legge
sull´immigrazione riconosce per la prima volta
che la Germania è un paese di immigrazione, ma fa
degli interessi del paese la sola linea direttrice
per accordare il diritto di soggiorno agli
immigrati. Allo stesso tempo, le misure
dissuasione contro gli esseri umani indesiderabili
sono rafforzate dalla installazione di campi e
prigioni di espulsione.
· Si lavora per
trasformare l´esercito federale in una forza di
dispiegamento rapido nel quadro della costituzione
di un esercito europeo (per il momento con la
Francia, il Belgio e il Lussemburgo). Già
nel "libro bianco" del ministro della
difesa del governo conservatore, gli interessi
della grande Germania erano definiti come
"mondiali", soprattutto per quanto
concerne il rifornimento delle materie prime di
cui il paese ha bisogno. L´attuale
coalizione continua sulla stessa strada.
Tutte queste misure non hanno potuto impedire che
il paese cadesse in recessione a partire dal
secondo trimestre 2001. Nel 2002, l´anno
delle elezioni, ci fu una modesta crescita dello
0,2%, e poiché la ripresa desiderata si faceva
attendere, tutti i sondaggi davano perdente la
coalizione "rosso-verde".
La minaccia di guerra contro l´Iraq e l´orrore
per la guerra della maggioranza dei tedeschi ha
permesso a Schröder di risalire nei
sondaggi. La sua ferma presa di posizione
contro i piani di Bush gli è valsa un rilancio di
popolarità. Per di più, le gravi
inondazioni che hanno colpito il sud della ex RDT
(Repubblica Democratica Tedesca) hanno permesso a
Schröder di recitare la parte del "duca
della diga", e di guadagnarsi le simpatie
della maggioranza della popolazione dell´Est.
Il tutto ben orchestrato dai media che Schröder
sa usare in modo perfetto. E quanto meno si
discutono i contenuti politici, tanto più lo
spazio è libero per la pubblicità e la
messinscena. Il tandem Schröder-Fischer ha
infine vinto le elezioni con un vantaggio di circa
13.000 voti.
"Agenda
2010"
Passate le elezioni, la ripresa annunciata si fa
aspettare. L´economia tedesca rimane in
recessione e la crescita nel 2003 è prossima allo
zero. Il ministro delle finanze Hans Nichel
che pretendeva di presentare un bilancio in
pareggio nel 2006 ha dovuto cambiare
tono. Un sentimento di marasma si è diffuso
un po´ ovunque. È il terreno su cui
si sviluppa un attacco dei capitalisti contro i
salari (diretti e indiretti, vale a dire le
prestazioni sociali) nell´ambito di una politica
governativa che rafforza la pressione su salariati
e disoccupati. Ed è anche la principale
giustificazione delle nuove misure di riduzione
delle imposte. Queste ultime dovrebbero, in
teoria, condurre all´annullamento delle
sovvenzioni, ma in realtà fanno esplodere il
debito della "mano pubblica" (Stato
federale, province, comuni) che ammonta già a
circa 1.300 miliardi di euro.
"Dobbiamo ridurre le prestazioni dello Stato,
favorire la responsabilità individuale e
richiedere più sforzi da parte di ciascuno"
dichiarava il cancelliere Schröder davanti al
Bundestag il 13 marzo 2003, riassumendo la
politica di "riforme" adottata dalla
coalizione "rosso-verde". Secondo
il cancelliere, il costo del lavoro in Germania è
eccessivo, il "secondo salario" (1)
troppo elevato, è la "causa
strutturale" della difficile situazione
dell´economia. In realtà, tali
costi sono la conseguenza della disoccupazione di
massa e della riunificazione tedesca. Il
capitalismo tedesco, con la distruzione dell´industria
autoctona dell´Est, ha ridotto alla
disoccupazione da due a tre milioni di salariati.
(2) "L´agenda 2010" è la
versione rinnovata e radicalizzata delle
"proposte Hartz" (3) dello scorso anno,
di cui il cancelliere annunciava che avrebbero
ridotto di due milioni la disoccupazione. Il
nocciolo della proposta della commissione Hartz
era di creare in ogni distretto una Agenzia di
servizi del personale (Personal Service Agentur,
PSA), se possibile privata, ma in caso di mancanza
di interesse da parte privata gli
"uffici del lavoro" (ANPE in tedesco) se
ne dovevano fare carico. Tali PSA dovevano
"impiegare" il maggior numero possibile
di disoccupati sulla base di un lavoro interinale
e affittarli alle imprese. Si parlava di
"creare" in tal modo 780.000 posti di
lavoro fino al 2005. "Abbiamo liberato
il lavoro temporaneo e interinale dai regolamenti
burocratici e lo abbiamo rivalorizzato, in modo
che le imprese possano coprire in modo flessibile
i loro bisogni di personale qualificato" (4)
spiegava Schröder al Bundestag.
La seconda fase della proposta della commissione
Hartz è l´istituzione di lavori a prezzi
scontati per i quali l´imprenditore, esonerato
dall´esenziale dei contributi sociali e delle
imposte, paga solo una cifra forfettaria, a
condizione che il salario resti inferiore a 400
euro, e di lavori pagati tra i 400 e gli 800 euro,
per i quali l´imprenditore paga solo una
percentuale ridotta dei contributi sociali.
Quanti vogliono diventare lavoratori
indipendenti o creare una piccola impresa,
possono formare una "Io-SA" ("Ich-AG",
che espressione!) e ricevono, se il loro reddito
non supera i 25.000 euro all´anno, una
sovvenzione mensile di 600 euro il primo anno,
360 il secondo e 240 il terzo, a condizione
di rinunciare al sussidio di disoccupazione.
Grazie a queste misure, il governo spera di creare
500.000 posti di lavoro.
Si tratta di creare un settore di lavoro mal
pagato e precario (o di allargare massicciamente
il settore che già esiste), quello dei
"working poors" come vengono chiamati in
America, vale a dire di lavoratori che non possono
vivere del reddito del loro lavoro, e di pesare in
tal modo sul costo medio del lavoro in Germania,
aggravando ancor più la crisi delle casse
sociali, private di contributi per l´essenziale,
a causa dell´esonero dei contributi da parte
padronale.
"L´agenda 2010", per essere precisi, è
un attacco ancor più diretto contro i
disoccupati: finora, il sussidio di disoccupazione
(Arbeitslosengeld, 58% del salario netto) era
pagato per un periodo massimo di 32 mesi.
Ora, la durata massima sarà di 12 mesi per chi ha
meno di 55 anni e di 18 mesi per i più
anziani. A causa di queste misure, i
disoccupati perderanno la somma di 3,8 miliardi di
euro; la perdita massima per un individuo potrà
ammontare a 14.000 euro all´anno. Dopo un
anno do disoccupazione, l´ANPE tedesca pagava
normalmente un sussidio di aiuto (Arbeitslosenhilfe)
secondo i bisogni ma con un tetto (che era la
regola) del 53% del salario netto ricevuto prima
della disoccupazione. Ora, i disoccupati di
lunga durata riceveranno solo il reddito minimo
(RMI di circa 560 euro per una persona sola e 920
per una coppia, ma con variazioni secondo le
regioni). Circa 1,8 milioni di persone
perderanno il loro sussidio di aiuto (una perdita
di circa 3,6 miliardi di euro all´anno) e dal 30%
al 40% dei disoccupati non avranno più alcun
sussidio.
La riduzione delle prestazioni delle casse
malattie è un altro lato della "Agenda
2010". Il deficit delle casse malattie
-dell´ordine di circa 3,5 miliardi di euro- è
stato il pretesto per aprire negoziati tra il
ministro socialdemocratico della sanità, Ulla
Schmidt (una ex maoista) e lo specialista della
CDU/CSU ed ex ministro della sanità, Horst
Seehofer, con l´obiettivo di ridurre le spese
della sanità di 20 miliardi di euro. Le
proposte mirano già a eliminare i rimborsi delle
protesi dentarie e a rimettere in discussione il
mantenimento del salario in caso di malattia
al di là delle sei settimane, ciò che aprirà un
mercato alle assicurazioni private.
La precarizzazione avanza
Parlando della "Agenda 2010", l´ex
tesoriere della SPD Peter Glotz, oggi preside dell´università
svizzera di St. Gallen, formulava nei seguenti
termini la visione socialdemocratica
"postmoderna": "La società della
competenza appare come una società dell´esclusione
cosciente di molte persone dal mondo del lavoro
moderno (...) In definitiva dobbiamo vivere con
una nuova sottoclasse sociale, che non arriva ad
occupare posti di lavoro che esigono competenze
elevate, o non accetta quelli che esigono uno
sforzo".
Secondo il primo rapporto sulla povertà e la
ricchezza pubblicato dal governo federale e
relativo al periodo 1990 -1998: "l´analisi
dello sviluppo in Germania fino al 1998 mostra che
l´esclusione sciale è aumentata, mentre la
giustizia redistributiva è
diminuita".(5) Fino ad allora, la coalizione
rosso-verde parlava ancora di una "lotta
contro l´esclusione sociale e la cattiva
assistenza come parte integrante della nostra
strategia globale".(6)
Parlando di "coraggio per il
cambiamento", la "Agenda 2010"
evidenzia la distanza tra il discorso e la
pratica. Tale distanza è illustrata
dall´impiego di una terminologia presa
direttamente dalla "neolingua"
orwelliana: l´aumento dei contributi sui
salariati si chiama "responsabilità
individuale", la riduzione delle prestazioni
sociali "incitazione a più posti di
lavoro", i regali ai ricchi in materia di
imposte sono "riduzioni per gli
investitori" e l´estensione del lavoro
precario "flessibilità del mercato del
lavoro".
Dal 1973, il tasso dei "senza lavoro" è
passato dall´1,2% a più del 10% della mano
d´opera. 1,8 milioni di disoccupati sono
senza lavoro da più di un anno. Un terzo
dei disoccupati sono poveri secondo i criteri
della Unione europea, vale a dire che ricevono
meno del 50% del reddito medio dei
salariati. Dal 1974 il numero di persone che
vivono con un reddito minimo è quadruplicato all´Ovest,
mentre all´Est è raddoppiato dal 1993 per
raggiungere attualmente i 2,7 milioni, di cui 1,1
milioni di giovani al di sotto dei 18 anni. Tutte
le ricerche dimostrano che l´esclusione dei
giovani costituisce una gravissima ipoteca per il
futuro.
La sinistra della SPD e
dei verdi
Dopo la dichiarazione governativa di Schröder del
14 marzo, otto deputate/i socialdemocrati/che/ci
hanno iniziato a raccogliere firme per ottenere
l´organizzazione di un referendum nel partito
(occorrono le firme del 10% degli iscritti, cioè
67.000). Parlando della "preoccupazione
per il futuro del nostro partito", pur
appoggiando "il nostro governo federale
diretto dalla SPD e il nostro cancelliere
Schröder" esse/i formulavano
domande controcorrente rispetto alla
politica ufficiale del partito: "Siamo
contro una privatizzazione dei rischi della
vita. Le riduzioni del sussidio di
disoccupazione, del sussidio di aiuto, del reddito
minimo, e la rimessa in discussione del pagamento
del salario in caso di malattia sono asociali e
portano a una pericolosa riduzione dei
consumi. Invece di risanare i bilanci
pubblici per la sola via della riduzione delle
spese, dovremmo tassare le grandi fortune.
Siamo contro la riduzione delle imposte per i
ricchi e contro la riduzione del tasso di
imposizione per la fascia massima di
reddito. Abbiamo bisogno di aumentare la
domanda dei redditi bassi e medi, affinché la
domanda privata sostenga la congiuntura e crei
posti di lavoro. I diritti dei salariati non
sono un ostacolo ma una precondizione per un
lavoro produttivo e qualificato. (...)
Sindacati forti sono per noi una parte integrante
della vita economica alla quale non si può
rinunciare".(7)
La direzione del partito ha reagito immediatamente
convocando una conferenza straordinaria a
Berlino. La conferenza è stata ben
preparata e orchestrata: ovunque apparivano slogan
come: "La nostra via per il futuro:
Agenda 2010" oppure "L´Agenda 2010 è
un programma socialdemocratico per la crescita e
l´occupazione". La conferenza ha
applaudito gli interventi del cancelliere, della
squadra governativa e anche quelli dell´opposizione.
La maggioranza dei delegati, anche se critici, ha
sottolineato che non bisogna indebolire il
cancelliere. Per conservare il loro governo,
essi accettano quindi cinicamente la sua politica
sempre più neoliberista. Alla
fine, malgrado le critiche, il 90% circa dei
delegati ha votato per le proposte della squadra
Schröder. La piccola ribellione, che era
riuscita a raccogliere appena 20.000 firme, si è
dissolta.
Press´a poco lo stesso copione è stato messo in
scena dai verdi, dove la rotta verso un
neoliberismo esplicito non incontra alcuna (o una
assai scarsa) opposizione organizzata, però
singoli individui insoddisfatti lasciano il
partito.
Attualmente, tutti i partiti perdono iscritti in
Germania, ma la socialdemocrazia è in testa.
E i sindacati?
Con l´unificazione tedesca e l´integrazione dei
sindacati ufficiali della ex RDT nella DGB (8) si
ebbe dapprima un aumento dell´influenza dei
sindacati tedesco-occidentali, invitati a
cooperare nella conquista dell´Est. Molto
spesso, le burocrazie dell´Est svolgevano la
funzione di apertura per il capitale
tedesco-occidentale. Le direzioni sindacali
non hanno criticato né lo smantellamento delle
industrie tedesco-orientali, né i programmi di
privatizzazione elaborati dalla Treuhand
(9). Il boom che seguì l´unificazione
permetteva un aumento dei salari e una
"euforia nazionale" tanto nel movimento
operaio quanto nell´intera società. I sindacati
guadagnarono molti iscritti grazie alla fusione
con i sindacati dell´Est: il totale degli
iscritti sorpassò gli 11 milioni (in seguito, ne
hanno perso circa il 30%).
Poi è venuto il capitalismo ordinario.... la
crisi del 1993-1994 e gli attacchi del
padronato. Le direzioni dei sindacati non
erano minimamente preparate a tutto ciò. Il
capo della IG Metall, Klaus Zwickel, propose
allora una "alleanza per il lavoro" con
il padronato e il potere, vale a dire che il
sindacato accettava di rinunciare a rivendicazioni
di aumenti salariali se in contropartita il
padronato impiegava un maggior numero di
lavoratori. Ma per il padronato, tali
proposte erano un invito a richiedere sempre di
più, soprattutto una riduzione massiccia dei
contributi sociali al fine di ridurre al di sotto
del 40% gli oneri sociali e annessi.
Il governo Kohl, d´accordo con le proposte del
padronato, ha iniziato a trasformarle in
leggi. A quel punto, i sindacati
abbandonarono la famosa "alleanza" e si
mobilitarono contro il governo, il che fu uno dei
motivi della fine dell´era Kohl.
Il tutto ricominciò sotto il governo Schröder.
All´inizio vi furono accordi concreti e anche un
piccolo aumento dei salari reali, soprattutto nel
settore dei servizi, ma con la nuova recessione la
nuova alleanza andò in pezzi e i sindacati non
ebbero più interlocutori per la loro politica di
"partenariato sociale". Le direzioni
sindacali, sempre fedeli alla socialdemocrazia,
sviluppavano una specie di "divisione del
lavoro" con questa, e gli attacchi del
governo "rosso-verde" trovavano ben poca
resistenza. Così, mentre da vent´anni i
sindacati protestavano contro il lavoro
interinale, hanno firmato un contratto collettivo
che accetta il principio che i lavoratori occupati
dalle PSA ricevono un salario
ridotto. I sindacati hanno
contribuito a creare un settore a bassi salari e
hanno fatto assai poco per difendere i contratti
collettivi regionali (Flächentarifvertrag).
All´Est, questo tipo di contratti è ancora
valido per meno del 40% degli occupati e questa
cifra è in costante diminuzione, mentre il 25% ha
dei contratti impresa per impresa (ciò che rende
difficile il lavoro dei delegati del personale) e
il 30% è senza alcun contratto collettivo .
(All´Ovest, queste cifre sono rispettivamente del
60%, del 10% e del 15%). Le differenze tra
le due parti della Germania continuano ad
aumentare, e non c´è soltanto una enorme
differenza di cultura politica, ma anche una
atomizzazione sempre maggiore della classe operaia
dell´Est.
Uno sciopero sconfitto.
All´Est, i metallurgici lavorano ufficialmente 38
ore a settimana, vale a dire tre ore in più che
all´Ovest. La realtà è spesso molto
peggiore. Per lottare contro la distruzione
del contratto collettivo e le differenze sempre
più grandi tra le due parti del paese, la IG
Metall ha lanciato lo sciopero per le 35 ore all´Est.
Tutti sapevano che era una operazione rischiosa a
causa della pressione del padronato e della
propaganda dei mass media. Lo sciopero ha
retto per quasi cinque settimane malgrado
incidenti in cui persone che volevano lavorare
sono state trasportate nelle fabbriche con dei
camion o persino in elicottero.
Ma il lungo sciopero ha provocato una interruzione
della produzione nelle grandi imprese
automobilistiche dell´Ovest, Volkswagen, Opel,
Mercedes e BMW, il che ha prodotto una divisione
all´interno della direzione della IG Metall,
sotto la pressione dei presidenti dei delegati del
personale di queste grandi imprese, in genere
molto legati alla direzione delle imprese a causa
dei privilegi che queste concedono loro.
La campagna dei mass media, la pressione del
governo e la divisione della IG Mretall (tra
Zwickel e il numero due, Jürgen Peters, che lo
sostituirà prossimamente) hanno portato all´abbandono
dello sciopero, che ha naturalmente provocato una
grande amarezza nelle file del sindacato. Si
può dire che lo sciopero è stato tradito da una
parte della burocrazia sindacale.
In ogni caso, si tratta di una sconfitta
grave e carica di conseguenze che porrà una
ipoteca sulle lotte future. È quindi poco
probabile che la IG Metall possa veramente
difendersi e mobilitare contro gli attacchi della
"Agenda 2010". La sconfitta dello
sciopero e le lotte interne alla direzione hanno
spinto molte migliaia di iscritti a lasciare il
sindacato. È stata convocata per settembre
una conferenza straordinaria ma non è affatto
sicuro che questo sindacato possa essere in grado
di eleggere una nuova direzione coerente.
Il futuro della IG Metall, come pure quello di
"Verdi", il sindacato unificato dei
servizi, avrà ugualmente un impatto importante
sullo sviluppo dei forum sociali che si cominciano
a creare un po´ ovunque in Germania, rimettendo
in discussione il neoliberismo in generale e la
politica del governo Schröder in particolare.
Paul B. Kreiser collabora al mensile Socialistiche
Zeitung (SOZ). La traduzione è di Gigi Viglino
NOTE
1 Per "secondo salario" egli intende i
contributi sociali che in Germania sono in media
del 42% e di cui solo la metà è pagata dal
datore di lavoro. Il tasso attuale dei
contributi per la pensione è del 19,5%, quello
dell´assicurazione malattie in media del 14,5% e
quello dell´assicurazione per la disoccupazione
del 7,2%.
2 I costi dell´unificazione tedesca dal 1990 sono
stimati nella modesta cifra di 900 miliardi di
euro, che corrisponde all´1% in meno di crescita
per ogni anno.
3 Peter Hartz è il direttore del lavoro della
Volkswagen di Wolfsburg, che in passato aveva
negoziato a più riprese compromessi sull´orario
di lavoro con la IG Metall (ad esempio, il sistema
4 per 32 ore). Il land (regione) della Bassa
Sassonia (Niedersachsen) di cui Schröder
era presidente prima di diventare cancelliere,
possiede un quarto delle azioni della Volkswagen,
l´impresa di gran lunga più importante della
regione.
4 Sozialismus N. 5/2003, p. 20
5 Lebenslagen in Deutschland (Condizioni di vita
in Germania), sotto la direzione del ministero del
lavoro e dell´ordine sociale, Berlino 2001, p. XV
6 Ivi, p. 215.
7 Vedi www.mitgliederbegehren.de
8 Deutscher Gewerkschaftsbund è la confederazione
dei sindacati tedeschi.
9 La Treuhand era l´organismo statale
responsabile delle privatizzazioni e della vendita
delle imprese e dei terreni all´Est.