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In morte di Shahak. di ELLEN CANTAROW Il dottor Israel SHAHAK, professore emerito di chimica all'Università ebraica di Gerusalemme - morto mercoledì 4 luglio 2001 all'età di 68 anni - è stato direttore della lega israeliana per i diritti umani e civili, critico instancabile e feroce delle politiche del suo Paese ed autore di un'infinità di articoli e libri. Da bambino sopravvisse al lager nazista di Bergen-Belsen, con sua madre, con ui arrivò in Palestina a circa 12 anni (il padre morì nell'Olocausto). E' cresciuto im Israele; si è arruolato nell'esercito; è diventato chimico e professore all'Università ebraica. E' stato un critico implacabile, inflessibile e coraggioso delle politiche del suo Paese, denunciandone le tendenze colonialiste dall'inizio del Sionismo. Come direttore della Lega israeliana per i diritti umani e civili, ebbe un ruolo di primo piano, nel 1977, nel convincere il Sunday Times londinese a pubblicare la prima denuncia internazionale delle torture israeliane sui prigionieri palestinesi. Appartenevo a quel gruppo di intellettuali statunitensi che negli anni 80 ed agli inizi degli anni 90 riceveva mensilmente le inestimabili "Shahak papers" , 10-15 pagine fitte di traduzioni della stampa ebraica, chiosate dai suoi commenti. Divenni amica del dottor Shahak nel 1979. Era un intellettuale sconcertante, con una cultura enciclopedica sulle religioni del mondo, le migrazioni delle popolazioni antiche, l'archeologia, la storia antica e moderna, e molti altri temi. Una volta mi fece una lezione sul cavallo e sul suo uso domestico nella preistoria. Nel 1985, dopo che avevo finito un pezzo di cronaca sul Sudan, mi diede informazioni sul lavoro di un'eroica donnache avevo conosciuto, personaggio di rilievo del Partito comunista sudanese. Adorava la lirica; durante i viaggi, si portava le sue cassette preferiti e le ascoltava per rilassarsi. Era un fervente sostenitore dei diritti delle donne; aborriva i proclami antifemministi comuni agli intellettuali uomini anche suoi compatrioti. Quando divenni caposervizio di The women's Review of books si abbonò e mi scriveva lettere in cui, come era prevedibile, l'elogio era vivacizzato dalla critica. Mentre ero inviata in Israele e West Bank, negli anni 80, mi aprì la sua piccola casa. Ogni volta che gli facevo visita, cominciava sempre col darmi i più recenti ritagli di giornali della stampa ebraica. Il suo piccolo appartamento di due stanze era sempre così in disordine da togliere il respiro - ritagli ovunque, pile di giornali e riviste, niente spazio per camminare, un vero caos. Eppure riusciva sempre a trovare qualsiasi cosa servisse ai suoi ospiti. Viveva una vita spartana, quasi senza mobili - un letto, un tavolo, una lampada, un paio di sedie. A molti sembrava freddo, brusco e uno strano eremita. Se te lo inimicavi, non era facile riconquistare la sua amicizia, e spesso non capivi nemmeno dove avevi sbagliato. Forse mi vedeva come una nipote o una sorella più piccola, perchè a me ha mostrato un altro lato, gentile e compassionevole. Nelle sue feroci denuncie dell'occupazione era un "patriota leale" come il suo amico, l'impetuoso rabbino Yeshayahu Leibovitz. Era sincero nell'apprezzare gli aspetti positivi del suo Paese. Vero amico della Palestina, non denunciava solo le politiche del suo Governo, ma anche la corruzione dell'Olp e le ingiustizie interne alla comunità palestinese (come i "delitti d'onore" di donne palestinesi ad opera di maschi della famiglia). IN PAESI COME ISRAELE E IL SUDAFRICA, UOMINI CON L'INTEGRITA', IL CORAGGIO E LA LARGHEZZA DI VEDUTE DEL DOTTOR SHAHAK EMERGONO SULLO SFONDO DELLE INGIUSTIZIE DEI LORO STATI COME LE GEMME PIU' BRILLANTI DELL'UMANITA'. IN UN MONDO GIUSTO AVREBBE DOVUTO RICEVERE UN PREMIO NOBEL. ELLEN CANTAROW. Giornalista di New Profile.
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