Lubrificare la macchina da guerra


di Charles-André Udry (traduzione di Gigi Viglino).
Dal N° 377 del 5/11/2002 di "Le Grain de Sable" (Bollet. di Informaz.di ATTAC / France)


Quando comincerà la guerra condotta sotto il comando degli Stati Uniti?  Gli "osservatori" sono passati dal "se" al "quando".  Ma la guerra non è forse già iniziata?
Nel solo mese di agosto, i cacciabombardieri inglesi e americani hanno effettuato 10 "uscite" sul territorio iracheno allo scopo di bombardare "centri di comando".  All´ombra dei dibattiti pubblici -o più precisamente di una vasta campagna di informazione prevenuta- le forze militar americane si dispiegano su una zona che circonda l´Iraq a un ritmo superiore a quello dell´operazione "Scudo del deserto" (8 agosto 1990 - 15 gennaio 1991), fase preparatoria all´offensiva "Tempesta del deserto".  Un diagramma del dispiegamento delle truppe americane -certo di importanza diseguale- nel Medio oriente, in Asia centrale e nel Corno d´Africa permette di misurare l´ampiezza del dispositivo: Pakistan, Afghanistan, Uzbekistan, Kirghisistan, Kazakstan, Tagikistan, Georgia, Azerbaigian, Turchia, Giordania, Egitto, Kuwait, Arabia saudita, Qatar, Bahrein, Oman, Yemen, Eritrea, Kenya.  A questo si aggiungono le navi della flotta degli Stati Uniti che incrociano nel Golfo Persico, il mare di Oman, il mar Rosso, il mar Mediterraneo.....  In questo dispositivo, Israele ha tutto il suo posto.

      Non è quindi sorprendente che gli specialisti militari americani sottolineino che la logistica per condurre una guerra contro l´Iraq è oggi qualitativamente superiore a quella esistente nel 1990 (Los Angeles Times, 10 settembre 2002).

Il monopolio della potenza

      Si apre una terza tappa della guerra contro l´Iraq.  Dopo la guerra contro l´Afghanistan, questa attesta un nuovo spiegamento dell´imperialismo americano, che fa seguito alla fase di transizione dalla fine degli anni 1980 al 2001.
      Le linee di forza di questa politica sono state tracciate, fin dall´inizio degli anni 1990, da membri influenti della cerchia attuale attorno a George W. Bush.  Già l´8 marzo 1992 il New York Times lasciava filtrare il contenuto di un progetto della Defence Planning Guidance [Linee Guida per la Pianificazione della Difesa] per gli anni 1994 - 1999, scritto per il Pentagono.  Si trattava di definire la politica diplomatica e militare degli Stati Uniti per il dopo guerra fredda (dopo l´implosione dell´URSS).  Gli autori?  Dick Cheney (attuale vice presidente), Donald Rumsfeld (attuale Segretario alla Difesa) e Zalamy Khalilzad, che rappresenta ora il National Security Council (Consiglio di Sicurezza Nazionale) presso Kharzai in Afghanistan.  Il testo "sosteneva che la missione dell´America consisteva nel garantire che nessuna altra superpotenza possa emergere nel resto del mondo.  Gli Stati Uniti potevano farlo convincendo gli altri paesi industrializzati avanzati che gli Stati Uniti difenderebbero i loro interessi legittimi, e mantenendo un potenziale militare sufficiente.  Gli Stati Uniti devono mettere in opera meccanismi finalizzati a dissuadere potenziali concorrenti dal cercare anche solo di avere la pretesa di svolgere un ruolo regionale più importante o un ruolo mondiale.  Il documento descriveva la Russia e la Cina come minacce potenziali e avvertiva che la Germania, il Giappone e altre potenze industriali potrebbero essere tentate di riarmarsi, anche con armamenti nucleari, se la loro sicurezza fosse minacciata, e ciò potrebbe indurle a entrare in concorrenza con gli Stati Uniti." (Vedi lo studio di Frances FitzGerrald "George Bush & the World", in The New York Review of Books, 26 settembre 2002).
      Questo orientamento è sorprendentemente simile a quello delle recenti ichiarazioni di Condoleezza Rice, consigliera di Bush in materia di sicurezza nazionale, di D. Rumsfeld o di D. Cheney.  Il 20 settembre 2002, il New York Times (NYT) riferiva di un documento intitolato: "La strategia della sicurezza nazionale degli Stati Uniti".  Il titolo dell´articolo è: "Bush espone la dottrina: colpire in anticipo i nemici".  Si può tradurre: guerra preventiva.
      Il NYT così commentava il documento: "Dimostra una concezione della sicurezza nazionale molto più muscolare e aggressiva di quella messa in opera ai tempi di Reagan.  Include il rigetto della maggior parte dei trattati di non proliferazione (delle armi nucleari) a favore di una strategia di "contro-proliferazione", facendo riferimento a tutto, dallo scudo antimissile fino allo smantellamento delle armi e delle loro componenti.  Il documento indica che la strategia di contenimento e di dissuasione -pilastri della politica americana dagli anni 1940- è destinata a essere liquidata.  Non esiste alcuna possibilità in questo mondo che cambia, sostiene il documento, di dissuadere coloro che "odiano gli Stati Uniti e tutto ciò che essi difendono".  "Al momento attuale gli Stati Uniti sono minacciati meno da Stati conquistatori che da Stati falliti (come l´Iraq), il che significa la fine per molti elementi chiave delle strategie del periodo della guerra fredda"  Uno degli elementi che più colpiscono in questo documento della nuova strategia è l´insistenza con la quale "il Presidente non ha intenzione di permettere che una qualsiasi potenza straniera colmi il ritardo accumulato sull´enorme vantaggio acquisito dagli Stati Uniti, che si è rafforzato dopo la caduta dell´Unione Sovietica dieci anni fa".  "Le nostre forze saranno sufficientemente solide", afferma il documento di Bush, "per dissuadere avversari potenziali dal perseguire un progetto di costituzione di una forza militare che possa superare, o anche solo uguagliare, la potenza degli Stati Uniti".  Con una Russia finanziariamente disastrata, questa dottrina sembra prendere di mira potenze come la Cina, che accresce le sue forze convenzionali e militari."
      Tutto ciò è conforme alle tesi sviluppate nella Nuclear Posture Review [Rivista sulla Situazione Nucleare] del gennaio 2002, con i discorsi di Rumsfeld, con l´ultima intervista rilasciata da Condoleezza Rice al Financial Times (23 settembre 2002).  Il quotidiano inglese riassumeva così il suo punto di vista: "In sintesi, la signorina Rice e il Sig. Bush credono che possono dominare altri paesi e nello stesso tempo stringere alleanze con loro.  La supremazia militare degli Stati Uniti, dicono, deve dissuadere altri paesi dal perseguire il loro proprio aumento di mezzi militari e spingerli a estendere la collaborazione in altri campi."

Il mercato dell´energia del 21° secolo.

      È alla luce di questo orientamento complessivo dell´imperialismo che americano che occorre valutare la nuova guerra contro l´Iraq.  Gli squilibri e l´instabilità politica -sulla scala di un paese o di una regione- che una tale guerra può provocare fanno parte integrante di quella strategia.  Possono offrire delle occasioni per riconfigurare rapporti di forza a favore degli Stati Uniti e/o dei loro alleati privilegiati, assicurare la presa di controllo di certi paesi ("cambiare il regime") con le loro nuove risorse, stabilire nuove alleanze, indebolire le posizioni dei loro concorrenti attuali e potenziali. 
      È una manifestazione caratteristica di una iniziativa imperialista di ridistribuzione delle "zone di influenza", di conquista e di saccheggio.  Tutto ciò in un contesto in cui il capitale finanziario ha imposto le sue regole di "deregolamentazione" e in cui tanto le "pressioni" dei popoli dominati della "periferia", quanto quelle della classe operaia americana si sono alleggerite, in sincronia con l´implosione delle società collettiviste burocratiche.
      Nella attuale conformazione della preminenza degli Stati Uniti, la dimensione militare è decisiva.  Essa limita le contraddizioni inter-imperialiste a vantaggio degli Stati Uniti.  Infatti, caso eccezionale nella storia, questo paese è la prima potenza e il primo debitore del mondo.  I flussi finanziari provenienti dall´Europa, dal Giappone e dal resto del mondo finanziano il deficit americano.  Da qui l´interesse a dominare altri flussi, tra gli altri quello del petrolio, una fonte di energia che è al centro di un intreccio industriale decisivo che va dalla chimica all´elettronica passando per l´automobile. 
      Qui, l´Iraq prende il posto di una "superpotenza" mancata.  Gli Stati Uniti dipendono dai flussi finanziari canalizzati da Wall Street, ma sono altrettanto "incatenati" alle importazioni di petrolio per i loro bisogni energetici.  Il National Energy Policy Report [Rapporto sulla Politica Energetica Nazionale] del maggio 2001 -noto sotto il nome di Rapporto Cheney- indicava due priorità: accrescere e assicurare sul lungo termine l´accesso alle risorse petrolifere della regione del Golfo Persico; diversificare l´approvvigionamento. 
      Le riserve petrolifere di cui l´Iraq dispone sono al secondo posto nel mondo per grandezza: 112 miliardi di barili.  Ma sono più di venti anni che le ricerche geologiche sono state interrotte, e solo 24 pozzi su 73 sono in funzione.  Diverse stime calcolano le riserve irachene a 250 miliardi di barili (per un confronto: 49 miliardi di barili di riserve accertate per la Russia) (Raad Akadiri, "The Iraqi Klondike.  Oil and Regional Trade", Middle East Report, 220, autunno 2001).  Inoltre il petrolio è di ottima qualità, il costo di estrazione molto basso, il suo trasporto facile.  In altri termini il dominio delle risorse petrolifere dell´Iraq permetterà di avere una influenza determinante sui mercati dell´energia del 21° secolo.
      Questo petrolio è quindi oggetto di molti desideri.  In occasione del dibattito all´ONU sulle "sanzioni intelligenti" (smart sanctions) contro l´ Iraq. nel giugno 2001, la Francia propose una risoluzione che permetteva investimenti stranieri nel petrolio, tanto più che la mancanza di pezzi di ricambio rendeva problematica la produzione in corso.  Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno bloccato il progetto.  Malgrado questi ostacoli, molte società petrolifere hanno firmato contratti con il governo iracheno.  Hanno acquisito diritti di prospezione e di estrazione dirette, aggirando in tal modo la politica tradizionale della azienda di Stato irachena.
      Ma tutti questi piani rischiano di andare in fumo.  Perché gli Stati Uniti si interessano da vicino al "cambiamento di regime" in Iraq.  E i contratti delle società americane, europee, russe e cinesi, relative allo sfruttamento di alcuni campi petroliferi -che secondo l´Agenzia Internazionale dell´energia nel World Energy Outlook [Prospettive Mondiali dell´Energia] 2001 contengono 44 miliardi di barili, vale a dire un totale equivalente alle riserve sommate degli Stati Uniti, del Canada, e della Norvegia-- saranno dichiarati nulli e non avvenuti.... in caso di "cambiamento di regime".  Ahmed Shalabi, dirigente del Congresso Nazionale iracheno (un raggruppamento dell´opposizione finanziata dalle società petrolifere americane e sostenuta dall´amministrazione Bush), ha educatamente fatto sapere che favorirà l´installazione dei consorzi americani e che i contratti firmati da Saddam Hussein saranno considerati privi di valore legale.... a meno che il nuovo governo non li riconosca.  Quanto alla prospezione di vaste regioni, la Halliburton, -la società di Dick Cheney, con le sue acquisizioni Landmark Graphics e Numar Corporation, specializzate nella valutazione di riserve di petrolio e di gas- sarà in prima fila per valorizzare gli "averi iracheni" nel sottosuolo.  È il lato "aiuto allo sviluppo" della neo-ricolonizzazione

"Allineatevi"

      James Woosley illumina un altro aspetto della politica di alleanze degli Stati Uniti nella prospettiva di "eliminare le armi di distruzione di massa" e di "cambiare il regime" in Iraq.  J. Woosley, ex direttore della CIA dichiara senza esitazioni che le negoziazioni tra i membri del Consiglio di sicurezza dell´ONU si effettuano su uno sfondo di freddi mercanteggiamenti: chi si allinea agli Stati Uniti avrà diritto alla spartizione del bottino, gli altri dovranno riflettere alle loro future alleanze.
      Ora, il controllo del petrolio iracheno permetterà agli Stati Uniti non solo di disporre di "depositi" che garantiscono la regolarità degli approvvigionamenti in caso di crisi con l´Arabia saudita, ma anche di uno strumento di pressione sul prezzo del petrolio.  In base al volume dell´estrazione -non fosse che per pagare la guerra- l´OPEC sarà indebolita e con essa il Venezuela di Chavez.  Quanto all´Arabia saudita, quando il corso del petrolio scenderà sotto i 18 dollari al barile la sua stabilità finanziaria sarà scossa.  Gli Stati Uniti disporranno in tal modo di una leva efficace per accompagnare un altro tipo di cambiamento di regime.  Secondo l´andamento del corso del petrolio gli investimenti in Russia potranno essere rapidamente svalorizzati, dato l´elevato costo di estrazione in Siberia.  Tutta l´economia russa ne risentirebbe.  Putin e i suoi accoliti della Lukoil lo sanno.  Gli Stati Uniti sono già riusciti a fare breccia nel monopolio russo del trasporto del petrolio con il lancio dell´oleodotto Bakù (Caspio) - Tbilissi (Georgia) - Ceyhan (Turchia).  Il brontolare di Schroder di fronte alle iniziative muscolari di Bush si rivelerà presto fortemente elettorale.  La sua visita a Blair del 24 settembre segna la prima tappa di un riallineamento.  Il richiamo all´ordine di Heinrich von Pierer, Presidente del potente gruppo Siemens, sera ascoltato: "Le relazioni della Germania con gli Stati Uniti sono particolarmente importanti: l´accordo sui valori politici fondamentali e l´orientamento economico non devono essere offesi alla leggera [.....] I recenti commenti del Sig. Schroder sulla politica americana verso l´Iraq erano indiscutibilmente nutriti dal calore di una campagna elettorale." (Financial Times, 24 settembre 2002)   Il riallineamento sulla posizione americana si realizzerà in tempi più rapidi di quanto alcuni non pensino.  Le prese di posizione degli imperialismi europei non meritano le adulazioni di una certa sinistra.

Bush e l´industria degli armamenti

      "Almeno 32 importanti responsabili dell´amministrazione [Bush] sono sia ex-membri di consigli di amministrazione, sia consulenti, sia importanti azionisti di società fornitrici di armamenti; e 17 di questi responsabili [nominati dalla cerchia presidenziale] hanno legami con fornitori decisivi del sistema missilistico di difesa: Lockheed Martin, Raytheon, Boeing e Northrop Grumman ."  L´informazione era riportata dal Washington Post del 20 agosto 2002.
      La situazione faceva dire a W.H. Hartung, specialista delle questioni degli armamenti: "Per dirla in breve, l´industria dell´armamento nucleare non ha bisogno di gruppi di pressione nell´amministrazione Bush: questi sono l´amministrazione Bush a un grado elevato". (The Nation, 13 giugno 2002).
      La constatazione deve essere valutata alla luce della dottrina militare dell´amministrazione repubblicana sull´armamento nucleare e sul suo possibile uso.  Questa è stata esposta nelle sue grandi linee da William M. Arkin nel marzo 2002.  Arkin spiegava che tale politica implicava "piani integrati e notevolmente allargati per la condotta di guerre nucleari" e che "era l´opposto di una dottrina [...] che abbia relegato le armi nucleari nella categoria di armi di ultimo ricorso". (Los Angeles Times, 10 marzo 2002).
      Dopo di allora un grande numero di studi e di articoli permette di individuare i tre elementi che portano alcuni giornalisti americani a sottolineare che oggi "le armi nucleari non sono soltanto un elemento in più dell´arsenale" (New York Times, 10 marzo 2002).  In primo luogo, il Pentagono ha il compito di mettere a punto piani che implicano l´uso di armi nucleari contro nemici potenziali che dispongano o meno di tali armi.  In secondo luogo, la soglia che autorizza l´uso di armi nucleari deve essere abbassata: il criterio non è più la sopravvivenza degli Stati Uniti.  Le "rappresaglie" contro l´utilizzo di armi chimiche o biologiche in una parte del mondo, un conflitto sullo status di Taiwan o semplicemente "sviluppi militari inaspettati" giustificherebbero l´uso di armi nucleari.  In terzo luogo, occorre sviluppare armi nucleari miniaturizzate allo scopo di attaccare i bunker che resistono ad armi cosiddette convenzionali.
      Queste destinazioni "civilizzate" dell´armamento nucleare si iscrivono in una nuova strategia di dispiegamento dell´armamento nucleare.  La cosiddetta "nuova triade" comprende: 1° un sistema di attacco (con armi nucleari e non nucleari); 2° un sistema di difesa antimissile (lo scudo); 3° un rinnovamento delle infrastrutture a tale fine.
      In vista di questi sviluppi, si pongono due domande legittime: quali società trarranno profitto dai nuovi ordinativi di armamenti? chi sono i rappresentanti della lobby militare che pianificano giganteschi acquisti e spese?  In 21 mesi, l´amministrazione Bush ha già richiesto più di 150 miliardi di dollari di nuove spese per armamenti, mentre le spese per la sicurezza interna sono raddoppiate, passando da 18 a 38 miliardi.
      Alla prima domanda -i beneficiari?- la risposta è relativamente semplice.  La concentrazione nell´industria degli armamenti si è svolta ad un ritmo sostenuto.  Tra i destinatari delle rendite dei bilanci militari si trova quindi un numero ristretto di società: Lockheed Martin (costruttrice dell´F-16 dell´F-22 Raptor, dell´AC-130 e del futuro Joint Strike Fighter/F-35), General Dynamics (sistemi di guida per diversi tipi di armi), Boeing e la sua divisione McDonnell Douglas (trasportatori e "bombe intelligenti": le Joint Direct Attack Munition), Raytheon (i missili Tomahawk, Tow e Maverick, Javelin e le bombe anti-bunker GBU-28...), Northrop Grumman (il bombardiere B-2, l´F-14, il Global Hawk, aereo senza pilota...), TRW (Thompson-Ramo-Wooldrige, specializzata nei sistemi di comunicazione), Bechtel (costruttrice di siti di tutti i generi, nel Nevada come in Arabia saudita o nel Qatar).

      A queste occorre aggiungere un gran numero di laboratori (Los Alamos, Livermore...) e di università.  È un modo per sovvenzionare interi settori dell´industria americana a scapito dei competitori europei senza "distorcere la libera concorrenza".  La supremazia tecnologica è un fattore importante della strategia imperialista e la potenza militare permette di imporre contratti di vendita di sistemi d´arma americani dalla Corea del Sud all´Australia (Vedere: "Gripes Over U.S. Grip on Arms Trade / più o meno "Malcontento per la il dominio americano del commercio delle armi", Far Eastern Economic Review, 26 settembre 2002).
Le primedonne della lobby militare nell´amministrazione Bush rivaleggiano con quelle del settore petroliero.  Il vice presidente Dick Cheney era membro della direzione di un organismo molto influente nel campo degli armamenti: il Center for Security Policy.  La moglie, Lynn Cheney, faceva parte del consiglio di amministrazione della Lockheed Martin e riceveva 120.000 dollari per quattro riunioni annuali.  Il segretario alla difesa, Donald Rumsfeld, è stato associato per lunghi anni al Center for Security Policy e membro di due commissioni incaricate dello studio dello scudo antimissile e della militarizzazione dello spazio.  Stephen Hadley, attualmente membro del Consiglio nazionale per la sicurezza, lavorava presso lo studio di avvocati che rappresentano la Lockheed Martin.  Pete Aldrige, sottosegretario alla Difesa, incaricato degli acquisti, viene dalla McDonnell Douglas Electronics Systems (Amministratore delegato dal 1988 al 1992), poi dalla Aerospace Corporation, che è al 33° posto tra i fornitori del Pentagono.  L´assistente speciale del Presidente Bush, Robert Joseph, era già presente nell´amministrazione di Bush padre e di Reagan, e disponeva di una grande influenza nella National Defence University, che ha stretti legami con l´industria degli armamenti.  Il sottosegretario di Stato alla Difesa, Paul Wolfowitz, è stato ambasciatore americano in Indonesia dal 1986 al 1989 (sotto la dittatura di Suharto), poi sottosegretario alla Difesa, a fianco di Dick Cheney, sotto Bush padre.  È stato anche consulente della Northrop Grumman.  Stephen Cambone, uno degli uomini di Rumsfeld che traducono le scelte militari in posti di bilancio (è direttore dell´Ufficio di programmazione), è stato uno dei direttori di ricerca alla National Defence University.  Il presidente del Defence Policy Board, organismo di collegamento tra l´amministrazione presidenziale e il Pentagono, Richard Perle, è noto per il suo ardore a favore di un intervento militare in Iraq.  Ha servito sotto Reagan e insegna tuttora presso l´American Enterprise Institute.  Il sottosegretario responsabile delle forze aeree, Peter B. Teets, è stato presidente della  Lokheed Martin dal 1997 al 1999.  Aveva cominciato la sua carriera presso la Martin Marietta (società di Denver che si fuse con la Lokheed nel 1995).  Il segretario alle forze navali, Gordon England, è stato vice-presidente della General Dynamics dal 1997 al 2001.

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E´ uscito "Erre" numero 1

Editoriale: Lo sciopero generale sociale (Gigi Malabarba)
MOVIMENTI GLOBALI
1) Fiat, vittime della globalizzazione (Franco Turigliatto)
2) Il vascello fantasma dell'Ulivo (Roberto Firenze)
3) La crisi del riformismo (Rina Gagliardi)
4) Da Firenze a Porto Alegre (Gustavo Codas, Cut, segretariato
internazionale Forum sociale mondiale)
5) La svolta di Firenze: bilancio e impressioni del primo forum sociale
europeo. Articolo redazionale + intervista a piu' voci: Antentas (Mrg
Barcellona), Nineham (Globalise Resisetnce), Bersani (Attac Italia),
Pecorini (segretario fiorentino del Prc), Kovac (Ics - organizzazione Fse)
6) Per un nuovo garantismo: dopo Cosenza e Genova, il movimento di fronte
alla repressione (Giuliano Pisapia)
7) Cristo non si e' fermato a Eboli: la nuova questione meridionale
(Giovanni Russo Spena)
8) Iraq, la guerra sporca (Antonio Moscato)
9) Un movimento permanente per la pace (Piero Maestri)


IL TEMA: Il precariato-massa

1) Precariato e nuova sindacalizzazione (Flavia D'Angeli)
2) Siamo tutti precari (Danilo Corradi e Severo Lutrario)
3) La precarizzazione del lavoro (Maurizio Zipponi)
4) Per un nuovo diritto del lavoro (Franco Russo)
5) Esperienze di vita, esperienze di lotta (Gli operai dell'Alfa, gli
interinali della Tim, i lavoratori socialmente utili)

CULTURE IN MOVIMENTO
Cambiare il mondo senza prendere il potere? A proposito di un libro di John
Holloway (breve introduzione)
1) La recensione della rivista argentina "Herramienta"
2) Dodici tesi per. (John Holloway)
3) Zapatismo e lotta anticapitalista (Attilio A. Boro'n)
4) Recensioni: Peruzzi su Moscato-Nachira + Segnalazioni (schede su Tariq
Ali, Caldiron, Nadia De Mond)

IL MONDO
1) Le nuove facce dell'America Latina (Livio Maitan)
2) Lula alla prova della sinistra sociale (Intervista a R. Antunes, Mst)


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