Lo
stato non è sempre esistito.
Alcuni
sociologi e altri rappresentanti della scienza politica
accademica sono in errore quando parlano di Stato nelle
società primitive. Quello che essi fanno in realtà è
identificare lo Stato con la comunità. In tal modo
svuotano lo Stato della sua speciale caratteristica che
consiste nel rimuovere l’esercizio di alcune funzioni
dalla comunità per farle diventare prerogativa
esclusiva di una minuscola frazione di membri
appartenenti alla comunità stessa.
In
altre parole, la nascita dello stato è un prodotto
della divisione sociale del lavoro.
Fino
a quando tale divisione sociale del lavoro è solo
rudimentale, tutti i membri della società a turno
esercitano praticamente tutti i suoi compiti. Non c’è
lo Stato. Non ci sono speciali funzioni di Stato.
Riguardo
ai Boscimani, padre Victor Ellenberg scrive che questa
tribù non conosceva né la proprietà privata né
tribunali, né autorità centrale né corpi speciali di
qualche tipo..
Un altro autore scrive di questa stessa tribù: “La
banda e non la tribù è il vero corpo politico tra i
Boscimani. Ogni banda è autonoma, conduce la propria
vita indipendentemente dalle altre. Le sue relazioni
sono regolate da norme stabilite da cacciatori
qualificati e dai più anziani, in genere uomini con
maggiore esperienza.”
Lo
stesso vale per i popoli dell’Egitto e della
Mesopotamia nella remota antichità: “non è più
tempo per la famiglia patriarcale con autorità paterna,
subentrano ora gruppi politici molto centralizzati… I
doveri sono collettivi nel regime di clan totemico. Il
potere e la responsabilità in questa società hanno
ancora un carattere indivisibile. Siamo qui in presenza
di una società comunitaria
ed egualitaria, all’interno della quale la
condivisione dello stesso totem, la vera essenza di ogni
individuo e la base per la coesione di tutti, mette
sullo stesso piano tutti i membri del clan”.
Ma
dall’estensione che la divisione sociale del lavoro
sviluppa e da1la società divisa in classi,
appare lo stato – e la sua natura è definita: I
membri della collettività sono esclusi dall’esercizio
di un certo numero di funzioni: una piccola minoranza,
da sola, assume l’esercizio di tali compiti.
Due
esempi illustreranno questo processo che consiste nel
portar via a una maggioranza di membri della società
certe funzioni che essi formalmente esercitavano
(all’inizio collettivamente) allo scopo di attribuirle
a un piccolo gruppo di individui.
Primo
esempio: le armi. Questa è una funzione
importante. Engels diceva che lo Stato è in ultima
analisi, un corpo di uomini armati. Nella collettività
primitiva, tutti i membri maschi del gruppo (e talvolta
anche tutti gli adulti, maschi e femmine) erano armati.
In
una tale società il concetto che portare armi sia
l’unica prerogativa di alcune speciali istituzioni
chiamate esercito o polizia
non esiste. Ogni adulto maschio ha il diritto
di portare le armi. (in certe società primitive, la
cerimonia di iniziazione, che segna l’entrata
nell’età adulta, conferisce il diritto di portare
armi.)
E’
esattamente lo stesso nelle società che sono ancora
primitive ma già ormai chiuse alla fase della divisione
in classi. Per esempio, lo stesso vale per le
popolazioni Germaniche, all’incirca nel periodo in cui
attaccarono l’Impero Romano: tutti gli uomini liberi
avevano il diritto di portare armi e potevano usarle per
difendere se stessi e i loro diritti. L’uguaglianza
dei diritti tra uomini liberi che noi osserviamo nelle
società Germaniche primitive è in effetti uguaglianza
tra soldati – che l’aneddoto del vaso di Soissons illustra così bene.
Nell’antica
Grecia e Roma, le battaglie tra patrizi e plebei spesso
ricorrevano su questa questione del diritto di portare
armi.
Secondo
esempio: la giustizia. In genere la scrittura è
sconosciuta alle società primitive. Perciò non ci sono
codici di legge scritti. Inoltre l’esercizio della
giustizia non è la prerogativa di particolari
individui; tale diritto appartiene alla collettività.
Oltre alle questioni risolte dalle famiglie o dagli
stessi individui, solo assemblee collettive sono
autorizzate a pronunciare sentenze. Nelle società
Germaniche primitive, la funzione del presidente del
tribunale del popolo non consisteva nell’approvare la
sentenza ma nell’osservare che certe regole, certe
convenzioni, fossero rispettate.
L’idea
che potessero esserci certi uomini staccati dalla
collettività a cui fosse riservato il diritto di
dispensare giustizia, sarebbe sembrato assurdo ai
cittadini di una società basata sul collettivismo del
clan o della tribù, così come l’opposto apparirebbe
inverosimile alla maggior parte dei nostri
contemporanei.
Per
riassumere: A un certo punto dello sviluppo della società,
prima della sua divisione in classi sociali, certe
funzioni come il diritto di portare armi o di
amministrare la giustizia sono esercitate
collettivamente – da tutti i membri adulti della
comunità. E’
solo quando questa società si sviluppa più in là, dal
momento in cui appaiono le classi sociali, che queste
funzioni vengono sottratte alla collettività per essere
riservate a una minoranza che esercita tali funzioni in
un modo speciale.
Quali
sono le caratteristiche di questo “modo speciale”?
Esaminiamo
la nostra società occidentale nel periodo in cui il
sistema feudale comincia ad essere dominante.
L’indipendenza (non formale, non giuridica, ma molto
concreta e pressoché
totale) delle grandi proprietà feudali può
essere dimostrata dal fatto che il signore feudale, e
solo lui, esercita attraverso il suo dominio tutte le
funzioni prima enumerate, funzioni che si sono
sviluppate dalla collettività adulta nelle società
primitive.
Questo
signore feudale è l’assoluto padrone del suo regno.
Egli è l’unico che ha il diritto di portare armi sempre; è l’unico
poliziotto, l’unica guardia; egli è l’unico
giudice; è il solo che abbia il diritto di coniare il
denaro; è l’unico ministro delle finanze. Egli
esercita attraverso il suo dominio le funzioni classiche
svolte da uno Stato come lo conosciamo noi oggi.
Più
tardi un’evoluzione avrà luogo. Finché la proprietà
rimane
abbastanza piccola, la sua popolazione limitata, le
funzioni “di Stato” del signore, elementari e non
molto complicate, e finché l’esercizio di tali
funzioni prende solo un po’ del tempo del signore,
egli può tenere in mano la situazione ed esercitare
tutte queste funzioni in persona.
Ma
quando il dominio cresce
e la popolazione aumenta, le funzioni di cui il
signore feudale è responsabile diventano sempre più
complesse e sempre più dettagliate e gravose. Diventa
impossibile per un uomo solo esercitare tutti questi
compiti.
Che
cosa fa allora il signore feudale?
Egli
delega parzialmente i suoi poteri ad altri, ma non agli
uomini liberi, dal momento che
questi
appartengono a una classe sociale in opposizione alla
classe signorile.
Il
signore feudale delega parte del suo potere a gente
completamente sotto il suo controllo: servi che fanno
parte del suo personale domestico. La loro origine
servile si riflette in molti titoli odierni:
“constable” deriva da Comes stabuli, il capo
servo delle stalle, “minister” è il serf
ministrable, cioè il servo assegnato dal padrone
all’amministrazione dei suoi bisogni – per agire in
qualità di suo attendente, servitore, assistente
agente, ecc.; “marshall” è il servo che si prende
cura delle carrozze, dei cavalli, ecc. (da marah
scalc in alto tedesco per indicare il custode dei
cavalli).
Questa
gente, questi uomini non liberi, questi domestici, sono
completamente sotto il controllo del signore, il quale
decide di delegare parzialmente loro i suoi poteri.
Questo
esempio ci porta a una conclusione – che è il vero
fondamento della teoria marxista dello stato:
Lo
Stato è un organo speciale che appare in un certo
momento nell’evoluzione storica dell’umanità e che
è destinato a scomparire nel corso di questa stessa
evoluzione. Esso è nato
dalla divisione in classi della società e
scomparirà nel momento in cui tale divisione svanirà.
E’ nato come uno strumento nelle mani della classe
dominante allo scopo di mantenere il suo dominio sulla
società e scomparirà insieme con il dominio di questa
classe.
Tornando
alla società feudale, possiamo notare che le funzioni
di Stato esercitate dalla classe dominante non
concernono solo le aree più immediate del potere, come
l’esercito, la giustizia, le finanze. Sono sotto il
dominio del feudatario l’ideologia, la legge, la
filosofia, la scienza, l’arte. Coloro che esercitano
queste funzioni sono povera gente che, per vivere,
devono vendere i loro talenti al signore feudale che può
occuparsi delle loro necessità. (I capi della chiesa
devono essere inclusi nella classe dei signori feudali,
poiché la Chiesa è in possesso di vaste proprietà
fondiarie.) Sotto tali condizioni, almeno finché la
dipendenza è totale, lo sviluppo dell’ideologia è
controllato interamente dalla classe dominante: essa
sola sovrintende alla “produzione ideologica”; essa
sola è in grado di sovvenzionare gli “ideologi”.
Queste
sono le relazioni di base che dobbiamo costantemente
tenere a mente, se non vogliamo perderci in un groviglio
di complicazioni e di sottili distinzioni. Inutile dire,
che nel corso dell’evoluzione della società, la
funzione dello Stato diventa molto più complessa, con
molte più sfumature, di quanto fosse in un regime
feudale del tipo che abbiamo appena descritto molto
schematicamente.
Ciononostante,
dobbiamo partire da questa situazione chiara e ovvia per
capire la logica dell’evoluzione, l’origine che da
cui scaturisce la divisione sociale del lavoro, e il
processo attraverso il quale queste differenti funzioni
diventano sempre più autonome e iniziano a sembrare
sempre più indipendenti dalla classe dominante.
B.
LO STATO BORGHESE MODERNO
Anche
qui la situazione è abbastanza chiara. Il moderno
parlamentarismo trova le sue origini nel grido di
battaglia che la borghesia inglese scagliò contro il
re, “No taxation without representation!” il che
significa in parole povere “non avrai nemmeno un cent
da noi finché non ci dirai in che modo lo spenderai”.
Possiamo
osservare immediatamente come questa relazione non sia
molto più contorta della relazione tra il signore
feudale e il servo assegnato alle stalle. E un re
Stuart, Carlo I, morì sulla forca per non aver
rispettato questo principio, che divenne la regola aurea
a cui tutti i rappresentanti, diretti o indiretti,
dell’apparato statale hanno dovuto obbedire sin
dall’apparizione della moderna società borghese.
Lo Stato borghese,
uno Stato di classe
Questa
nuova società non è più dominata dai signori feudali
ma dal capitalismo, dai moderni capitalisti. Come
sappiamo, le esigenze monetarie dello Stato moderno –
il nuovo potere centrale, una monarchia più o meno
assoluta– diventa sempre più grande, dal quindicesimo
al sedicesimo secolo in poi. E’ il denaro dei
capitalisti dei commercianti e dei banchieri
commerciali, che in larga parte riempie le casse dello
Stato. Da allora in poi, in virtù del danaro pagato dai
capitalisti per il mantenimento dello Stato, essi
pretenderanno di averlo al loro servizio. Lo faranno
abbastanza chiaramente decretando leggi e creando
istituzioni.
Molte
istituzioni che oggi sembrano democratiche in realtà,
per esempio l’istituzione parlamentare, rivelano
chiaramente la natura di classe dello Stato borghese.
Così, nella maggior parte dei paesi in cui era
istituito il parlamentarismo, solo la borghesia aveva il
diritto di votare. Questo stato di cose è durato in
tutti i paesi occidentali fino alla fine del secolo
scorso o anche all’inizio del ventesimo secolo. Il
suffragio universale , come sappiamo, risale a un
periodo relativamente recente della storia del
capitalismo. Come si spiega?
E’
abbastanza semplice. Nel diciassettesimo secolo, quando
i capitalisti inglesi proclamarono “No taxation
without rapresentation”, l’unica cosa che avevano in
mente era la rappresentanza per la borghesia; per
cui l’idea che la gente che non possedeva niente e non
pagava tasse potesse votare, sembrava loro assurda e
ridicola.Il parlamento non è stato creato allo scopo
principale di controllare le spese fatte con i soldi dei
contribuenti?
Questo
argomento, estremamente valido dal punto di vista della
borghesia, fu preso in considerazione e sviluppato dalla
nostra borghesia dottrinaria
al
tempo della rivendicazione del suffragio universale. Per
questa borghesia, il ruolo del parlamento consisteva nel
controllare il bilancio e le spese. E solo chi paga le
tasse può validamente esercitare questo controllo,
perché coloro i quali non pagano le tasse avrebbero
costantemente la tendenza di aumentare le spese, dal
momento che non sono loro a pagare le imposte.
In
seguito, la borghesia considerò questo problema in un
altro modo. Insieme con il suffragio universale nacque
la tassazione universale, che
gravò sempre più pesantemente sui lavoratori.
In tal modo la borghesia ristabilì
l’innata“giustizia” del sistema. L’istituzione
parlamentare è un tipico esempio del vincolo, diretto e
strettissimo, che esiste - anche nello stato borghese
– tra la supremazia della classe dominante e
l’esercizio del potere di stato.
Ci
sono altri esempi. Osserviamo la giuria, nel sistema
giudiziario. La giuria appare essere un’istituzione
eminentemente democratica in armonia, specialmente se
confrontata all’amministrazione della giustizia da
parte di giudici inamovibili, tutti membri della classe
dominante, su cui il popolo non ha controllo.
Ma
da quali strati sociali erano – e
sono ancora oggi in larga misura – scelti i
membri di una giuria? Dalla borghesia. Esistevano
inoltre speciali qualifiche, comparabili ai requisiti di
possesso di proprietà per votare, per essere in grado
di sedere in una giuria – un giurato doveva essere
padrone di una casa, pagare una certo ammontare di
tasse, ecc. Per illustrare questo rapporto diretto tra
la macchina dello Stato e la classe dominante nell’era
della borghesia, possiamo citare la famosa legge di Le
Chapelier, approvata durante la Rivoluzione Francese
che, per “stabilire l’uguaglianza tra i
cittadini”, vietava tanto le associazioni dei padroni
che quelle degli operai. Così, con il pretesto di
proibire le corporazioni dei padroni – quando la
società industriale è andata oltre la fase della
corporazione – i sindacati sono stati messi al bando.
In questo modo gli operai sono stati resi impotenti
contro i padroni,e solo successivamente le
organizzazioni della classe lavoratrice sono riuscite
almeno in parte a servire da contrappeso alla forza e
alla ricchezza dei padroni.
Attraverso la
lotta intrapresa dal movimento dei lavoratori, alcune
istituzioni dello Stato borghese diventano insieme molto
articolate e complesse. Il suffragio universale
sostituisce il suffragio per i soli detentori di
proprietà; il servizio militare diviene obbligatorio;
tutti pagano le tasse. Il carattere di classe dello
Stato, dunque, comincia a diventare meno trasparente. La
natura dello Stato come strumento nelle mani della
classe dominante è meno evidente rispetto a come era al
tempo del regno della borghesia classica, quando le
relazioni tra i diversi gruppi che esercitavano le
funzioni statali erano tanto visibili quanto
nell’erafeudale. Le analisi sullo Stato moderno,
dunque, dovranno essere un po’ più complesse.
Innanzitutto
stabiliamo una gerarchia tra le differenti funzioni di
Stato.
In
questa fase, nessuno, tranne i più ingenui, crede che
il parlamento governi realmente, che il
parlamento sia il padrone dello Stato basato sul
suffragio universale (tale illusione è, comunque, più
diffusa in quei paesi in cui il parlamento è una
istituzione abbastanza recente).
Il
potere dello Stato è un potere permanente.
Tale potere è esercitato da un certo numero di
istituzioni che sono isolate e indipendenti
dall’influenza mutevole e instabile del suffragio
universale. Queste sono le istituzioni che più devono
essere analizzate se vogliamo sapere dove il potere
reale si nasconde: “I governi vanno e vengono ma la
polizia e gli amministratori rimangono.”
Lo
Stato è costituito, soprattutto, da queste istituzioni
permanenti: l’esercito (la parte permanente
dell’esercito – lo Stato Maggiore, le truppe
speciali), le varie polizie, i servizi segreti, i
vertici all’amministrazione dei ministeri (i
dipendenti statali “chiave”), i corpi di sicurezza
nazionale, la magistratura e in particolare i suoi
vertici,
ecc. - qualsiasi cosa sia “libera” dall’influenza
del suffragio universale.
Questo
potere esecutivo è continuamente rafforzato. Nel
momento in cui appare il suffragio universale e si
sviluppa una certa democratizzazione, benché
assolutamente formale, di certe istituzioni
rappresentative, possiamo vedere come il potere reale
scivoli da quelle istituzioni verso altre, che sono
sempre più lontane dall’influenza del parlamento.
Se
il re e i suoi funzionari perdono una serie di diritti
nel parlamento durante la fase di ascesa del
parlamentarismo, al contrario, con il declino del
parlamentarismo (che inizia con l’introduzione del
suffragio universale), una serie continua di diritti
vengono persi dal parlamento e vanno agli amministratori
di Stato permanenti e inamovibili. Questo è un fenomeno
generalizzato che investe tutta l’Europa occidentale.
La “quinta repubblica” in Francia è attualmente è
l’esempio più completo e sorprendente di questo
fenomeno.
Può questa inversione di tendenza, questa svolta ,
essere vista come un complotto diabolico dei perfidi
capitalisti contro il suffragio universale? La realtà
oggettiva è più complicata: i poteri reali sono
trasferiti dal legislativo all’esecutivo; il potere
dell’esecutivo è rinforzato in modo permanente
come risultato di cambiamenti che hanno luogo anche
all’interno della stessa classe capitalistica.
Questo
processo è iniziato al tempo della I Guerra Mondiale
nella maggior parte dei paesi belligeranti e da allora
è continuato senza interruzione. Ma il fenomeno spesso
esisteva molto prima di quel periodo. Così
nell’impero Germanico, questa priorità
dell’esecutivo sul legislativo apparve in concomitanza
con il suffragio universale. Bismark e gli Junkers
concessero il suffragio universale allo scopo di usare
la classe lavoratrice, a un certo punto, come leva
contro la borghesia liberale, quindi garantendo (in
quella società già essenzialmente capitalistica) la
relativa indipendenza del potere esecutivo esercitato
dalla nobiltà prussiana.
Questo
processo mostra molto bene come l’uguaglianza politica
è più apparente che reale e come il diritto dei
cittadini votanti si riduce al diritto di mettere un
pezzo di carta in un’urna ogni quattro anni. E
comunque il diritto di voto non raggiunge mai gli
effettivi centri decisionali e di potere.
I monopoli
traggono origine dal parlamento
L’età classica del parlamentarismo è stata
l’era della libera competizione. A quel tempo
l’individuo borghese, l’industriale, il banchiere,
era molto forte come individuo. Era indipendente, assai
libero, nei limiti della libertà borghese, e poteva
mettere a rischio il suo capitale sul mercato in
qualsiasi modo desiderasse. In una siffatta società
borghese atomizzata, il parlamento giocava un ruolo di
mediatore, molto utile e indispensabile per il regolare svolgimento
degli affari quotidiani.
A
quei tempi, era solo il parlamento il luogo in cui si
poteva determinare il comune denominatore degli
interessi della borghesia. Vi erano rappresentati
dozzine di gruppi distinti di capitalisti che erano in
contrapposizione tra loro per una moltitudine di
interessi locali, regionali, e corporativi. Questi
gruppi potevano riunirsi e trovare una composizione alle
loro controversie solo in parlamento
(è vero che si incontravano anche in borsa, ma lì
lo facevano con i coltelli, non con le parole!) Era solo
in parlamento che una linea intermedia poteva essere
elaborata, una linea che potesse globalmente esprimere
gli interessi della classe capitalistica.
Quella
era allora la funzione del parlamento: servire da luogo
comune di incontro dove gli interessi collettivi della
borghesia potessero essere formulati. Ricordiamo che
nell’età eroica del parlamentarismo non era solo con
le parole e i voti che questi interessi collettivi erano
elaborati: si usavano anche le mani e le pistole o altre
forme di violenza. Ad esempio la Convenzione, il
parlamento borghese classico durante la rivoluzione
francese, mandava la gente alla ghigliottina con la
maggioranza più risicata.
Ma
la società capitalistica non rimane atomizzata. Man
mano possiamo vederla organizzarsi e strutturarsi in un
modo sempre più centralizzato. La libera competizione
scompare; è rimpiazzata dai monopoli , dai trusts e da
altri raggruppamenti capitalistici.
Il potere
capitalistico si centralizza fuori dal parlamento
Ora
prende piede una vera e propria centralizzazione del
capitale finanziario, delle grosse banche e dei gruppi
finanziari. Se un secolo fa in Belgio il rapporto Analitique
del parlamento esprimeva il volere della borghesia
belga, oggi è soprattutto il rapporto annuale della
Société Générale
o del Brufina, preparato per i suoi
incontri di azionisti, che deve essere studiato per
conoscere le reali opinioni degli imprenditori. Questi
rapporti contengono le posizioni dei capitalisti che
contano realmente, dei grandi gruppi finanziari che
dominano la vita del paese.
In
tal modo il potere capitalistico si concentra fuori dal
parlamento e fuori dalle istituzione nate dal suffragio
universale. Di fronte a una concentrazione di così
grande potenza (ci basti ricordare che in Belgio una
dozzina di gruppi finanziari controllano la vita
economica della nazione), le relazioni tra parlamento e
funzionari statali, tra commissari di polizia e
multimilionari sono relazioni che poco hanno a che fare
con la teoria. Esse sono relazioni immediate e pratiche;
e il legame di connessione è la possibilità del
licenziamento.
Le visibili
catene auree della borghesia: il debito nazionale
Il
parlamento, e ancor, più il governo di uno Stato
capitalistico, per quanto democratici possano apparire,
sono vincolati alla borghesia da catene d’oro. Queste
catene auree hanno un nome – debito pubblico.
Nessun
governo potrebbe sopravvivere più di un mese senza
dover bussare alla porta delle banche per poter pagare
le sue spese correnti. Se le banche si rifiutassero, il
governo andrebbe in bancarotta. Le origini di questo
fenomeno sono duplici. Le tasse non entrano nelle casse
ogni giorno; le entrate sono concentrate in un periodo
dell’anno, mentre le spese sono continue. Ecco come il
debito pubblico di breve termine cresce. Questo problema
potrebbe essere risolto da alcuni espedienti tecnici. Ma
c’è un altro problema – molto più importante del
precedente. Tutti gli stati capitalisti moderni spendono
molto più di quello che ricevono. Questo è il debito
pubblico di lungo termine per cui le banche e altri
istituti finanziari possono più facilmente anticipare
denaro, ad alto interesse. Si stabilisce dunque una
connessione diretta e immediata, un legame giornaliero,
tra lo Stato e i grandi capitalisti.
La gerarchia
nell’apparato dello Stato…
Altre
catene d’oro, catene invisibili, rendono l’apparato
statale uno strumento nelle mani della borghesia.
Se
esaminiamo il metodo con cui si recluta il personale per
l’amministrazione, per esempio, vediamo che per
diventare un impiegato subalterno in un ministero, è
necessario passare un esame. Il regolamento sembra
effettivamente molto democratico. In verità, non tutti
possono accedere a un esame di qualsivoglia livello.
L’esame non è lo stesso per la posizione del
segretario generale di un ministero o per il capo dello
Stato Maggiore dell’esercito, e per quella di un
qualsiasi impiegato subalterno in un
piccolo ufficio governativo. A prima vista,
sembrerebbero normali prassi amministrative.
Ma
il modo di procedere di questi esami conferisce loro un
carattere selettivo. Per aspirare a certe posizioni
importanti bisogna avere certi titoli, bisogna aver
fatto determinati corsi. Così il sistema esclude un
numero enorme di persone che non hanno potuto avere
un’educazione universitaria o un suo equivalente,
perché la parità delle opportunità educative non
esiste realmente. Il sistema di concorsi per la pubblica
amministrazione, pur sembrando democratico in
superficie, rappresenta uno strumento selettivo.
…specchio
della gerarchia nella società capitalistica
Queste
invisibili catene auree sono anche basate sulla
remunerazione ricevuta dai membri dell’apparato
statale.
Tutte
le strutture governative, esercito incluso, sviluppano
questo aspetto piramidale, questa struttura gerarchica,
che caratterizza la società borghese. Siamo così
influenzati e così imbevuti dall’ideologia della
classe dominante che tendiamo a non vedere nulla di
anormale nel fatto che un segretario generale di un
ministero riceva un salario dieci volte più alto di
quello di un impiegato subalterno nello stesso
ministero, o di una donna che pulisce i suoi uffici. Lo
sforzo fisico di questa donna delle pulizie a ore è
certamente maggiore; ma il segretario generale del
ministero… pensa,
il che, come
tutti sanno, è molto più faticoso. Allo stesso
modo, la paga del capo dello Stato Maggiore (ancora,
qualcuno che pensa!) è di gran lunga più alta
di quella accordata a un soldato semplice.
Questa
struttura gerarchica dell’apparato dello Stato ci
induce a sottolineare: nell’apparato ci sono segretari
generali, generali dell’esercito, vescovi,ecc., che
appartengono alla stesso livello salariale, e hanno
inoltre lo stesso tenore di vita della grande borghesia,
sicché essi appartengono allo stesso ambiente sociale e
ideologico. Dopo vengono i funzionari medi, gli
ufficiali medi, che sono allo stesso livello sociale e
hanno lo stesso reddito della piccola e media borghesia.
E infine, la massa di impiegati senza titoli, donne
delle pulizie, lavoratori comuni, che molto spesso
guadagnano meno degli operai di fabbrica. Il loro tenore
di vita corrisponde chiaramente a quello del
proletariato, e implica una struttura più o meno
corrispondente
a quella della società borghese, con
un’analoga gerarchia con simili differenze tra i vari
livelli.
Questa
struttura piramidale corrisponde a un reale bisogno
della borghesia. Essa vuole avere a sua disposizione uno
strumento da poter manipolare a piacimento. E’ quindi
del tutto ovvio perché la borghesia ha tentato a lungo,
e in modo molto duro, di negare ai lavoratori del
pubblico servizio il diritto allo sciopero.
Lo Stato è
semplicemente un arbitro?
Questo
punto è importante. Nello stesso concetto dello Stato
borghese – a prescindere che esso sia più o meno
“democratico” nella forma – c’è una premessa
fondamentale, collegata tra l’altro, alla stessa
origine dello Stato: Per sua natura lo Stato rimane
antagonista, e sostanzialmente inadatto a rappresentare
i bisogni della collettività. Lo Stato è costituito,
per definizione, da un gruppo di uomini che esercitano
le funzioni che in origine erano esercitate da tutti i
membri della collettività. Questi uomini non forniscono
nessun lavoro produttivo ma sono mantenuti dagli altri
membri della società.
In
tempi normali, non c’è bisogno di guardiani. A Mosca,
per esempio, non c’è nessuno che controlla i
biglietti sugli autobus: i passeggeri depositano il loro
copeco per viaggiare, ma in ogni caso nessuno li
osserva.
Nelle società in cui il livello di sviluppo delle forze
produttive è basso, dove tutti sono in costante lotta
contro tutti nella ricerca del necessario per la
sopravvivenza, non certo garantita da un reddito
nazionale troppo esiguo per andare avanti, un largo
apparato di supervisione diviene necessario.
È
per questo che, durante l’occupazione tedesca [del
Belgio], proliferò un numero di sorveglianti
specializzati (polizia speciale nelle stazioni
ferroviarie, controllo delle tipografie, controllo del
razionamento, ecc.). In tempi come quelli, la dimensione
del conflitto era tale che l’imposizione di un
ulterioreapparato di sorveglianza si rivelava
indispensabile.
Se
analizziamo il problema, possiamo osservare che tutti
quelli che esercitano le funzioni di Stato, che
appartengono all’apparato statale, sono – in un modo
o nell’altro – guardiani. La polizia speciale e la
polizia regolare sono guardiani, ma lo sono anche gli
esattori delle tasse, i giudici, i passacarte nei
ministeri, i controllori sugli autobus, ecc.
Riassumendo, tutte le funzioni dell’apparato statale
sono ridotte a questo: sorveglianza e controllo della
vita della società nell’interesse della classe
dominante.
Si
dice spesso che lo Stato contemporaneo giochi il ruolo
di arbitro. Questa formulazione si avvicina molto a
quello che abbiamo appena detto: la “sorveglianza” e
la funzione di “arbitro”
non sono fondamentalmente la stessa cosa?
A
questo punto c’è bisogno di due commenti. In primo
luogo, l’arbitro non è neutrale. Come abbiamo
spiegato prima, gli uomini al vertice dell’apparato
dello Stato sono parte integrante della grossa
borghesia. L’arbitrato dunque non si origina dal
nulla; esso si sviluppa contestualmente all’esigenza
di mantenere in vita la società di classe. Certamente,
gli arbitri possono fare delle concessioni alle classi
sfruttate; questo dipende essenzialmente dai rapporti di
forza. Ma lo scopo fondamentale dell’arbitrato è
mantenerelo sfruttamento capitalistico, in quanto tale,
se necessario di tanto in tento scendendo a compromessi
sulle questioni secondarie.
Lo Stato dei
guardiani, testimonianza della povertà della società
In
secondo luogo, lo Stato è un’entità creata dalla
società per sorvegliare il quotidiano funzionamento
della vita sociale; esso è al servizio della classe
dominante allo scopo di mantenere il predominio di
quella classe stessa. C’è un’oggettiva necessità
di questa organizzazione di guardiani, una necessità
connessa al grado di povertà e all’entità del
conflitto sociale esistente nella società.
Da
un punto di vista storico più generale, l’esercizio
delle funzioni statali è intimamente connesso con
l’esistenza dei conflitti sociali. A loro volta, tali
conflitti sociali sono a loro volta strettamente
connessi con l’esistenza di una certa scarsità di
beni materiali, di ricchezze, di risorse, dei mezzi di
sussistenza necessari a soddisfare i bisogni umani.
Questo fatto va messo in rilievo: Fino a quando
esisterà lo Stato, sarà ladimostrazione del fatto che
i conflitti sociali (e quindi la relativa scarsità di
beni di sussistenza e di servizi) persistono. Con la
scomparsa dei conflitti sociali, i guardiani, divenuti
inutili e parassitari, scompariranno – ma non prima! La
società, in effetti, paga questi uomini per esercitare
le funzioni di sorveglianza, fino a quando è negli
interessi di parte della società. Ma è abbastanza
evidente che dal momento in cui nessun gruppo nella
società avrà un interesse nell’esercizio della
funzione di vigilanza, la funzione scomparirà insieme
alla sua utilità. Allo stesso tempo sparirà anche lo
Stato.
Il
fatto stesso che lo Stato sopravviva prova che i
conflitti sociali persistono, che la condizione di
relativa scarsità di beni di sussistenza persiste –
caratteristica di quel vasto periodo della storia umana
tra povertà assoluta (la condizione del comunismo
primitivo) e l’abbondanza (la condizione della futura
società socialista). Fino a quando saremo in questo
periodo di transizione che copre diecimila anni storia
umana, un periodo che include anche il passaggio dal
capitalismo al socialismo, lo Stato sopravviverà, i
conflitti sociali rimarranno, e il popolo sarà chiamato
a dirimere questi conflitti nell’interesse della
classe dominante.
Se
lo Stato borghese rimane fondamentalmente uno strumento
al servizio della classe dominante, significa che i
lavoratori dovrebbero essere indifferenti alla forma
particolare che prende questo stato –
democrazia parlamentare, dittatura militare, dittatura
fascista? Niente affatto! Più libertà hanno i
lavoratori, per autoorganizzarsi e difendere le proprie
idee, più i semi della democrazia socialista daranno i
frutti all’interno della società capitalistica, e più
l’avvento del socialismo sarà facilitato nella
storia.
Ecco
perché i lavoratori devono difendere i loro diritti
democratici contro ogni tentativo di ridurli (leggi
antisciopero, istituzione di uno “Stato forte”) o di
annientarli (fascismo).