IL
SOCIALISMO CUBANO
Esposizione
sintetica e riassuntiva dell'esperienza
rivoluzionaria conseguita nella costruzione
dello Stato socialista a Cuba
DALLA
RIVOLUZIONE ALLO STATO SOCIALISTA
LO
STATO SOCIALISTA
Nazionalizzazione
di finanze, industrie, trasporti, servizi
Riforma
Agraria
Campagna
di Alfabetizzazione
Lotta
alla discriminazione razziale
Creazione
di strutture statali
Creazione
di strutture paramilitari popolari a difesa
della Rivoluzione
Creazione
di strutture politiche di massa
Creazione
di organismi politico-diplomatici preposti allo
sviluppo dell'internazionalismo rivoluzionario
Ristrutturazione
del sistema retributivo
Fonti
bibliografiche
DALLA
RIVOLUZIONE ALLO STATO SOCIALISTA
Cuba fu
per quasi 400 anni una colonia spagnola;
l'indipendenza giunse solo nel 1898, in ampio
ritardo rispetto all'ondata indipendentista del
mondo latino-americano, ma l'autentica
indipendenza cubana da un popolo straniero
dominante non giunse neppure in quell'occasione.
La
struttura coloniale spagnola già fiaccata da un
conflitto lungo e sanguinoso quanto
misconosciuto nel resto del mondo, il 10 Maggio
1898 venne assalita dall'esercito degli Stati
Uniti, che congiuntamente alle forze cubane
ribelli da tempo organizzate in un esercito di
volontari forte di ben 30.000 uomini, costrinse
gli spagnoli alla resa nel giro di trenta
giorni.
I
"marines" americani entrarono
all'Avana trionfalmente e issarono la bandiera a
stelle e strisce, mentre ai contadini cubani che
avevano portato i colonialisti al collasso dopo
trenta (!) anni di lotta armata popolare, venne
fatto assoluto divieto di entrare nella
capitale. Cosa era successo?
Gli USA,
con lungimiranza e tempestività erano
intervenuti a favore dell'indipendenza cubana
col pretesto della missione "umanitaria
libertaria", ed in perfetto accordo con i
maggiorenti dell'isola avevano ottenuto di
guidare l'indipendenza cubana sotto il loro
protettorato...Cuba aveva soltanto cambiato
padrone!
Il
risultato della lotta indipendentista fu
oltremodo vantaggioso per la borghesia cubana,
che divenne serva degli interessi economici
della borghesia nordamericana, ma ricca e
padrona di comandare nelle sue proprietà, cioè
nei latifondi e nelle fabbriche, nelle città e
nei paesi, al riparo dalle contestazioni della
plebe.
Nei
decenni che seguirono, il conflitto insanabile
fra chi possedeva tutto e chi niente, così
palese in una nazione neocoloniale, sarebbe
divenuto odioso, ma cosa più importante,
associato alla dominazione "yankee".
Questa
é l'origine storica della speciale miscellanea
di rivoluzione e nazionalismo che
contraddistingue il "Movimiento 26 de
Julio", quel movimento populista ma
estremamente determinato e sinceramente
rivoluzionario che é stato per la rivoluzione
cubana il nucleo intellettuale e militante
vincente.
Ripercorrere
la storia della rivoluzione guidata da Fidel
Castro Ruz esula dal compito di questa sintesi,
ma é obbligatorio indicarne l'anomalo percorso
storico. Essa é nata dalle rivendicazioni del
bracciante sul latifondista, del disoccupato e
dell'operaio sul magnate capitalista, tutti
uniti dalla necessità di lottare contro la
bestiale dittatura neocoloniale ma privi di
un'organizzazione politica di massa provvista di
precisa ideologia.
Tuttavia,
questa rivoluzione apparentemente indirizzata
verso la sconfitta o tutt'al più verso la
vittoria liberal-democratica, é riuscita
(complici determinate circostanze) a
radicalizzarsi e a moltiplicare la profondità
di coscienza dei suoi militanti, fino ad
impedire che la vittoria si esaurisse in
revisione dell'assetto politico tale da lasciare
inalterate le ragioni economiche, ovvero
l'autentico motore della società. Infatti,
andando ben al di là delle peggiori aspettative
della borghesia cubana e nordamericana, siffatta
rivoluzione si é gradualmente spogliata delle
illusioni demagogiche social-democratiche e con
lucidità ha imboccato la strada
marxista-leninista della trasformazione della
realtà socio-economica, sbarazzandosi
dell'involucro istituzionale borghese che
inizialmente contenne la spinta rivoluzionaria.
Ha poi saputo resistere alla reazione
imperialista degli Stati Uniti, ed infine, per
bocca di Castro e nella concreta azione di
esproprio ai danni della borghesia nazionale e
straniera, si é proclamata socialista. Ad onta
e smacco dell'imperialismo americano.
...complici determinate circostanze... Quali?
Due sono
state senza dubbio determinanti: la collocazione
geografica dell'isola e la volontà dei
cosiddetti "Barbudos", i guerriglieri
rivoluzionari.
Cuba é
un'isola situata a poche miglia marine (90)
dalla costa sud occidentale degli Stati Uniti,
per questo motivo era da almeno da 30 anni il
paradiso tropicale per ricchi nordamericani
oltre che per tutta l'alta borghesia
internazionale; bordello e casa da gioco la
capitale, immenso latifondo produttore di
zucchero il resto del paese.
Poiché
l'intero continente sudamericano é campo
d'azione dello sfruttamento statunitense e i
governi delle nazioni latino-americane non sono
altro che organizzazioni malavitose a sostegno e
difesa degli interessi "yankee", la
ribellione popolare cubana capace di rovesciare
il governo del dittatore fantoccio e di cacciare
a pedate le multinazionali e i loro lacchè,
addirittura istituendo lo stato socialista, non
poteva che scatenare la rabbiosa reazione
nordamericana. Da parte degli USA, dopo la prima
inefficace reazione conclusasi con l'appoggio
logistico allo sbarco disastroso dei
controrivoluzionari cubani di Playa Girón, é
seguito l'embargo più lungo della storia
moderna (tuttora in vigore!), nonché una
pressione politico-militare affiancata
all'azione terroristica della CIA; attentati
dinamitardi su aerei e navi, trasmissioni
radiofoniche e televisive propagandistiche,
finanziamento di organizzazioni
controrivoluzionarie della borghesia cubana
riparata in Florida, strumentalizzazione del
flusso migratorio.
I1
compromesso o qualunque tipo di accordo
pacifista dunque é stato impossibile, ciò ha
spinto la rivoluzione cubana verso l'alleato
naturale, cioè 1'URSS e il "Campo
socialista".
L'altra
circostanza é il ruolo di vera avanguardia
svolto dai dirigenti guerriglieri; i fratelli
Castro, Antonio Mella, Frank País, Ernesto
"Che" Guevara, Camillo Cienfuegos,
Wilma Espín, Celia Sanchez, Aydée Santamaria,
ecc. Costoro non sono stati avventurieri o
opportunisti e neppure demagoghi incapaci di
tradurre in realtà la volontà di giustizia
popolare, essi non hanno tradito la massa
proletaria con cui hanno combattuto e vinto.
Essi hanno saputo davvero trasformare la società
contro cui lottavano, senza accontentarsi di
ritocchi banali o facili compromessi, e spesso
sacrificando la propria vita.
A questo
proposito la dice lunga la smaniosa attesa da
parte reazionaria della morte di Fidel Castro,
simbolo vivente di questa "vecchia
guardia" rivoluzionaria in grado di
catalizzare ed indirizzare con una precisa
ideologia il desiderio di mondi migliori.
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LO
STATO SOCIALISTA
Lo Stato
socialista cubano ha ricalcato a grandi linee il
modello fornito dalla Unione Sovietica
post-bellica.
L'indiscutibile
attrazione esercitata dall'esempio sovietico sul
proletariato internazionale, il bagaglio
ideologico marxista-leninista del partito
comunista cubano prerivoluzionario (il
"Partito Socialista Popular"), e
soprattutto il sostegno politico-economico
fornito dall'URSS alla neonata repubblica
socialista immediatamente (dall'ottobre
1960)sottoposta all'embargo statunitense, hanno
determinato l'assunzione esplicita e dichiarata
del modello sovietico.
Quando
il 1° Maggio del 1960, a un anno dalla vittoria
rivoluzionaria, Fidel Castro proclama la natura
socialista della rivoluzione, Cuba è un paese
arretrato appena uscito dal regime neocoloniale,
pertanto ancora annoverabile a pieno diritto tra
i paesi del "Terzo Mondo". Alla volontà
politica comunista del governo si è posto
allora il problema di costruire la società
socialista...
Come
fare?
Quali
misure economiche adottare? Come formare dal
nulla i quadri responsabili dello Stato
Socialista? Quali manuali e metodologie
utilizzare? Ecc., ecc.
Affidarsi
all'esperienza sovietica ai manuali di economia
sovietica, agli istruttori sovietici, questa è
stata la logica soluzione.
Dunque
il socialismo cubano non è altro che la copia
di quello dell'URSS?
Sostanzialmente
si, ma con una differenza; la volontà di
sfruttare l'esperienza sovietica per rimettere
in moto il cammino rivoluzionario in direzione
della creazione della società finalmente
comunista, ovvero di superare nei tempi il più
possibile brevi la fase di dittatura del
proletariato.
Questa
ambiziosa finalità ha spinto il socialismo
cubano verso l'internazionalismo rivoluzionario,
di cui le spedizioni di "Che" Guevara
in Congo e Bolivia, e l'appoggio
politico-militare ai movimenti rivoluzionari in
America Latina ed Africa, sono l'esempio
incontrovertibile della coscienza della necessità
di alimentare la rivoluzione ovunque fosse
possibile. Lo slogan guevariano "Creare
due, tre, molti Vietnam" sintetizza la
strategia scaturita dalla consapevolezza che per
far procedere la marcia dell'umanità verso il
"regno delle libertà", verso la
formazione dell'"uomo nuovo", era
indispensabile sbloccare la situazione nata
dalla "guerra fredda" abbattendo la
potenza dell'imperialismo capitalista. Quello
stesso imperialismo che aggredì la rivoluzione
d'Ottobre costringendo 1'URSS a mobilitare le
risorse in funzione bellico-difensiva, e che
vistosi battuto localmente innescò una corsa
all'armamento durata '70 anni bloccando in tutti
i paesi socialisti le possibilità creative
della rivoluzione, infine costringendo tali
possibilità a rimanere
"congelate"dalla condizione di guerra
fredda permanente.
I1
socialismo cubano si è quindi distinto per aver
mobilitato le proprie risorse in favore
dell'internazionalismo rivoluzionario in modo
dichiarato ed incisivo, addirittura temerario,
di cui Guevara è stato il massimo artefice.
L'esempio
cubano ha avuto tanta risonanza che ancora oggi,
a decenni dagli eroismi internazionalistici e
con Cuba socialista ridotta all'ombra di ciò
che è stata, fra i popoli del "Terzo
Mondo" che hanno vissuto la lotta
antimperialista è ancora diffusa la viva
simpatia per 1'isola caraibica, nei confronti
della quale essi sono debitori di aiuti
disinteressati soprattutto in termini di
materiale umano: tecnici, medici, insegnanti,
ecc.
I1 peso
politico dell'internazionalismo cubano risulta
inoltre evidente di fronte all'interesse e al
dibattito che suscita oggi nei paesi
occidentali, dove la "sinistra" che si
era entusiasmata per quello che inizialmente
aveva interpretato come un promettente tipo di
socialismo "nuovo" (si rammenti la
smania revisionista nel cercare fantomatici
socialismi "dal volto umano") ora si
affretta a liquidarlo accusandolo di
autoritarismo o svilendone il significato
ideologico con una solidarietà basata più
sulla difesa della libertà di
autodeterminazione dei popoli, che sulla
solidarietà di classe.
Per
comprendere le convulse circostanze in cui è
maturato il processo di trasformazione
dell'economia e della società cubana è
necessario compiere una breve digressione
riassuntiva che rammenti il corso degli eventi
seguiti alla caduta del regime di Batista.
A1
trionfo della rivoluzione dell'8 Gennaio del
1959 segue la formazione di un governo retto da
esponenti della borghesia non compromessi dal
precedente regime neocoloniale nel quale Fidel
Castro ricopre la carica di Primo Ministro.
Nel
corso dell'anno, di fronte alla intransigenza
castrista che ai primi accenni di azione
controrivoluzionaria (ribellione del generale
Hubert Matos) non esita a mobilitare l'esercito
guerrigliero e a far occupare l'Avana con una
manifestazione pacifista da mezzo milione di
"campesinos" provenienti da tutta
l'isola, vengono meno le speranze conservatrici
di far defluire la spinta rivoluzionaria nel
riformismo democratico. I1 radicalizzarsi della
situazione politica provoca la caduta del
governo borghese e la fuga del Presidente Manuel
Urrutia Lleó con tutti i ministri in Florida,
negli Stati Uniti (Urrutia viene sostituito da
Osvaldo Dorticós che rimarrà in carica fino al
1975). Nell'ottobre del 1960 la
nazionalizzazione delle banche e delle imprese
con più di 24 dipendenti provoca la reazione
degli USA che negano il petrolio che prima
fornivano normalmente; la richiesta di Castro di
raffinare il petrolio offerto dai sovietici
viene negata, pertanto il governo rivoluzionario
nazionalizza le raffinerie (di proprietà
americana). Scattato l'embargo statunitense che
trascina al suo fianco i due continenti
americani (tranne Messico e Canada),
all'economia cubana rimane un unico partner
commerciale costituito dai paesi socialisti
(Cina, URSS ed Europa orientale).
Riassumiamo
ora le misure che la Rivoluzione cubana ha
adottato nella costruzione dello Stato
Socialista, ciò permetterà di capire quanto di
buono ha prodotto, vi é stato, ed in minima
parte vi é ancora.
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Nazionalizzazione
di finanze, industrie, trasporti, servizi
La
risoluzione n. 94 del 21 Novembre del 1959 rende
ufficiale la creazione dell'"Instituto
Nacional de Reforma Agraria" (INRA).
Tale
istituto serve allo scopo di ricostruire
l'economia cubana in senso socialista, ossia a
distruggere l'anarchia produttiva capitalista
che era funzionale solo agli interessi della
borghesia nazionale e straniera, edificando al
suo posto un modo di produzione razionale capace
di assicurare l'equa distribuzione di lavoro e
compensi. In altre parole, al profitto
individuale di padroni grandi e piccoli si
sostituisce d'autorità l'interesse collettivo
gestito dalla massa proletaria attraverso le
strutture amministrative prodotte dal governo
rivoluzionario.
L'INRA
è suddivisa in vari dipartimenti; a capo del
Dipartimento Industriale vi é Ernesto
"Che" Guevara a partire dal 7 Ottobre
1959 (egli diverrà poi Ministro dell'Industria
dal 1961 al 1964).
Di
fronte ad un panorama di industrie produttive,
altre abbandonate dai proprietari emigrati
all'estero con i capitali, altre ancora
improduttive perché i padroni si erano
arricchiti a spese dell'erario in quanto legati
al regime di Batista, il Dipartimento
Industriale nel 1960 unisce i fondi di tutte le
fabbriche nazionalizzate (inizialmente solo
quelle con più di 24 dipendenti) in un unico
fondo centralizzato in cui i vari stabilimenti
depositano i ricavi e ricevono i finanziamenti
programmati in accordo ad un bilancio
prefissato. In tal modo si contribuisce al
contenimento della disoccupazione e si permette
alla popolazione di continuare a ricevere i
prodotti necessari anche in presenza di una
temporanea non redditività di tutte le aziende.
Il personale che risulta eccedente viene
trasferito in altri settori produttivi, mentre i
lavoratori per i quali non é possibile il
trasferimento vengono creati corsi di
qualificazione tecnica e culturale. La sezione
finanze, contabilità e bilanci del Dipartimento
amministra il fondo centralizzato in conformità
di programmi in accordo ad un piano annuale.
La Banca
Nazionale é depositaria del fondo
centralizzato, essa amministra il capitale
finanziario (anch'esso nazionalizzato) e ad essa
il Dipartimento Industriale invia copia dei
bilanci delle unità produttive mentre le
agenzie bancarie, da parte loro, non effettuano
pagamenti superiori alle cifre stabilite nel
bilancio generale. A guida della Banca Nazionale
é "Che" Guevara in qualità di
Presidente dal Novembre del 1959.
Nel 1961
il 70% del settore industriale é
nazionalizzato.
Trasporti
e servizi subiscono lo stesso adeguato
trattamento: nel Marzo del 1959 vengono
nazionalizzate le cooperative dei bus e la
"cuban Telephone", gli affini e le
tariffe telefoniche vengono dimezzate (legge 508
del 19/08/59), i prezzi dei libri di testo per
la scuola elementare, superiore e professionale
vengono ridotti del 25/30% (legge 479), viene
anche ridotto il prezzo dei farmaci del 15/20%.
I1 tunnel dell'Avana, unico tratto autostradale
a pagamento dell'isola, viene anch'esso
nazionalizzato ed il pedaggio abolito.
Negli
anni successivi l'intero tariffario dei servizi
sarà ridotto ad un "prezzo politico",
una tassa minima per il consumo di gas,
telefono, corrente elettrica, e per l'uso dei
bus e dei treni. Completamente gratuiti
diverranno i servizi essenziali: la sanità e la
scuola. Lo studio, di ogni livello e grado sarà
assicurato e gratuito, nonché incentivato,
qualunque tipo di intervento chirurgico, cura o
terapia non richiederà alcuna spesa, anche la
chirurgia estetica sarà gratuita.
Attualmente
le gravi condizioni economiche procurate da 36
anni di embargo a cui si sono sommate le vicende
della restaurazione liberal-democratica in
Europa orientale con la scomparsa del principale
alleato cubano, si ripercuotono immediatamente
ed in modo visibilmente disastroso proprio sui
traguardi socialisti relativi ai servizi ed alle
strutture di pubblica utilità. I1 sopracitato
"prezzo politico" va scomparendo e
sostituito da tariffe più consistenti,
compaiono imposte che erano state dimenticate da
oltre trent'anni, la qualità dei servizi si va
deteriorando al limite della sussistenza.
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Riforma
Agraria
L'1% dei
proprietari terrieri cubani controllava quasi la
metà di tutto il territorio agricolo
dell'isola. Le compagnie "American Sugar
Refinig Company", "Vertientes y
Camaguey", "Francisco Sugar",
"Atlantica del Golfo", "Cuban
American Sugar", possedevano circa
2.684.000 ettari, di cui coltivavano meno della
metà. I1 salario dei braccianti agricoli era di
50 centesimi al giorno!
I1 17
Maggio del 1959 la legge di Riforma Agraria
sancisce 1'attribuzione dei titoli di proprietà
a 150.000 contadini che si dividono tutte le
proprietà superiori ai 400 ettari disintegrando
una volta per tutte i latifondi e varando un
progetto di istituzione di cooperative agricole
sotto la direzione dell'INRA.
Nel 1961
una seconda Riforma Agraria riduce a 63 ettari
il limite della proprietà privata.
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Campagna
di Alfabetizzazione
Gli
analfabeti a Cuba erano milioni, in alcune zone
del paese, soprattutto in montagna, lo erano
pressoché tutti.
Il
governo rivoluzionario nel 1961 organizza una
campagna di alfabetizzazione nazionale senza
precedenti storici; migliaia e migliaia di
volontari, ragazzi e ragazze diplomati o
laureati si recano nelle zone più povere del
paese dove si improvvisano maestri condividendo
le condizioni di vita degli allievi. Sarà la
stessa ONU a dichiarare alcuni mesi più tardi
l'isola "territorio libero da
analfabetismo". Questa operazione culturale
di massa é la prima grande vittoria nazionale
rivoluzionaria nell'edificazione dello Stato
Socialista ed é anche una grande lezione
politica; tutti i contadini capiscono che esiste
una concreta rivoluzione in corso.
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Lotta
alla discriminazione razziale
La
popolazione di Cuba é composta per il 72% da
bianchi, per il 15% da mulatti, per il 12% da
negri e per 1'1% da asiatici.
In epoca
prerivoluzionaria le barriere razziali, non
istituzionali ma socio-economiche impedivano ai
neri e parzialmente anche ai mulatti la piena
occupazione. La discriminazione era evidente nel
settore turistico, dove i neri ed i creoli erano
ammessi in qualità di dipendenti solo nei
periodi di bassa stagione... per non turbare la
sensibilità dei turisti nordamericani.
I1
governo rivoluzionario esegue immediatamente (25
Marzo 1959) la condanna pubblica della
discriminazione razziale e affida alla
scolarizzazione di massa il compito di superare
tale spinoso ostacolo culturale.
I1
problema é di difficile soluzione in quanto non
é risolvibile cancellando leggi razziste perché
quelle non esistono; prima della rivoluzione non
vi era traccia di alcuna forma legislativa di
"apartheid", si tratta invece di
eliminare i condizionamenti culturali che si
sono formati e stratificati a partire dall'epoca
schiavista. I1 problema é di ordine mentale.
Sviluppare
nella massa la coscienza comunista sarebbe la
soluzione, ma la complessità di questo
traguardo é quanto di più imponente la
rivoluzione deve affrontare. A questo proposito
Fidel Castro disse: "... noi non dobbiamo
lottare soltanto contro una serie di privilegi e
interessi che hanno pesato sulla nazione e sul
popolo, dobbiamo lottare contro noi stessi,
dobbiamo lottare fortemente contro noi
stessi..." (Conferenza stampa del 15 Marzo
1959).
L'allusione
di Castro é rivolta alla necessità di
modificare la formazione culturale di ognuno,
allo sforzo intellettuale individuale che é
indispensabile per la creazione della coscienza
dell'"uomo nuovo", ossia della
coscienza comunista.
Oggi, a
trentasei anni dalla vittoria della rivoluzione,
si può affermare che la discriminazione
razziale é stata certamente ridimensionata in
modo netto, ma a causa della battuta d'arresto
subita dal processo di formazione culturale a
cui si accennava sopra, non é stata battuta
definitivamente.
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Creazione
di strutture statali
L'azione
dello stato socialista cubano nei confronti
delle misure volte alla creazione di strutture
di pubblica utilità ha la natura di
un'autentica opera di ricostruzione nazionale.
Segue l'elenco delle principali iniziative
realizzate:
-
costruzione
di strade carrozzabili che collegano località
abitate fra le più isolate del paese,
dimora dei più poveri abitanti dell'isola
-
istituzione
di cooperative di carbonai e pescatori, le
categorie di lavoratori che insieme ai
contadini delle zone montuose vivevano le
condizioni più degradate
-
istituzione
di un servizio medico rurale gratuito con
l'edificazione di ambulatori presso località
dove non solo non esisteva nulla di simile,
ma dove la medicina non era mai arrivata a
causa dell'indigenza degli abitanti e della
conseguente assenza di profitto il
praticarla
-
fondazione
del "Centro Nazionale di Investigazioni
Scientifiche", dell'"Accademia
delle Scienze" e dell'"Istituto di
Scienza Animale". Tali centri di studio
e ricerca scientifica erano prima
inesistenti a causa del ritardo culturale
istituzionale procurato dalla dominazione
coloniale e neocoloniale
-
fondazione
dei cosiddetti "Istituti
Tecnologici" atti a formare i quadri di
tecnici specializzati necessari alle
esigenze di personale qualificato
dell'industria nazionale. Da sempre la
tecnologia era patrimonio delle aziende
straniere presenti nell'isola allo scopo di
sfruttarne le risorse naturali e la
manodopera
-
fondazione
dell"'Istituto Cubano di Arte e
Industria Cinematografica" (ICAIC)
fondazione della "Prensa
Nacional", cioè la "Stampa
Nazionale"
-
fondazione
dell"'Istituto Cubano del Libro"
-
"Riforma
Urbana". Alla immediata riduzione degli
affitti eseguita nel 1959 segue la
pianificazione dell'attività edile
finalizzata alla soluzione della cronica
carenza di alloggi per un popolo in ascesa
demografica; la popolazione cubana é
passata dai circa 5 milioni del 1959 ai 10
attuali.
-
Dato
il permanere del bisogno di case e la
mancanza di manodopera e risorse adeguate,
nascerà il sistema delle
"microbrigadas" (microbrigate). Ad
un centro di lavoro che ne faccia richiesta
il governo concede un terreno, i materiali
ed i tecnici, il centro di lavoro o la
fabbrica che ha inoltrato la richiesta
toglie dalla normale produzione un certo
numero di dipendenti per periodi di tempo
variabili e li manda a trasformarsi in mano
d'opera edile. I dipendenti che restano nel
centro di lavoro promotore di questa attività
edile straordinaria si fanno carico del
lavoro di chi se ne va, e spesso la domenica
fanno il lavoro volontario in cantiere.
Interi quartieri sono stati costruiti con
questo metodo.
-
edificazione
di "Città Scolari", "Città
Universitarie" e fondazione
dell"'Istituto Nazionale Borse di
Studio". La poderosa struttura
scolastica creata dal nulla ha lo scopo di
assicurare la scolarizzazione di massa,
requisito indispensabile per il
miglioramento delle condizioni di vita
individuali e collettive.
Nel
sistema scolastico cubano, così come in quello
di ogni stato socialista compiuto, lo studio é
un diritto garantito a tutti coloro che
desiderano accrescere la propria qualificazione
culturale e professionale dimostrando di avere
le qualità necessarie. L'uso delle strutture
scolastiche e dei materiali didattici é
gratuito, il mantenimento degli studenti é
anch'esso fornito gratuitamente in complessi
residenziali al loro servizio, pertanto la
barriera al diritto allo studio costituita da
tasse, rette ed ogni altro tipo di spesa di
mantenimento non esiste. La barriera risiede
invece nel severo vaglio delle attitudini e
capacità possedute dagli studenti selezionati
nel corso degli studi in sede di esami e
valutazioni.
Lo Stato
socialista impone agli studenti di ogni livello
e grado 45 giorni all'anno di prestazioni
lavorative nel settore agricolo. Lo scopo di
questo lavoro obbligatorio consiste nel ricavare
un parziale risarcimento ai servizi scolastici
ed universitari gratuiti, ma soprattutto di
curare la formazione culturale studentesca.
La
carriera degli studi svincolata dai rapporti di
produzione, dal contatto con la concreta realtà
del lavoro, in particolar modo da quello
agricolo che più di altri richiede fatica
fisica, comporta un'inevitabile condizionamento
mentale che attribuisce all'attività
intellettuale il primato su qualunque altra
attività, alimentando la convinzione che solo
il lavoro intellettuale é degno di rispetto
perché alieno da fatica fisica e lavoro
manuale, finendo coll'interpretare quest'ultimo
come semplice applicazione della forza bruta.
I1
lavoro nei campi a cui vengono applicati gli
studenti insegna loro che l'attività manuale
non é disgiunta da quella intellettuale, perché
qualunque lavoro agricolo compiuto senza
concentrazione e perizia tecnica é impossibile
quando non é addirittura pericoloso. Piantare
un chiodo o scavare un fosso sono azioni
semplici ma non stupide, perché richiedono
l'abilità nell'uso degli strumenti il cui
maneggio é possibile a patto di usare il
cervello.
Questa
banale constatazione diviene formativa nel
momento in cui gli studenti vivono concretamente
queste esperienze e si rendono conto delle
difficoltà, della fatica e delle nozioni
necessarie per realizzare azioni tanto facili in
apparenza.
I1
sistema scolastico dei regimi
liberal-democratici che apparta gli studenti in
un modo parassitario la cui autorevolezza e
prestigio risiedono nel fine istituzionale di
dotarli di capacità "speciali" atte a
garantire loro una condizione privilegiata sul
resto della società, produce saccente
presunzione, disprezzo per il lavoro in genere
ed aggressivo individualismo piccolo-borghese,
un bagaglio di comportamenti e mentalità bene
rappresentato dalla goliardia.
La
"Escuela al campo" ovvero il lavoro
agricolo obbligatorio impegna anche l'intero
corpo insegnanti in compiti di gestione. Gli
studenti disabili o in cattive condizioni di
salute vengono addetti ad attività lavorative
adeguate alla loro condizione fisica
(generalmente nei servizi scolastici) oppure
esonerati.
Un vanto
del socialismo cubano é l'educazione infantile.
Esistono migliaia e migliaia di
"circulos" (asili nido e scuole
materne a Cuba sono la stessa cosa) disseminati
ovunque, in ville un tempo di ricchi, in case
riadattate, in nuove costruzioni prefabbricate o
costruite con il sistema delle
"microbrigadas". I bambini sono
ospitati dal mattino alle 6 fino alle 19;
mangiano, vengono vestiti con le divise dei
"pionieri" (la struttura politica
infantile) e seguiti da équipes pediatriche e
da personale specializzato provvisto di
preparazione pedagogica riconosciuta in campo
internazionale. (I1 confronto con l'assistenza
pubblica e gratuita fornita dagli altri paesi
latinoamericani é lasciata all'iniziativa del
lettore).
L'assistenza
dei "circulos" era gratuita, ma dagli
anni 80 le famiglie dei bambini pagano una retta
proporzionale alle loro entrate.
-
fondazione
della "Casa de las Americas",
centro culturale nazionale che nel corso
degli anni diventerà un punto di
riferimento per tutti gli intellettuali
latinoamericani, tuttora di importanza
continentale.
-
fondazione
del "Dipartimento di
Riforestazione". La legge 341 del 1959
destina 5 milioni di pesos alla semina di
alberi su tutto il territorio dell'isola, il
cui patrimonio boschivo patisce i danni
subiti dallo sfruttamento selvaggio di epoca
coloniale e neocoloniale
-
creazione
di una struttura commerciale statale. Nel
1959 il "Dipartimento di
commercializzazione" dell'INRA apre le
cosiddette "Tiendas del pueblo"
(negozi del popolo), una catena di empori
dove si possono acquistare a prezzi ridotti
alimentari e mercanzie in genere di prima
necessità.
Successivamente
le attività commerciali private vengono
eliminate del tutto.
In
occasione della prima riunione nazionale
dell'INRA (4 agosto 1959) viene già indicata da
Castro la motivazione di questo provvedimento
comune ad ogni stato socialista; si tratta di
eliminare le speculazioni commerciali che
nascono nella distribuzione delle merci, perché
"...i commercianti si arricchiscono e
nuocciono al produttore come al
consumatore".
L'embargo
e le condizioni di isolamento commerciale
dell'isola impongono un regime di consumi
austero, che diviene di rigoroso razionamento
nel corso degli anni 70. Da allora esisterà il
razionamento per una serie di prodotti
alimentari e non alimentari a basso prezzo,
distribuiti secondo le scadenze e le quantità
indicate dalla "libreta" cioè la
tessera del razionamento. Per altri prodotti non
di prima necessità esisterà "un doppio
mercato" nel senso che fino ad una certa
misura il prezzo sarà molto basso, oltre sarà
molto alto (ciò vale ad esempio per benzina e
sigarette); la "libreta" lo strumento
di controllo.
Esisteranno
anche i prodotti venduti "a la libre",
ossia senza razionamenti di alcun genere. A
partire dal 1993, viste le disastrose condizioni
economiche del paese ridotto ad un'autarchia
ormai insostenibile, é stata legalizzata la
libera circolazione del dollaro e varati
numerosissimi accordi commerciali con aziende
straniere che hanno reintrodotto il capitalismo
(soprattutto nel settore turistico) seppure in
forma vigilata dallo stato. La valuta
statunitense, che ora può essere utilizzata
liberamente dai cittadini cubani, ha ridotto gli
effetti deleteri del mercato nero che già da
parecchi anni usava la valuta USA, ma ha
restaurato la discriminante mercantile di epoca
neocoloniale. Oggi, infatti, in virtù delle
"magiche" libertà offerte dal mercato
capitalista solo chi possiede dollari può
acquistare prodotti giacché la valuta
nazionale, il "peso" cubano
(ufficialmente cambiato alla pari con il
dollaro) é quasi privo di capacità di acquisto
reale perché inutilizzabile per comprare merce
straniera. I cittadini cubani che possiedono
dollari sono solo tre categorie: i dipendenti di
imprese a partecipazione straniera (per lo più
impiegati nel settore turistico), coloro che se
li procurano in modo illecito (mercato nero e
prostituzione) e coloro che godono il vantaggio
di avere parenti residenti all'estero
(considerevole é il flusso di dollari
provenienti dalla Florida, patria adottiva degli
esuli controrivoluzionari).
Le
contraddittorie conseguenze di questa situazione
drammatica ed esasperante sono facilmente
immaginabili.
Fino ad
allora il turismo era stato privilegio esclusivo
di ricchi stranieri o di cubani di pelle bianca,
insieme al gioco d'azzardo e alla prostituzione
aveva costituito la principale attività
economica della capitale e dominio della
malavita organizzata. L'Avana era stata quartier
generale dell'organizzazione mafiosa di
"Lucky" Luciano, la cui potenza è
testimoniata dai grandiosi hotels
"Capri" e "Riviera", tuttora
funzionanti ma all'epoca di proprietà mafiosa.
La mafia italo-americana aveva spadroneggiato al
punto di progettare insieme agli oligarchi del
regime di Battista la costruzione di una ventina
di lussuosi alberghi sul lungomare della
capitale, là dove la sua organizzazione era
radicata e saldamente legata al potere politico
del governo neocoloniale, e il suo controllo
dell'attività imprenditoriale era capillare (ad
esempio il "boss" Ardito Barletta
possedeva oltre alle attività criminali l'hotel
"Siviglia", una televisione locale ed
altre attività legali).
Compito
dell'Istituto Turistico è la valorizzazione (in
senso socialista) delle strutture alberghiere già
esistenti e la costruzione di altre nuove. La
nazionalizzazione del patrimonio turistico e la
gestione socialista di esso consentono di
destinarne parte ad uso popolare, e sebbene il
turismo cubano non diventerà mai un fenomeno di
massa così come lo conosciamo nei paesi
occidentali, i soggiorni brevi in hotel in
occasione di nozze, fine settimana o
"fiesta de los quince" ("festa
dei quindici"; a Cuba l'ingresso femminile
in società si celebra solennemente all'età di
15 anni) diventano consuetudine diffusa.
Soggiorni gratuiti sono inoltre distribuiti dai
centri di lavoro sotto forma di incentivi.
Nel
corso degli anni 80 le disastrose conseguenze
dell'isolamento commerciale del paese hanno
fatto dell'industria turistica l'unico settore
grandemente remunerativo dell'economia cubana
(1'esportazione di nichel e zucchero hanno subìto
le conseguenze del crollo del valore di questi
prodotti sul mercato mondiale), pertanto proprio
il turismo ha aperto per primo i battenti al
capitalismo straniero.
Quest'ultimo
è rientrato a Cuba sotto forma di società
commerciali miste composte da cubani ed
investitori stranieri (per lo più spagnoli e
italiani) che hanno acquistato strutture
alberghiere o edificato altre nuove. La presenza
di cittadini cubani all'interno di queste società
garantisce la sovranità nazionale sulle
"cittadelle capitalistiche" in cui
sono stati trasformati alberghi e villaggi
turistici, ma non ne modifica certo la natura
economica, esclusivamente finalizzata al
profitto dei proprietari. Anche le strutture
turistiche ancora di completa proprietà dello
Stato sono state convertite in macchine per
incamerare valuta pregiata, sicché
l'utilizzazione popolare del patrimonio
turistico nazionale si è progressivamente
ridotta all'estremo ed attualmente è nulla.
Merita
un cenno il ruolo culturale antisocialista
svolto dal massiccio afflusso turistico
nell'isola. A partire dagli anni 80 la massa di
turisti che per tutto il corso dell'anno
transita a Cuba, propaganda un modello di vita e
tutti i valori ad esso connessi che è l'opposto
o per lo meno stridente con quello vigente nel
paese. Consumismo, snobismo, becero edonismo
vacanziero, sono modelli culturali e
comportamentali che vengono importati nell'isola
nella forma fascinosa dello svago programmato,
organizzato, appunto la vacanza. La rutilante
vita del turista, per quanto breve ed effimera,
si impone come unica immagine di ciò che è la
realtà dei paesi capitalisti, riscuotendo (fra
i giovani soprattutto) comprensibile attrazione
e paradossale autorità di documento veritiero.
I1 turismo è dunque il miglior veicolo
pubblicitario della retorica anticomunista e
antisocialista in genere, divenendo per la massa
popolare cubana impossibile eppure sistematico
terreno di confronto e valutazioni comparative.
La
gestione da parte dello Stato socialista della
pratica dello sport di massa consente di
investire notevoli risorse in impianti sportivi
e strutture organizzative. La selezione
agonistica estesa alla moltitudine popolare
produrrà negli anni post-rivoluzionari un gran
numero di campioni che si affermeranno in gare
internazionali e competizioni olimpiche, spesso
distinguendosi nel rifiutare i favolosi ingaggi
offerti da società sportive nordamericane.
Qualunque
sportivo appassionato e dotato di buona memoria
sa elencare numerosissimi atleti cubani
protagonisti degli eventi sportivi degli ultimi
vent'anni. (Juantorena, Teofilo Stevenson,
Pedroso, Sotomayor, gli atleti componenti
arcinote squadre di baseball, scherma,
pallavolo, ecc. ecc).
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Creazione
di strutture paramilitari popolari a difesa
della Rivoluzione
La
pressione terroristica (attentati,
mitragliamenti dal mare e incursioni di singoli
aerei sono frequenti per tutto il 1959)
esercitata da agenti della CIA o da cubani
facenti parte di organizzazioni
controrivoluzionari e con sede a Miami in
Florida, provoca la creazione di una struttura
di difesa popolare del governo rivoluzionario.
-
Nel
1960 nascono per questo scopo i
"Comitati di Difesa della
Rivoluzione" (CDR); tali comitati
costituiscono l'organizzazione territoriale
di massa e divengono nel corso degli anni
l'ossatura dell'organizzazione sociale
cubana. Ogni centro abitato viene suddiviso
in comitati ciascuno della consistenza di
uno o più isolati in città o di un intero
paese in provincia. Nei primi anni i
"CDR" organizzano squadre di
vigilanza contro gli attentati, poi,
diminuita l'azione terroristica, prendono a
collaborare efficacemente con
l'organizzazione statale curando ogni
attività di massa, dal lavoro volontario
alle campagne di vaccinazione, dalla
raccolta di materiali riciclabili alla
costituzione dei comitati scuola-famiglia,
dall'istruzione tecnica e politica alle
feste di isolato. Ad ogni "CDR"
possono aderire tutti gli abitanti della
zona di ciascun comitato compiuti i 14 anni.
-
La
"Milizia Popolare" costituisce un
altro contributo di massa alla difesa
militare dello Stato socialista cubano. In
caso di aggressione da parte di un esercito
straniero la Milizia è in grado di
mobilitare in poche ore tutti, uomini,
donne, ragazzi e ragazze (compiuti i 16 anni
di età). La partecipazione alle manovre
della Milizia è esclusivamente volontaria,
ma data la coesione della società cubana
post-rivoluzionaria, essa è diffusa e
generalizzata. Praticamente tutti i cubani,
di ogni età e di ambo i sessi hanno avuto
una rudimentale preparazione militare
realizzata durante le periodiche manovre
d'addestramento, seguite spesso con
giovanile entusiasmo ed autoironia.
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Creazione
di strutture politiche di massa
-
La
"Federación de Mujeres Cubanas"
(FMC), cioè la "Federazione delle
Donne Cubane" è una struttura che
svolge attività organizzative in ambito
esclusivamente femminile con compiti non
solo politico-amministrativi ma
socio-culturali, al pari del
"CDR". I1 ruolo di questa
struttura assume importanza particolare se
si considera la cultura maschilista cubana,
che al "machismo" spagnolo somma
quello africano in una miscela sconosciuta
in Europa. Per combattere la mentalità che
dà per scontate l'inferiorità e la
sottomissione femminile, nel 1975 è stata
varata la legge sull'uguaglianza fra uomo e
donna, misura legislativa che condanna e
abolisce le residue forme di maschilismo
della società socialista cubana.
La legge
è stata accompagnata da una campagna nazionale
di sensibilizzazione in cui la Federazione ha
avuto ruolo protagonista.
Alla
presidenza della "FMC" è Wilma Espín,
veterana della guerriglia e moglie di Raul
Castro.
-
La
"Asociación de Jóvenes Rebeldes"
(Associazione dei Giovani Ribelli) nel
periodo immediatamente seguente la vittoria
rivoluzionaria organizza la gioventù che
aderisce al "Movimiento 26 de
Julio", il movimento
politico-rivoluzionario animatore della
guerriglia. La radicalizzazione dello
scontro di classe seguita al moderato
riformismo del governo borghese di Manuel
Urrutia si conclude nel corso del 1959 con
il prevalere del "castrismo", la
conseguente definizione ideologica del
movimento politico giunto al potere
determina, tra l'altro, la trasformazione
dell'associazione giovanile in "Unión
de Jóvenes Comunistas" (UJC). In un
paese in cui le caratteristiche demografiche
fanno della gioventù la massa popolare
preponderante l'importanza di questa
struttura è evidente; essa svolge i compiti
organizzativi e formativi comuni a molti
altri enti statali, ma con particolare
attenzione alla cura del tempo libero,
infatti a carico della "UJC" è
l'organizzazione di quelle che attualmente,
date le gravi condizioni economiche del
paese, sono le uniche occasioni di
divertimento di massa (concerti, serate
danzanti in improvvisate discoteche
all'aperto, ecc.).
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Creazione
di organismi politico-diplomatici preposti allo
sviluppo dell'internazionalismo rivoluzionario
Da
strumento delle iniziative solidaristiche
realizzate nell'ambito dell'internazionalismo
antimperialista in America Latina ed Africa, si
è trasformalo in un prezioso veicolo di aiuti
economici diretti alla stessa Cuba in seguito al
mutamento della situazione politica mondiale. Le
associazioni e i comitati di solidarietà con il
socialismo cubano sparsi in tutto il mondo fanno
riferimento a questo istituto ormai da parecchi
anni, da quando si è convertito in arma
disperata di difesa contro l'embargo
statunitense.
La
strategia cubana per il continente
latinoamericano indica nei movimenti
insurrezionali generati da nuclei guerriglieri
la via rivoluzionaria da seguire. La tattica dei
partiti comunisti sudamericani (ad eccezione del
Partito Comunista Venezuelano) punta invece alla
costituzione di partiti di massa rifiutando la
lotta armata, ciò crea contrasti fra il governo
cubano e i partiti comunisti
"ortodossi".
L'"OLAS"
viene creata appositamente per sancire la volontà
cubana di organizzare strutture
marxiste-leniniste libere da i vincoli con i
tradizionali partiti comunisti e favorevoli
all'impegno armato a sostegno dei movimenti
guerriglieri.
La prima
riunione dell"'OLAS" avviene
nell'Avana il 4/08/67; viene alla luce il
drammatico isolamento del governo cubano, che si
ritrova solo fra partitini e gruppuscoli
rivoluzionari a propugnare tale linea di azione.
"Che"
Guevara è assente, impegnato in Bolivia a
praticare la perfetta unione di teoria e prassi,
braccato dalle forze antiguerriglia addestrata
dai nordamericani. I1 mese seguente il nucleo
guerrigliero del "Che" viene
catturato, egli è ferito durante il
combattimento e catturato, dopodiché
assassinato.
La
scomparsa del principale sostenitore
dell'insurrezionalismo rivoluzionario non ferma
l'offensiva guerrigliera latinoamericana, che si
protrae per quasi vent'anni attraverso i
"Tupamaros" in Uruguay, i
"Sandinisti" in Nicaragua,
"Sendero Luminoso" ed "MRTA"
in Perù, il "Fronte Farabundo Martí"
in Salvador, 1'"OPRA" in Guatemala. Ma
l"'OLAS" è giunta in ritardo,
perdendo così la possibilità di agire con
successo; Cuba non è in grado di coordinare
l'azione rivoluzionaria continentale e
gradualmente ripiega su posizioni di difesa.
La
brevissima vita di questa organizzazione ha la
natura di un'ipotesi strategica, di
un'esperimento, comunque di un'esperienza tutta
da valutare.
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Ristrutturazione
del sistema retributivo
Durante
i primi anni di governo rivoluzionario, tra il
1959 e il 1961, la politica padronale rivolta a
concedere aumenti salariali allo scopo di
evitare conflitti che potevano facilmente
concludersi con la nazionalizzazione
dell'azienda, ossia con l'esproprio da parte
dello stato che stava assumendo caratteri ormai
apertamente socialisti, crea grosse sproporzioni
salariali fra i vari settori produttivi,
aggiungendo altre iniquità al sistema
retributivo capitalista neocoloniale.
Esistevano, infatti, enormi disparità
salariali, diverse denominazioni e retribuzioni
per una determinata occupazione, inesistenza di
indicazioni riguardo ai criteri di
qualificazione, inesistenza delle norme di
lavoro, insomma una babele in cui regnavano le
sperequazioni più assurde.
Nel 1962
il Ministero dell'Industria e quello del lavoro
riorganizzano e regolamentano 1'attività
produttiva e retributiva; elaborano una
definizione unica delle occupazioni, definiscono
le funzioni lavorative e i criteri di
qualificazione, riducono tutte le fasce
salariali (migliaia) al numero di 41,
classificano i centri produttivi del paese per
poter ripartire il personale direttivo,
elaborano un'unica scala salariale per l'intera
economia, definiscono le norme di produzione di
tutte le unità produttive, classificano i posti
di lavoro, inaugurano corsi di specializzazione
per i quadri responsabili della gestione
politica amministrativa e sindacale.
I1
sistema retributivo elaborato dai due ministeri,
al pari di quello di qualunque altro paese
socialista, ridimensiona in modo netto le
retribuzioni dei lavoratori ad elevata qualifica
professionale, misura che provoca la
"fuga" dei tecnici di ogni genere
verso paesi nordamericani creando non poche
difficoltà iniziali all'economia cubana. Invece
decisa rivalutazione salariale viene giustamente
stabilita per i lavoratori che praticano
condizioni di lavoro particolarmente dure e/o
pericolose, perciò un'operaio addetto ai
servizi portuali di carico/scarico delle merci,
ad esempio, percepisce un salario pari a quello
di un medico o di un qualunque altro laureato.
Protagonista
della riorganizzazione retributiva e produttiva
è il Ministro dell'Industria Ernesto
"Che" Guevara in carica dal 1961 al
1964, epoca in cui ha occasione di affermare:
Perché
il salario è un vecchio male, che nasce con
l'affermarsi del capitalismo, che nasce quando
la borghesia prende il potere distruggendo il
feudalesimo e che non muore neppure nella fase
socialista. Finirà, si estinguerà soltanto
quando il denaro non circolerà più, quando si
arriverà alla società ideale, al comunismo.
Col
salario ideale, cioè col denaro, si misura la
diversa qualificazione di chi è retribuito per
lavorare. Col denaro si misura anche lo spirito
lavorativo di ciascuno, secondo la propria
specializzazione. Il denaro è l'unica misura
che può abbracciare tutto e, nella fase della
costruzione del socialismo in cui ci sono ancora
dei rapporti di mercato, dobbiamo lavorare Con
il denaro .. (Discorso per la consegna dei premi
a 45 operai del Ministero dell'Industria del
30/04/62)
Noi
siamo ancora in un'epoca in cui l'ingiustizia
non è stata eliminata e in cui non possiamo
ancora eliminarla del tutto; non possiamo ancora
dare a ciascuno a seconda delle proprie necessità.
Ci troviamo a dover costruire il socialismo,
dobbiamo dare a ciascuno a seconda del suo
lavoro, dobbiamo correggere le ingiustizie a
poco a poco e dobbiamo farlo discutendo sempre
con i lavoratori. (Discorso in occasione della
cerimonia per tecnici e operai del
"MININD" del 27/01/63).
Guevara
è consapevole del carattere transitorio del
socialismo e dei limiti di esso, perciò elabora
un sistema salariale finalizzato al superamento
di questa fase, in cui vige la sistematica
combinazione d'incentivi materiali e morali in
base al quale i lavoratori che si distinguono
per la qualità del lavoro compiuto sono
premiati con beni di consumo, ma anche con
riconoscimenti pubblici per aver acquistato la
coscienza di aver esaudito un dovere sociale.
Egli riconosce la validità dell'incentivo
materiale sul piano produttivo, ma ne condanna
l'uso quale leva fondamentale dell'economia
socialista, perché sostiene che subordinare lo
sviluppo della coscienza all'incremento dei
consumi significa impedire la diffusione della
morale rivoluzionaria nelle masse, in altre
parole ad impedire la creazione del comunismo.
Fra i
suoi scritti si può leggere: ".. graduale
aumento dei beni di consumo per il popolo,
questa è la parola d'ordine, e in definitiva,
il grande strumento di formazione delle
coscienze secondo i sostenitori dell'altro
sistema (quello capitalista)".
("Opere" Guevara)
I1
"Che" affronta così un problema
cruciale del processo rivoluzionario fornendo la
propria valutazione in merito; il passaggio dal
socialismo al comunismo é possibile soltanto a
patto di eliminare completamente le categorie di
valore mercantile, fintantoché il socialismo
continua ad usare tali categorie senza
prodigarsi allo sviluppo degli strumenti (anche
retribuitivi) atti ad eliminarle, procura la
sopravvivenza del "germe" capitalista
A questo
proposito Guevara afferma
"Sarebbe
come dire che abbiamo preso come arma contro il
capitalismo un'arma del capitalismo
trasferendola in un contesto dove
necessariamente essa non ha mordente, efficacia,
perché può svilupparsi soltanto in una piena
società capitalista, cioè in una società in
cui la filosofia é la lotta dell'uomo
sull'uomo, dei gruppi contro i gruppi..."
("I1 Piano e gli uomini" Guevara) Ed
ancora:
"Rincorrendo
l'illusione di realizzare il socialismo con
l'aiuto delle armi spuntate che ci lascia in
eredità il capitalismo (la merce come cellula
economica, il profitto, l'interesse materiale
individuale, ecc.) si può imboccare un vicolo
senza uscita, e vi si arriva dopo aver percorso
un lungo tratto in cui le strade si incrociano
più volte e dove é difficile capire dove si é
sbagliato strada. Frattanto la base economica
adottata ha compiuto il suo lavoro di scavo
sullo sviluppo della coscienza.
Per
costruire il comunismo, contemporaneamente alla
base materiale, bisogna costruire l'uomo
nuovo." ("Scritti Scelti"
Guevara)
Infine:
"Vincere
il capitalismo con i suoi stessi feticci a cui
si é tolta la loro caratteristica magica più
efficace, il lucro, mi sembra un'impresa
difficile". ("Opere" Guevara)
"Che"
Guevara intuisce la difficoltà di formare la
coscienza comunista, cioè una nuova sensibilità
umana non soggiogata dall'egoismo individuale,
utilizzando (ancora) un sistema economico in cui
si rinuncia a fare del lavoro un dovere sociale
e si continua, seppure in forma più blanda, a
far sì che sia ancora vendita di una merce
l'analisi di questo problema essenziale per il
passaggio dal socialismo al comunismo, solleva a
Cuba la discussione sulla scelta del sistema di
gestione dell'economia socialista, dando vita al
cosiddetto "Débate económico"
("Dibattito Economico") in corso
nell'isola dall'Ottobre 1963 all'Agosto 1964.
Pur non
entrando nel merito di questo dibattito, é
doveroso notare che la critica del
"Che" al modello economico che in
quegli anni andava diffondendosi nei paesi
dell'Est europeo (inizialmente Jugoslavia e
Cecoslovacchia) favorevole allo sviluppo di
forme di libero mercato in seno allo stato
socialista, oggi, a restaurazione
liberal-democratica ivi compiuta, risulta assai
lungimirante
Le
teorie di Guevara hanno applicazione a Cuba per
tutti gli anni 60, ma dovendo fare i conti con
la necessità di uscire dal sottosviluppo del
paese (per di più condizionato dai paesi
alleati) ossia costruire il socialismo prima che
il comunismo, ottengono un'applicazione solo
parziale. Dal 1970 vengono accantonate per
essere sostituite da quelle degli economisti dei
paesi socialisti europei, ciò nonostante il
contributo di Guevara in materia di economia
socialista rimane straordinario e ancora da
sperimentare appieno. Sarà lo stesso Fidel
Castro a invitare nel 1987 al recupero del
"pensiero economico" del
"Che", perché riferimento
indispensabile nell'ambito del dibattito nato
dalla crisi ideologica in corso nei paesi
socialisti.
Meritano
un cenno il ruolo e il significato del lavoro
volontario; in quanto privo di retribuzione
salariale é questo uno degli strumenti
dell'economia socialista (insieme ad incentivi
morali ed emulazione) che secondo Guevara devono
portare al graduale estinguersi delle categorie
di valore mercantile.
Già
Lenin nell'opuscolo "La grande
iniziativa" (28/06/1918) aveva esaltato il
valore eccezionale di questa forma lavorativa
perché arma letale contro l'egoismo
piccolo-borghese e i princìpi del capitalismo
tutto; nell'ambito della proprietà socialista
il lavoro non ha solo una finalità individuale
ma collettiva, ed in essa é possibile formare
la coscienza comunista, il lavoro volontario é
contemporaneamente un mezzo di espressione e di
formazione di questa coscienza. Sulla traccia
teorica e di costante esempio personale
realizzati in questo senso dal "Che",
il socialismo cubano ha adottato massicciamente
la formula del lavoro volontario (in ciò
favorito dall'ammirevole entusiasmo popolare)
ottenendo un doppio risultato: valorizzare la
risorsa umana e sviluppare un metodo di
formazione culturale secondo il principio etico
del sacrificio dell'egoismo individuale a favore
dell'interesse collettivo.
Va
ricordato che attualmente il lavoro volontario
é ancora una realtà della società cubana, del
resto incentivi morali e lavoro volontario non
sono mai scomparsi del tutto, ma ora coesiste a
fianco di retribuzioni in dollari USA fornite da
aziende alberghiere di proprietà straniera, cioè
si trova a competere con potenti diffusori di
valori mercantili che sappiamo essere
difficilmente battibili dall'emulazione
socialista. Dunque si tratta più che altro
della disperata ed eroica difesa dei minimi
termini dello Stato Socialista, e nulla più.
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FONTI
BIBLIOGRAFICHE
"En
marcha con Fidel" Antonio Nuñez Jiménez
Editorial Létras Cubanas La Habana 1982
"Historia
de Cuba" Dirección Política de Las FAR
(Fuerzas Armadas Revolucionorias Editoriál de
Ciencias Sociales) La Habana 1985
"Las
clases y la lucha de clases en la sociedad
neocolonial cubana" Leyda Oquendo Barrios
Editoriál de Ciencias Sociales La Habana 1981
"Guevara"
Carlos Tablada Erre Emme Edizioni Roma 1989
"L'America
Latina dal 1880 ai nostri giomi" Marcello
Carmagnani Sansoni Scuola Aperta Firenze 1975
"La
Rivoluzione" Pierre Brouè Hubert Desvages
Mondadori Milano 1979
"El
gobiemo de Estados Unidos contra Cuba"
Edicciones Entonno La Habana 1992
"Che
Guevara; Pensiero e polinca dell'Utopia"
Roberto Massari Erre Emme Roma 1993
"Estrategia
de la economia cubana" Carlos Lage Editoria
Polínica La Haba la 1993
"El
Moncada" Bollettino a cura della
Associazione Nazionale Italia-Cuba Torino N.4
Anno 11
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Questo
documento è un contributo del Centro Cultura
e Documentazione Popolare di Torino

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